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Giunta, Pd «teso» Nichi non retrocede e apre a Udc e Io Sud

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Il presidente della Puglia Nichi Vendola punta i piedi sulle nomine in giunta e blinda la maggioranza, onde non scivolare nelle vendette trasversali degli alleati al momento del voto per la nomina del presidente del consiglio regionale. Ieri il governatore – che oggi alla 15,30 ufficializzerà la nuova giunta, confermando le scelte fatte – è stato oggetto di un fuoco incrociato sia da parte del Pd che dell’Idv. E mentre nei rispettivi partiti si consumavano le baruffe, ha convocato sia il coorrdinatore dell’Udc Angelo Sanza che l’ex candidata governatrice dei centristi Adriana Poli Bortone per trovare quell’intesa «larga» più volte auspicata dal centrosinistra. L’obiettivo ufficiale è aprire il programma alle istanze dei moderati, quello ufficioso è indebolire l’opposizione onde far convergere sulle scelte della maggioranza anche i voti dei 4 consiglieri centristi, indispensabili qualora domani la Corte d’Appello confermasse a 70 il numero dei consiglieri pugliesi.

La possibilità che il premio di governabilità assegnato dai tribunali dopo lo spoglio (8 seggi in più al centrosinistra) venga depennato c’è tutta. E, con 5 (su 6) consiglieri Idv sul piede di guerra e almeno altrettanti in fibrillazione nel Pd, c’è il rischio che lo scarto maggioranza/ opposizione di appena 9 componenti venga a cadere, di fatto inaugurando una legislatura da «anatra zoppa». Non solo, Nichi non intende cedere all’ottovolante ingaggiato con lui dai Democratici, con i quali ha chiuso il cerchio assegnando le sei caselle richieste dal partito. Ed è dunque plausibile che, accanto alla conferma dei nomi in giunta (possibile solo qualche ritocco in extremis alle deleghe) Nichi mantenga la barra dritta anche sulla presidenza del consiglio regionale, ipotizzata per il socialista di Sel Onofrio Introna. Casella, questa, messa in discussione dai Democratici dopo che, insieme ai 5 assessori uscenti eletti col Pd, la sesta postazione di governo è stata assegnata all’«esterna» in quota Pd Marida Dentamaro.

Il braccio di ferro è continuato sino a ieri sera, quando il segretario Pd Sergio Blasi – terminata l’infuocata riunione con l’ufficio politico del partito – si è recato in presidenza per tentare l’impossibile: far recedere il governatore sulle decisioni assunte e perfino concordate con i Democratici, dichiarando disponibilità a cedere sulla sesta casella in giunta (quella della Dentamaro) pur di avocare ai poteri consiliari (dunque alla trattativa che il Pd intende avviare con gli altri gruppi della coalizione) quella della presidenza di via Capruzzi. Un modo, questo, per non lasciare campo libero al governatore non solo sulla composizione della giunta, ma anche su quella dell’assise legislativa, nella quale il Pd vuole avere diritto di microfono.

Le minacce, neanche tanto velate, di far mancare la maggioranza (già risicata) al presidente della Regione non sono mancate, ma le fibrillazioni emerse dai Democratici si sono fermate dinanzi al muro eretto dal governatore, intenzionato a chiudere la vicenda nei tempi e nei modi in cui è stata condotta. Da un lato, Nichi ha rivendicato – nel vertice a porte chiuse con Blasi – il via libera arrivatogli sia da Roma che da Bari alle sei caselle assegnate: i 5 uscenti per i quali aveva sollecitato continuità di governo e il sesto posto, sul quale aveva messo il solo «paletto» della partità di genere (la Dentamaro è la settima «quota rosa» in giunta). Di più, il nome dell’ex vicesindaca di Bari (invisa a un pezzo del partito) sarebbe un’indicazione che porta il marchio dal leader Pd Massimo D’Ale – ma, quanto basta insomma per non dare adito a nuove negoziazioni in extremis.

Quanto ai moderati, le reazioni all’apertura politica lanciata ieri da Vendola lasciano presagire un futuro roseo. «È stato un incontro gradevole ed interessante – dice la Poli – perché abbiamo avuto modo di discutere di progetti fondamentali per il Mezzogiorno senza alcun tipo di preclusione e senza generare nessuna commistione di carattere politico. Reputo apprezzabile il gesto di Vendola che ha aperto le porte al dialogo e al confronto con chi è stato un avversario in campagna elettorale». «È stato un incontro cordiale – aggiunge Sanza – noi restiamo all’opposizione ma è un segnale importante, che sta a dimostrare anche la diversità dell’Udc dall’opposizione che eserciterà il Pdl. Il nostro atteggiamento sarà commisurato ai programmi e il fatto che Vendola ha assicurato di voler approfondire la delibera del Comune di Parma sul quoziente familiare lascia ben presagire».

BEPI MARTELLOTTA


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