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Capitanata/ La guerra di mala: in 8 anni 30 agguati di mafia

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Scoperte oltre la metà dei casi con arresti e condanne anche all’ergastolo.

 

Negli ultimi otto anni nel solo capoluogo ci sono stati 30 tra omicidi e tentativi d’omicidio collegati al mondo della criminalità organizzata, alle guerre tra clan o più in generale maturati negli ambienti malavitosi. L’altra faccia di questa statistica è che la metà dei casi sono stati risolti con arresti e condanne, percentuale altissima se si pensa alle difficoltà di chi indaga in un ambiente dove l’omertà è la prima regola. In molti altri casi di omicidio si è arrivati ad arresti, pur se poi le prove non sono state ritenute sufficienti dai giudici. Quattro giorni fa è arrivato l’ennesimo sigillo giudiziario (due ergastoli e un’assoluzione in corte d’assise, sentenza di primo grado) per un omicidio di 7 anni fa, collegato alla più cruenta guerra di mafia della storia della «Società».
Nel momento in cui il procuratore di Bari Antonio Laudati, nella sua qualità di capo della Direzione distrettuale antimafia che ha competenza anche sulla Capitanata, opportunamente ricorda i 78 omicidi irrisolti 4 in città e provincia, bisogna anche guardare alle decine di omicidi di mafia risolti a Foggia grazie al lavoro della stessa Dda, dei carabinieri e principalmente della squadra mobile; che hanno portato a condanne ad ergastoli; hanno tolto dalla circolazione killer sanguinari (è il caso di Franco Vitagliani condannato per 5 agguati di mafia); hanno dato risposte investigative e giudiziarie a omicidi spesso commessi tra la folla.
Oltre alle indagini su omicidi, non vanno dimenticati i numerosi blitz antimafia che nel corso degli ultimi otto anni hanno portato dietro le sbarre centinaia di mafiosi e malavitosi. Non a caso il questore di Foggia Bruno D’Agostino in occasione di recenti conferenze stampa ha rimarcato con orgoglio «che i principali capi della mafia foggiana, gli esponenti di medio livello dei clan, i gruppi di fuoco responsabili di agguati sono tutti in galera; e questo per merito pressochè esclusivo della squadra mobile del capoluogo dauno». Indagini e blitz che hanno avuto un altro effetto «positivo», quello di sfornare negli ultimi anni numerosi pentiti che non solo hanno contribuito a rivelare retroscena e contesti di omicidi e rivalità tra clan una volta uniti e ora divisi; ma che con le rivelazioni in serie hanno infranto crepa dopo crepa il muro di omertà.
 


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