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Assemblea provinciale PD bagarre nel corso dell’analisi del voto

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Quei maledetti 35mila euro di Aldo ragni. Nel Pd “balcanizzato”, diventa pietra di scandalo la campagna elettorale dell’outsider di Vieste.

 

È stata un’assemblea provinciale assorta quella celebrata dal Pd di Capitanata lo scorso lunedì pomeriggio nell’Auditorium della Biblioteca. L’analisi del voto delle Regionali ha lasciato trasparire aggressività e malcontenti. La posizione del segretario provinciale Paolo Campo ha delineato, come già in conferenza stampa a Via Lecce, uno stato di salute del Pd, che non corrisponde né alla narrazione fornita dai candidati non eletti né a quella dei dirigenti e dei delegati che hanno partecipato, pochi in verità, all’appuntamento assembleare. Accanto a chi, come Pino Marasco, riprendendo spunti prodiani nazionali, ha elaborato i temi della prossima agenda democratica, assimilabili ai concetti della triade progetto- struttura-leadership, c’è stato chi, come il sindacalista sipontino Castrignano, ha ritenuto importante sottolineare che il Pd non debba autoassolversi. Occorre una attività organizzata più aggiornata per rispondere con immediatezza e semplicità ai bisogni della gente e per suscitare l’interesse e la partecipazione di eserciti di cittadini, ha rilevato polemicamente Castrignano. “Tanti di noi- ha proseguito- sono più propensi a rappresentarsi per un cambiamento individuale piuttosto che per scenari collettivi”. Il potere va condiviso, secondo il piddino manfredoniano, perché “i mandati sono proprietà degli elettori”. A lagnanze legittime come quelle del segretario cittadino di San Giovanni Rotondo che ha rivendicato il risultato dei circoli garganici e del candidato Salvatore Mangiacotti, si sono aggiunte le invettive di Giovanni Cera, il quale ha voluto prendere al balzo l’intervento di Aldo Ragni per costruire un discorso più largo, ma cauto. L’epilogo è quasi comico: il Pd perde consensi, ma ad imporsi sono la questione morale e i soldi spesi per le campagne elettorali. Il piddino viestano, rappresentante dell’Area Democratica, ha nel corso dell’Assemblea esaminato la sua performance elettorale.
“Un’esperienza straordinaria”, come l’ha definita, perché, ha ricordato, “non avevo chiesto di essere candidato, anzi avevo manifestato la mia indisponibilità”. Mutatasi nel segno opposto per ragion di partito. “Come al solito non mi sono tirato indietro consapevole del rischio che si corre quando ci si candida per ultimi perché io credo di essere stato l’undicesimo a firmare la candidatura”.
“Un’esperienza esaltante”, quella di Ragni, il quale, però, senza remore ha evidenziato:
“non ho alcuna difficoltà a dire in maniera molto tranquilla e serena che si tratta di una sconfitta per me”. Una sconfitta ancor più ingente se si considerano i costi della sua campagna elettorale, che il presidente della Direzione provinciale non ha voluto sottacere. Questa la sua disamina. “Credo sia giusto dare conto delle risorse impegnate durante la campagna elettorale. Campagna che mi è costata complessivamente circa 35.000 euro. 15.000 per i manifesti ed altro materiale di propaganda; 9.000 per la comunicazione e la grafica; 5.000 per le varie pubblicità televisive e 6.000 per le spese varie. Le risorse sono state reperite tramite miei fondi personali e contributi chiesti alla mia famiglia e ad alcuni amici che mi hanno sostenuto. Non ho speso grandi cifre e quindi non ho aperto alcuna sottoscrizione cosa che mi porta a dire che questa esperienza mi ha certo arricchito sul piano politico e culturale ma impoverito sul piano economico”. Ebbene la trasparenza di Ragni ha scatenato polemiche e facili associazioni. Ha acceso lo scandalo. Giovanni Cera si è chiesto davanti a Campo, alla presidente Valentina Lucianetti e agli altri delegati provinciali: “Se Ragni ha speso 35mila euro, quanto hanno investito coloro che sono stati eletti?” A l’Attacco ha precisato: “Il punto è molto semplice: si spendono centinaia di migliaia di euro per essere eletti, ma non mi risulta che si facciano sottoscrizioni per rendere visibili i finanziatori delle campagne elettorali. La politica è succube dell’economia, ci sono dei sostegni economici poco chiari.
Non vi è trasparenza: Aldo Ragni ha speso 35mila euro, e gli altri? Sento parlare di cifre che sono sproporzionate alle indennità regionali. C’è una patologia, che va sanata”. Il consigliere eletto Dino Marino, del quale Cera non ha voluto parlare, ha sostenuto col nostro giornale di aver speso cifre irrisorie. I suoi ragazzi, dagli attacchini ai volontari, si sono adoperati gratuitamente per la sua candidatura. La sua è stata una campagna elettorale, fatta “pancia a terra”. Edificata sulle relazioni, intessute nel tempo. “I rapporti veri non si costruiscono solo all’interno del Pd – ha spiegato- Il rischio del nostro partito è che noi siamo percepiti soltanto dentro i circoli e non nella società reale”.Quali saranno gli scenari regionali per gli eletti del Pd di Capitanata? L’assessora Gentile sarà la vice di Vendola? “Non c’è nessun accordo ufficiale per Elena vicepresidente”, la sua replica. “Io credo- ha aggiunto sulle sue aspirazioni assessorili- che la mia esperienza debba essere considerata. Sono un soldato del mio partito, se il partito esiste” e ha affondato:
“La parte residuale di Via Lecce, che non ha alcun potere a Bari, ha operato affinché la mia proposta fosse oscurata, ma gli elettori hanno dimostrato di votare in libertà”.
Alcuni rapporti di fiducia tra candidati e mondo imprenditoriale non sono mai stati un mistero. Michele Salatto, l’architetto piddino ex assessore all’Urbanistica al Comune di Foggia e candidato della struttura solida democrat del capoluogo, è stato supportato anche dagli edili foggiani, Gianni Trisciuoglio e Manco Insalata in testa. Tuttavia sono pochi i politici che palesano la propria rete di sostegno. Franco Ognissanti, che lunedì non è riuscito ad esser presente all’Assemblea a causa dei festeggiamenti in corso a Torremaggiore, ha negato ogni suo legame con mondi economici. “Ho speso meno di tutti, molto meno dei 35mila euro di Ragni- ha argomentato, contattato al telefono durante una riunione posso fare ogni tipo di confronto. Ho investito anche meno dei candidati consiglieri comunali della mia città”.
Antonella Soccio
L’Attacco


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