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Occupazione come nel 2005. Già persi i successi raggiunti nel 2008

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Rapporto ‘Crisi, lavoro e bisogni sociali in Puglia’ a cura dell’Ires.

 

Il tasso di occupazione in Puglia torna ad essere del 45%. Non accadeva dal 2005: un dato negativo se si confronta con quello del secondo trimestre del 2008 quando i lavoratori (di età compresa tra i 15 e 64 anni), nella nostra regione, erano il 48%. Lo si evince dal rapporto ‘Crisi, lavoro e bisogni sociali in Puglia’ a cura dell’Ires che – come spiega il presidente pugliese dell’Istituto, Biagio Malorgio – “ha l’obiettivo di individuare le emergenze che ruotano attorno al mondo dell’occupazione per giungere a soluzioni concrete”.

“Al centro della discussione pubblica dobbiamo mettere il lavoro: senza la sua valorizzazione non si va da nessuna parte – ha spiegato Malorgio –. Bisogna investire in ricerca, innovazione e qualità di produzione per far compiere dei passi in avanti alla nostra regione”. E aggiunge: “Le politiche del Governo per il Mezzogiorno sono state devastanti.

Deve invertire al più presto la rotta per fronteggiare l’emergenza occupazionale soprattutto per essere pronti a reagire quando la crisi terminerà. La Regione Puglia, invece, insistendo sui Distretti produttivi e erogando 500milioni di euro per le imprese, ha compiuto sforzi importanti per impattare il peso della crisi”.

In Puglia cala il numero delle imprese e delle esportazioni ma il dato “più preoccupante” – sottolinea Malorgio – “è quello che riguarda l’occupazione giovanile”: “E’ molto più allarmante e sottostimato rispetto a quello fornito dall’Istat perché, nelle classifiche ufficiali, non si tiene conto dei neo diplomati e laureati scoraggiati che non si iscrivono nelle liste di collocamento”. Secondo l’Istat, infatti, la percentuale dei giovani disoccupati, in Puglia, è dell’11%.

Da una rielaborazione dell’Ires, che tiene conto del fattore ‘scoraggiamento’, sono, invece, il 27%. “Molti giovani – spiega Francesco Prota dell’Ires Puglia – sono sfiduciati: non cercano lavoro perché pensano di non trovarlo o aspettano che altri lo facciano per loro. I dati dell’Istat non tengono conto di queste persone che vivono una fase di stallo”. Le criticità si amplificano se si considera la situazione delle lavoratrici pugliesi.

“Alle 75mila disoccupate – ha detto Letizia Carrera, Ires Puglia – si aggiungono altre 200mila ‘invisibili’ che, se poste nelle condizioni di lavorare lo farebbero. Tra l’ultimo trimestre del 2008 e quello del 2009, 14.400 donne pugliesi sono fuoriuscite dal mondo del lavoro regolare.

La crisi – ha aggiunto – ha creato maggiore occupazione femminile ‘in nero’. Tante donne, infatti, hanno preferito farsi assumere irregolarmente come baby-sitter o badanti per far fronte alle difficoltà economiche familiari”. Nel 2007, l’occupazione ‘sommersa’ ha interessato il 16,7% dei lavoratori, in Puglia.

Una percentuale elevata se la si confronta con quella delle regioni del Nord ma dimostra, al contempo che, nonostante continui a persistere la forte ‘meridionalizzazione’ della dimensione del lavoro irregolare, la Puglia, rispetto a Campania, Calabria e Basilicata, riesce a contrastare meglio l’occupazione ‘in nero’. 


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