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L’Italia dei redditi: al Nord 22mila euro, in Puglia e Lucania 15mila €

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Le tasse: nel Mezzogiorno +20,7% nel Nord-Est +17,6%.

 

Due pesi, due misure e, soprattutto, due redditi. Il divario tra il Nord ed il Sud, come appena due giorni fa ha ribadito la Conferenza Episcopale Italiana nel rapporto annuale sul Mezzogiorno, aumenta notevolmente. Lo conferma, ieri, quello dell’Istat sui redditi delle famiglie.

A Nord arrivano ai 22mila euro all’anno (quelli lombardi). Al Sud, in Puglia e Lucania, appena ai 15mila. E pensare che la media nazionale è di 18mila. Ben tremila euro in più delle nostre regioni. Lo squilibrio si conferma anche nella distribuzione: il reddito è concentrato per circa il 53% nelle regioni del nord, per il 26% nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro. Italia divisa e diversa anche per le tasse: nel triennio le imposte correnti, tra cui l’Irpef, sono aumentate a livello nazionale del 19,2%, i contributi sociali del 12,7% e le prestazioni sociali del 12,1%. La crescita più contenuta si è avuta nel nord-est (+17,6%), mentre quella maggiore al Centro (+20,6%) e nel Mezzogiorno (20,7%).

A livello nazionale cresce del 3,2% il reddito disponibile: in testa l’Emilia Romagna con un +4% ma anche l’Abruzzo con un +3,9%, in coda l’Umbria con un +2,5%. In particolare il Nord-ovest, il Centro e il Mezzogiorno mostrano un aumento medio annuo simile intorno al 3,2% pari, dunque, a quello nazionale; al contrario nel nord-est la crescita totale è stata maggiore con un +3,4%.

In Liguria e in Lombardia si registrano tassi di crescita pari rispettivamente a +3,4% e +3,3%, mentre in Piemonte e Valle d’Aosta sono risultati inferiori a quello nazionale con un +3% e un +2,9%. Nel Nord-est coesistono regioni con una crescita maggiore della media nazionale: è il caso dell’Emilia-Romagna (+4%) e della provincia di Trento (+3,6%) e altre in cui l’aumento è risultato inferiore come il Veneto (+3%).

Nelle regioni del Centro, Marche e Lazio hanno valori superiori alla media nazionale annua rispettivamente con un +3,4% e un 3,3%, mentre l’Umbria ha presentato la crescita più contenuta tra tutte le regioni (+2,5%). Nel Meridione si distingue l’Abruzzo (+3,9%), seguito dal Molise dove la crescita è stata del 3,8%.

Aumento che compensa la crescita inferiore alla media di Campania (+2,7%), Sardegna (+2,8%) e Calabria e Sicilia (+3%). I redditi da lavoro dipendente sono aumentati del 13,1%. Una crescita più accelerata al Nordest (+14,6%) e al Centro (+13,7%), più lenta a Nord- Ovest (+12,1%) e nel Mezzogiorno (+12,5%). Il peso dei redditi da lavoro dipendente sul reddito disponibile a livello nazionale è aumentato leggermente fra l’inizio e la fine del triennio passando dal 58,9 al 59,6%.


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