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Regionali/ A Foggia e Vieste tutti felici della sconfitta di Aldo Ragni

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D’Urso non ci stà e dice che c’è un problema generale del PD. 25.000 voti persi in Capitanata, i circoli chiusi e il partito che non si sa

 

3.256 o 3528 consensi, come rivendica. “Tanti ma non sufficienti”, scrive, grato, il viestano Aldo Ragni sulla sua bacheca on line e ai tanti amici via sms. La mancata elezione nel Consiglio Regionale del candidato piddino di Area democratica, per il quale era stato ipotizzato, forse con un eccesso di ottimismo ed entusiasmo, un pacchetto di voti vicino alle 7mila preferenze, brucia tra i sostenitori che ne avevano disegnato percorsi e idealità. “Chi ha bucato Aldo Ragni?”, potrebbe essere la domanda.

La risposta non è univoca. Come spiega il costituzionalista Massimo Fragassi: “Il risultato di Aldo è ampiamente sotto le aspettative, ma noi non avevamo posti di lavoro da promettere, nè soldi da regalare. Se anche avessimo avuto risorse, certamente non avremmo messo in atto il miserevole mercimonio, che pure molti, anche nel Pd, hanno fatto”. Francesco Pastore, commercialista e membro della segreteria cittadina del Pd, addebita il flop di Ragni al “doppiogiochismo” e al conservatorismo elettorale del ceto decisore e di parte della classe dirigente foggiana, che ha preferito traslare le proprie preferenze sull’architetto ed ex assessore all’Urbanistica Michele Salatto. I 25mila voti persi dal 2005 al 2010 nell’area che oggi è divenuta il Partito democratico sono un fatto che non può essere sottaciuto. La crisi nel Pd esiste ed è tangibile. La stessa candidatura di Ragni, presidente della Direzione provinciale dei democratici, non può non essere stata inficiata dalle dinamiche dell’astensione e della disaffezione nei confronti dei partiti tradizionali e della loro stanca, ove non pressoché assente, azione sul tessuto sociale. E’ questa la tesi di Peppino D’Urso, consigliere comunale, supporter e propulsore insieme a Claudio Sottile del consenso cittadino attorno al piddino, appoggiato, vanamente, da leaders del calibro di Emiliano e Fassino. L’insuccesso del candidato più giovane della lista, secondo D’Urso, ha anche motivazioni intrinseche. Endogene al partito. Ebbene, perché la performance di Ragni è stata tanto sconfortante?
“Non parlerei di risultato deludente- ribatte a l’Attacco D’Urso – oltre 3500 voti non sono pochi, ci si aspettava di più, ma la candidatura di Ragni è arrivata troppo tardi. Nella lista del Pd c’erano candidati che da mesi facevano campagna elettorale sul territorio. Aldo è conosciuto ed apprezzato nel contesto politico del Pd, ma al di fuori è poco noto. Per le regionali, che rappresentano la prova di forza più difficile, occorrono una preparazione ed una organizzazione misurate e strutturate da tempo. Partire tardi preclude occasioni – questa non vuole essere una pezza a colore – precisa il consigliere – ma il poco tempo a disposizione ha diminuito le possibilità di incontro. Laddove c’erano uno o più candidati locali, e a Foggia ce n’erano una infinità, il nome di Ragni non è entrato. Non tutto l’elettorato è sul mercato “. Vale a dire, non tutti gli elettori, benché amici, sono disposti a votare un candidato quando si sono già impegnati, se pur verbalmente, per un altro. Il consigliere comunale confronta il dato ottenuto da Ragni con il risultato del primo dei non eletti, Salvatore Mangiacotti: lo scarto è minimo. “La candidatura di Ragni è stata utile per Vendola e soprattutto per il Pd – argomenta- anche grazie ai 3500 voti di Aldo, abbiamo raggiunto dei numeriche ci hanno consentito di esprimere il quarto eletto”. Resta tuttavia una insoddisfazione generale che attiene alla tenuta del Pd e al suo dato in valore assoluto. “Governiamo la città, eppure il partito non viene percepito nel tessuto sociale: vorrei che ci fosse più dibattito, che i partiti esercitassero più attrazione. Se togliamo la parentesi elettorale, anche nella sinistra al di là del Pd, cosa è stato organizzato? Le Fabbriche di Nichi sono state una grande fiammata, una novità nel panorama politico, ma queste cose vanno stimate nel tempo medio lungo.
L’obiettivo numero uno oggi nel Pd è fare i circoli, Foggia non ha circoli”. Il tema politico, l’inclusione, il dialogo, circoli e sezioni dove programmare iniziative, come da Statuto, sono queste le proposte di Peppino D’Urso all’indomani del voto regionale. “Credo nel primato della politica: il grande tema della. partecipazione è particolarmente attuale visto il tasso di astensione. Siamo un po’ appiattiti sul Palazzo, c’è questa visione che la politica sia il Comune, l’istituzione. Dobbiamo riprendere il gusto dell’azione politica nella realtà quotidiana: ci aspetta un periodo tranquillo, abbiamo un’occasione unica per lavorare senza l’assillo di scadenze elettorali è per aprire una riflessione seria su come fare politica a Foggia. Senza escludere, perché servono forze politiche inclusive. D’altronde – chiosa D’Urso – un partito democratico che non include non è democratico”.
Antonella Soccio
L’Attacco


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