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In Puglia boom di laureati ma solo il 61% trova lavoro

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Dieci punti in meno rispetto alla media nazionale. Il laureato pugliese ha in media 25 anni, donne più brave. Lo dice l’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali.

 

Un diplomato pugliese su due decide di andare all’università, ma a laurearsi è solo il 41% e a trovare il lavoro il 61%, dieci punti in meno rispetto alla media nazionale (71,8%). L’Ipres, l’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali, ha illustrato ieri il primo rapporto sul «Capitale umano qualificato, mercato del lavoro e mobilità territoriale», analizzando i dati dei laureati dal 2003 al 2008.
Il profilo del laureato – Il laureato pugliese ha in media 25 anni (26 per il vecchio ordinamento). Preferisce le facoltà umanistiche, prima tra tutte Scienze della Formazione. Ad eccezione del Politecnico e della Lum, sono le donne a conquistare prima dei loro colleghi la pergamena (più del 50% le laureate). Significativo è il trend che si è registrato dal 2004 al 2008 sul numero delle lauree: per tutte le facoltà si è avuto un incremento esponenziale dei ragazzi che hanno concluso il corso di studi. Incremento pari a quasi più del 588% al Politecnico. Per l’Università di Bari si è passati ad esempio dai 307 del 2004 (in calo rispetto all’anno precedente) a 5mila studenti del 2008. A contribuire a questo aumento il boom delle lauree triennali, che ha convinto migliaia di diplomati a proseguire il percorso di studi. Anche se, secondo le previsioni, nei prossimi anni si registrerà un’inversione di tendenza a causa della riduzione del tasso di natalità con una perdita del 10% nelle immatricolazioni.
Le difficoltà – Entro i tre anni dalla laurea, il 61% degli studenti pugliesi riesce a trovare un’occupazione, principalmente come dipendente (67,8%). Il 3,5% invece ha un’occupazione occasionale. Non lavora ancora il 37,9% dei laureati pugliesi (la media nazionale è del 26,2%). Inoltre ben il 30% dei laureati in Puglia si trasferisce fuori regione (Emilia Romagna e Lombardia) o addirittura all’estero. Con una retribuzione che varia tra gli 800 e i 2.124 euro al mese. Rispetto al centro-nord, il numero di laureati pugliesi è comunque minore: 72,2% contro il 78,4% con il tasso di occupazione del 66,3% contro il 75,7 del centro nord. L’indagine ha analizzato anche quanto i titoli di studio influiscano sulla possibilità di trovare lavoro. Ne è derivato che un diplomato riesce a trovare un’occupazione prima rispetto ad un laureato. Anche il titolo da dottore di ricerca non assicura il posto subito e nel settore prescelto. Basti pensare che i dottorati sono occupati esclusivamente nei servizi e non nell’industria. Solo il 2% dei pugliesi che lavorano ha il master. Master che non sempre vengono avviati una volta banditi: il 37% di questi corsi finisce nel nulla proprio perché manca la domanda. I disoccupati raggiungono quota 17mila. In ultimo, secondo il rapporto, influisce nella ricerca del lavoro anche la classe sociale di appartenenza: chi proviene da una famiglia della piccola borghesia o della classe operaia trova occupazione prima.
Le soluzioni – Per il rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, bisogna creare tutte le condizioni per fare rimanere i ragazzi in Puglia. «Noi formiamo in maniera eccellente – commenta Petrocelli – e poi ad usufruire di queste eccellenze sono sempre le altre regioni o l’estero. Questo deve cambiare. Bisogna capire il capitale umano di cui disponiamo, bisogna capire che questo capitale rappresenta una risorsa per lo sviluppo e per l’innovazione e quindi puntare non sulle piccole e medie imprese, ma fare in modo che in Puglia nascano grosse società ad esempio dell’alta tecnologia». L’assessore al Diritto allo Studio Gianfranco Viesti lancia la sfida per la prossima legislatura. «Andando avanti con il tempo – spiega – purtroppo si registrerà un aumento della disoccupazione, a causa di questa crisi. E il lavoro comincerà a scarseggiare anche al Nord. Bisogna creare le condizioni in Puglia per fare lavorare i nostri giovani».
Samantha Dell’Edera


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