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A confronto i programmi e le tesi dei quattro candidati presidenti in lizza alle regionali

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Tra i risultati vantati dal governo regionale uscente, le ombre degli sprechi denunciati dagli avversari e i no di chi teme di ridurre le nostre coste a un grande divertimentificio di massa.

Nichi Vendola.

Il rilancio del settore turistico è riuscito. Nonostante gli effetti di una crisi spietata e il calo di presenze in molte regioni d’Italia, negli ultimi tre anni il turismo in Puglia ha vissuto una crescita del 10,9%. Un contributo importante è stato dato dalla sinergia tra Regione, Enti Locali, parti sociali e associazioni di categoria, come nel caso della strada regionale Lecce-Melendugno-San Foca, realizzata grazie alla collaborazione con la Provincia di Lecce. Poi ci sono le infrastrutture: si è lavorato su porti, strade, collegamenti ferroviari e aeroportuali, unici in Italia a registrare trend di crescita sia in termini di offerta sia per numero di passeggeri, per consentire un’agevole circolazione dei turisti e il rilancio della Puglia come terra d’accoglienza e di efficienza. Abbiamo puntato sulla comunicazione all’interno dei confini nazionali e su campagne di promozione rivolte ai mercati esteri. Elementi fondamentali, ma poco incisivi in assenza di un’attenzione particolare nei confronti dell’imprenditoria turistica, per cui in cinque anni sono stati stanziati oltre 15 milioni di euro, e degli incantevoli paesaggi. Il Piano delle Coste e la nascita di 16 parchi naturali vanno in questa direzione. La Puglia non aveva mai conosciuto termini come destagionalizzazione e fidelizzazione dei turisti. Stesso discorso vale per l’abbinamento con l’imprenditoria culturale, l’enogastronomia e i grandi eventi. Le Notti bianche, Puglia Show Time, la Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo, la Notte della Taranta, il Festival del cinema di Bari o il Festival della Valle d’Itria sono un valore aggiunto. La mia visione combacia con un turismo più lento, che permetta al viaggiatore di entrare nei ritmi della nostra terra, di vivere la socialità mediterranea. Un turismo che porti ricchezza diffusa, caratterizzato soprattutto da piccole strutture integrate nell’ambiente. Per il balneare, ad esempio, bisogna puntare sulle spiagge aperte, vive durante la stagione estiva attraverso eventi che incrementino l’offerta anche con un programma serale. La Puglia è non è più un luogo di periferia sconosciuto al resto del mondo. Oggi la Puglia è un brand internazionale, emblema di un virtuoso modello di sviluppo. E così dobbiamo continuare.

Rocco Palese.

Vendola sarà ricordato per due scandalosi episodi di sperpero: le tre Notti Bianche costate ben 6,5 milioni di euro e i 7 milioni di euro del bando per la promozione turistica della Puglia mai assegnati per pasticci vari. I soldi dei pugliesi sono stati buttati al vento in campagne di comunicazione inutili, che hanno promosso la Puglia più in Puglia che in Italia e all’estero. Questo perché la Giunta Vendola ha investito in autopromozione, invadendo i media pugliesi di pubblicità istituzionale per cercare di renderseli amici. Nessuna legge di sostegno alle imprese turistiche è stata approvata, anzi questa legislatura si è  distinta per i paletti messi soprattutto agli operatori balneari: limiti all’occupazione degli spazi demaniali affidati in concessione, limiti alla musica e alle attività consentite sulle spiagge. Nessuna nuova infrastruttura, nessun investimento per favorire collegamenti tra la Puglia e l’Europa, nessuna iniziativa per collegare le potenzialità di porti e aeroporti pugliesi con le enormi ricchezze del territorio pugliese. Noi ripartiamo da programmazione e concertazione. Gli attori del settore turistico pugliese decideranno insieme la strategia da seguire. Ecco gli obiettivi: promuovere la Puglia all’estero, per convogliare il maggior numero di turisti stranieri possibile; dotare la Puglia delle infrastrutture minime necessarie, e a tal proposito ricordo che l’emergenza acqua e l’emergenza rifiuti create dal Governo Vendola non favoriscono le imprese turistiche così come l’assenza di strade e collegamenti veloci tra il Gargano e il Salento; potenziare gli investimenti sul turismo settoriale, proponendo dei veri e propri “pacchetti Puglia” non su un portale internet costato milioni di euro e incapace di fornire servizi, ma tramite il circuito delle agenzie di viaggi e dei grandi e piccoli operatori turistici. Il turismo può diventare davvero la prima voce dell’economia pugliese.

Adriana Poli Bortone.

La giunta uscente ha sprecato 6,5 milioni di euro in una "Notte bianca". Io immagino un grande evento internazionale, di richiamo, coordinando l’iniziativa con i tour operator per convogliare in Puglia persone da tutta Europa. Recentemente sono stati spesi 1,5 milioni per un Festival del cinema, che in realtà si è rivelato essere appena una rassegna, che non ha suscitato l’interesse di un solo organo di stampa extraregionale. Il territorio pugliese ha bisogno di un articolato lavoro di costruzione di offerte turistiche diversificate per target: i giovani, gli anziani, e le famiglie. C’è bisogno di ricondurre a unità le iniziative delle amministrazioni locali e in contesti come la Bit bisogna evitare di duplicare interventi e parcellizzare l’offerta. Il turista che sceglie la nostra regione deve andar via soddisfatto e intenzionato a ritornare. Per questo c’è bisogno di puntare sulla creazione di infrastrutture pubbliche e su politiche a sostegno della ricettività: abbiamo un patrimonio ambientale, architettonico, archeologico di prima grandezza, dobbiamo fare in modo che i servizi accessori non siano da meno.

Michele Rizzi.

Il turismo in Puglia corre il rischio di trasformarsi in turismo di massa. Il problema riguarda le spiagge, in particolar modo quelle salentine, che si sono ribellate ad una privatizzazione selvaggia. Mi vengono in mente i comitati di lotta di Porto Badisco e della Baia dei Turchi. Non dobbiamo fare delle nostre spiagge una nuova Rimini, e dobbiamo porre un freno alla cementificazione, finchè siamo in tempo. Con un turismo di qualità, tour operator e speculazione edilizia non riusciranno a rovinare gli spazi incontaminati della nostra terra. I beni ambientali non devono essere mercificati dalle lobbies, ma devono essere accessibili ai ceti sociali più deboli, e le risorse naturali e paesaggistiche valorizzate per favorire il turismo familiare.


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