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A Monte Sant’Angelo per dire no alla faida piu’ sanguinosa di tutti i tempi

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L’incontro di oggi a Monte Sant’Angelo non fermerà la faida, non metterà fine ad una mattanza cruenta come poche. L’allarme del Procuratore della Repubblica di Foggia non sfuma le finali di un contesto cruento e che non promette niente di buono. L’appuntamento di oggi pone, necessariamente, lo spunto per diverse brevi riflessioni. La prima riguarda la parola liberata e liberante. Il muro del silenzio è venuto giù. Si tratta di percorsi assolutamente irreversibili. Solo pochi anni fa tutto questo sarebbe stato impensabile. Perché oggi e non ieri? La democrazia non la si esporta, è lenta di suo quanto è autentica, nasce dal basso e da lì attinge i bisogni primari insopprimibili. Centra in tutto questo il percorso – virtuoso – delle sigle dell’associazionismo attivo? Se oggi siamo a questo punto lo si deve a quel percorso di partecipazione democratica assolutamente inedita per queste latitudini.

La seconda considerazione riguarda il tema della repressione. Dobbiamo avere la forza di dire che la guerra alla mafia ed alle mafie non la si fa con le pistole ad acqua e neanche con i manuali di sociologia. Non la si fa non esprimendo vicinanza e solidarietà con le forze dell’ordine che, specie nei contesti territoriali più periferici, mettono in evidenza figure di servitori dello Stato di primissimo piano. Non la si fa depotenziando gli strumenti investigativi oggetto, proprio in questi giorni, di tentativi assai maldestri di rivisitazione di stampo stancamente garantista. La guerra alla mafia a queste latitudine la si fa potenziando ancora di più un apparato investigativo di primissimo piano, investendo – qui ed ora – anche negli strumenti di verifica dei flussi finanziari che attraversano il Gargano.

La terza considerazione riguarda la qualità del consenso. No faida vuol dire – ad iniziare dalla tornata elettorale ormai imminente – non chiedere consenso elettorale ai signori delle tessere, ai tenutari, agli agrari di casa nostra. Vuol dire imporsi di non cacciare neanche un centesimo per chiedere ed ottenere consenso.

L’ultima considerazione riguarda il ruolo degli enti locali, la frontiera avanzata di una trincea sempre più stretta. Ci siamo dentro tutti, nessuno escluso. Si vive di zone d’ombra e di scelte tanto coraggiose quanto incoscienti. Avvertiamo il dovere di fare di più, il disagio di non fare tutto. Sperimentiamo la solitudine, la mancanza di reti che possano valorizzare esperienze uniche, sensibilità che stentano a diventare diffuse. Sperimentiamo soprattutto il limite di non essere ancora parte del tutto, ma pezzi unici di un improbabile puzzle.

Per tutte queste considerazioni, con i miei passi sparsi, sarò a Monte Sant’Angelo.

Costantino Squeo
Sindaco di Sannicandro Garganico


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