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Guardie Mediche la ASL taglia

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Ci sarà un solo dottore per turno. Allarme del sindacato: “i sindaci si facciano sentire”. Dimezzati gli operatori a Foggia e a S. Giovanni Rotondo

Da questa sera sia a Foggia che a San Giovanni Rotondo saranno la metà i medici in servizio presso gli ambulatori della Guardia Medica. Uno solo sarà a disposizione per gli abitanti della cittadina di San Pio nella nottata, fino a ieri era due; quattro a Foggia, erano invece sei. Il taglio è stato deciso dall’attuale direttore generale della Asl unica di Capitanata in base ad una delibera della Regione Puglia sul numero di medici in pianta organica. In pratica l’adozione della delibera a San Giovanni si tradurrà così: quando l’unico medico in servizio sarà chiamato di notte per una visita domiciliare dovrà chiudere la postazione che resterà sguarnita. C’è di più: se contestualmente riceverà una seconda chiamata, situazione che si verifica non di rado ma frequentemente come emerge nelle relazioni consegnate alla Asl, dovrà far aspettare uno dei due cittadini bisognosi di cure. A Foggia non cambia molto la situazione se si considera che ogni notte sono centinaia le chiamate. «Nel corso dell’ultimo turno di notte l’altro ieri in due abbiamo fatto sette visite domiciliari e 15 interventi in Guardia medica. Se fossi stata sola non avrei potuto. Senza contare i problemi legati alla sicurezza che la Asl mesi fa si era impegnata a risolvere. Non è accaduto nulla. Gli ambulatori dovevano essere dotati, tra le altre cose, di videocitofoni e di videosorveglianza. Stiamo ancora aspettando», racconta Anna Cira Galassi, medico e vicesegretario provinciale della Fimmg appena smontata dal turno. I medici delle unità di Guardia medica e il sindacato hanno chiesto l’intervento dei sindaci dei due Comuni per bloccare il provvedimento e aprire una vertenza con la Regione. Questa mattina è prevista una riunione del comitato aziendale della Asl. «Con il sindaco Mongelli chiederemo come conferenza dei sindaci un incontro con il direttore generale Ruggiero Castrignanò e anche un intervento del Prefetto. Mi rendo conto che la situazione è complessa ma si deve trovare una strada diversa», spiega il sindaco della cittadina di San Pio, Gennaro Giuliani. Il primo cittadino, quanto il suo collega di Foggia, e perplesso: «Il rischio è che si ingolfino i due pronto soccorso qui come a Foggia. Capisco che ci sono i numeri, i parametri, la burocrazia con cui anche io mi scontro ogni giorno, ma un problema che attiene all’assistenza sanitari non può essere derubricato ad una questione numerica», aggiunge Giuliani.
La situazione si trascina da ottobre 2009: «Da mesi noi come dirigenti della Asl ci stiamo esponendo con la Corte dei Conti nel mantenere in servizio più medici di quanto previsto in pianta organica. Questo perché la Regione non ci ha autorizzato e non ci autorizza ad andare in deroga a quella delibera – sottolinea il direttore sanitario della Asl, Gregorio Colacicco – Va detto che nel passato per motivi politici sono stati dirottati medici della Guardia Medica in paesini con – abitanti
dove non era previsto il servizio. Purtroppo nessuno ha pensato di porre alla Regione il problema di quei Comuni e delle istanze poste dai sindaci». Il sindacato conferma che in passato c’è stata una parcellizzazione. Lo stesso sindaco Giuliani spiega che ciò è accaduto, «ma certo non possiamo sguarnire piccoli centri dove non c’è neppure un pronto soccorso». Ci sono Comuni del Subappennino e del Gargano dove non ci sono medici di famiglia e dove si devono percorrere anche più di 70 chilometri per raggiungere il primo pronto soccorso con strade non sempre praticabili. “In questi mesi abbiamo continuato ad autorizzare noi il servizio esponendoci. Domani (oggi ndr) faremo questa riunione del comitato aziendale per cercare di rinviare di un altro mese il provvedimento”, spiega il direttore sanitario. Ma per i medici, in stato di agitazione da diversi giorni “non è più possibile procedere di proroga in proroga”.


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