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Oggi al Policlinico di Bari il primo aborto d’Italia con la pillola Ru486

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La prima paziente è una 25enne, in lista d’attesa altre 10.

 

Una sigla, Ru486 e un significato ben preciso: pillola abortiva. Contrari o no, da oggi Bari sarà la prima città in Italia ad avviare in modo ordinario, la procedura di aborto farmacologico. Ma non senza qualche preoccupazione e problemi da risolvere. La prima paziente è una 25enne ma in lista d’attesa ci sono già una decina di donne. Quasi tutte laureate, italiane e molte informate. La procedura per interrompere una gravidanza con la pillola Ru486 (da non confondere con quella del ‘giorno dopo’) è, dal punto di vista amministrativo, simile a quella per l’intervento: si presenta una domanda, si firma un modulo informato, si eseguono analisi ed ecocardiogramma. Alla somministrazione, però, si potrà accedere già il giorno dopo essersi sottoposti agli esami di controllo. Soltanto 72 ore dopo, i medici somministrano le prostaglandine cui segue, dopo 3-6 ore, l’espulsione. Una modalità che presenta problemi di carattere pratico, perché nessuno può essere obbligato ad un ricovero contro la propria volontà, ed anche economico, perché i costi dell’ivg (interruzione volontaria di gravidanza) con pillola triplicherebbero rispetto a quelli di un intervento. Che cosa faranno le Regioni cui spetta la gestione del bilancio sanitario? Fra una settimana in Puglia ci sarà il coordinamento con medici ginecologi non obiettori: “Questi esperti – precisa l’assessore regionale alla Sanità Fiore – daranno ulteriori consigli sul corretto uso della pillola, rispetto a ciò che già si sa. Bisogna infatti che le amministrazioni delle Asl si organizzino – sottolinea – Su questa storia è stata fatta una drammatizzazione assolutamente incongrua. Le leggi dello Stato vanno rispettate – conclude Fiore – Questo è uno strano Paese, in cui il rispetto delle norme diventa un fenomeno da giornali. Io, invece, penso che il non rispetto delle leggi dovrebbe essere motivo di scandalo”. Al di là delle polemiche politiche c’è già una legge che fissa i paletti su come e quando poter interrompere una gravidanza. E’ la 194 del 1978: vale per tutti ma è vero anche che ogni Regione può avere differenti approcci nei confronti del farmaco. Per Abbatticchio, assessore comunale barese al Welfare “Questo metodo farmacologico, meno cruento dell’atto chirurgico, non sposta di una virgola l’impegno che le istituzioni (Asl-Comune-scuola) devono, in maniera integrata, porre in essere per la prevenzione non solo dell’aborto ma anche di altri temi lesivi per la salute. Le politiche della salute della donna, della coppia e della famiglia – aggiunge – richiedono quindi un impegno ben più oneroso e complicato di quello strumentale e mass-mediatico che alcuni soggetti, politici e non, stanno sollevando in questo periodo. Le istituzioni laiche devono lavorare per garantire il rispetto delle leggi, delle regole e degli operatori socio-sanitari, nell’interesse della salute dell’infanzia, dell’adolescenza e della donna. Obiettivo, quest’ultimo, previsto nel Piano sociale di zona approvato dall’unanimità dal Consiglio comunale di Bari”. Oggi al Policlinico di Bari arriveranno i primi dieci trattamenti (30 confezioni). Non mancheranno le proteste davanti alla prima Clinica Ostetricia. La comunità ‘Giovanni XXIII’ di Bari fanno un appello alla giovane madre: “Della nascita di tuo figlio non te ne pentirai”. La Ru486 viene utilizza nella nostra regione, in via sperimentale dal 2006 (l’abbiamo importata dalla Francia) e sono state 196 le somministrazioni.

Cinzia Stramaglia
 


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