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Vendola-bis: sùbito pubblici i redditi degli assessori

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La mattina il lungo abbraccio con Michele Emiliano (l’ultima concessione alla «politica»), in Corte d’Appello per la proclamazione da governatore. Il pomeriggio l’annuncio: «la creatura è nata, sono felice». Nasce il Vendola bis, la giunta regionale dei 14 assessori che il presidente Nichi Vendola, bruciando le tappe in appena una settimana di consultazioni, aveva nella testa sin dalla vittoria elettorale di fine marzo.

Nasce all’insegna di due novità: è il governo più femminile d’Italia (7 donne su 14 componenti); le deleghe agli assessori – come preannunciato – vengono spacchettate rispetto al disegno del 2005, comportando l’uscita di scena di due assessorati (quello al Lavoro e quello al Turismo). Prima riunione il prossimo 4 maggio, con un ordine del giorno che ha tutto il sapore del nuovo corso inaugurato da Vendola: la pubblicizzazione della condizione reddituale e patrimoniale degli assessori regionali. Sarà la sua risposta alle critiche sui costi della politica (critiche arrivate anche dagli alleati per la chiamata in giunta di 7 esterni), ma Nichi proporrà anche «al consiglio regionale di fare la stessa cosa».
Ieri è stato il giorno dell’insediamento: alla firma dei decreti di nomina Vendola ha chiamato uno per uno i 14 assessori, distinguendo tra i confermati e le «new entry» (sono cinque). Come anticipato, dopo le baruffe con il Pd, viene confermata alla vicepresidenza Loredana Capone, che conserva la delega allo Sviluppo economico; Marida Dentamaro, (difesa sino all’ultimo dal governatore dagli attacchi del suo partito, il Pd, e inizialmente indicata come vice-governatrice) sarà semplice assessore, ma con una delega di peso: Federalismo e Sud. La seconda «new entry», Maria Campese (Federazione della Sinistra), raccoglierà le redini di Minervini nel Personale, Semplificazione, Sport; Alba Sasso (Sel), anche lei «esterna», guiderà il Diritto allo Studio e (una delle novità dello spacchettamento) la Formazione professionale, sinora abbinata al Lavoro. Confermata la «tecnica» Angela Barbanente all’Urbanistica e Qualità del territorio, ma avrà anche competenze sui Beni culturali (sinora abbinati al Diritto allo Studio) e confermata Silvia Godelli, che insieme alla Cultura e al Mediterraneo dovrà occuparsi anche del Turismo. Una conferma anche per Elena Gentile (Pd) la cui delega ai Servizi sociali viene allargata al Lavoro nel nuovo assessorato al Welfare. Sin qui le donne, quanto all’altra metà giunta viene confermato Fabiano Amati (Pd) alle Opere pubbliche, ma a lui viene affidata la guida della Protezione civile (sinora in capo al governatore); confermati anche Dario Stefano (Puglia per Vendola), che mantiene l’Agricoltura, e il tecnico Tommaso Fiore alla Sanità. Michele Pelillo (Pd) resta al Bilancio e programmazione, mentre cambia la delega per Guglielmo Minervini (Pd) che diventa assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture (raccogliendo l’eredità di Loizzo). Tra le new entry, Nicola Fratoianni (Sel), al quale viene affidata la delega alle Politiche giovanili (sinora facente capo all’assessorato di Minervini) e all’attuazione del programma; Lorenzo Nicastro (Idv), che – chiusa la trattativa con i dipietristi – Vendola mette a capo dell’Ecologia (rifiuti e Ambiente). Vendola ha riservato a sé le deleghe di Avvocatura regionale, Politiche legislative, Controllo interno, Controllo strategico, Politiche internazionali. «Deve essere la giunta più capace di corrispondere al senso del voto in Puglia, una giunta con un’idea ancora più spigliata di cambiamento, non più solo un orizzonte ma un ritmo» scandisce il governatore, lasciandosi alle spalle le recenti baruffe con i Democratici e sottolineando di aver discusso e ascoltato tutti gli alleati. «Ho discusso con i partiti della mia coalizione e anche con le formazioni che non erano mie alleate proprio del modello di scelte che sono necessarie per difendere la Puglia e il Sud». Nichi ne è convinto, «il genere maschile deve cominciare a perdere potere» per far spazio alle donne, mortificate anche questa volta dalla tornata elettorale (appena 3 su 70 o 4 su 78 consiglieri). Non solo, i partiti devono imparare a fare un passo indietro: «Non è stato difficile comporre la giunta. Ho ascoltato tutti, ma anche rivendicato le prerogative che mi sono state assegnate non solo dalla legge – sottolinea – ma dal mandato elettorale. Credo che quando si ha una bussola politica e un vascello forte non si ha paura delle intemperie». Quindi i ringraziamenti agli uscenti, da Viesti («i suoi libri sul Sud sono stati il nostro orientamento di governo») a Loizzo («con stile straordinario mi ha chiesto di fare un passo indietro»), da Losappio («sarà più impegnato in politica») a Introna («auspico che anche il centrodestra converga sul ruolo di prestigio che gli si addice»). Un vecchio amico di Nichi, Gero Grassi, sussurra: «Nelle deleghe che Vendola ha dato agli assessori c’è scritto: andate e moltiplicatevi in anti-Pd».
LA DENTAMARO: SONO LA PRIMA AD ESSERE SORPRESA DELLA SCELTA
Laggiù, nella lontana California, le «intemperie» della politica pugliese (come le ha chiamate Vendola) e dei negoziati per la nuova giunta non arrivavano. «Per fortuna – dice al telefono Marida Dentamaro, politica di lungo corso, già senatrice per l’Udeur e poi vicesindaca al Comune di Bari – mi sono tenuta lontana».
Dispiaciuta per essere stata il perno dello scontro tra Pd e Vendola sulla nuova giunta?
«La distanza fisica mi ha consentito di essere serena. Sono stata la prima ad essere sorpresa di questa designazione, di questo onore grandissimo. E ringrazio Vendola e chi nel mio partito mi ha sostenuto e non mi ha ostacolato».
Per la verità erano pochini a difenderla.
«La formazione di una giunta è sempre accompagnata da polemiche, da delusioni, dalla scontentezza di chi aveva tutte le carte in regola per entrare, ma poi ci si fa una ragione, Se riusciremo a superare i conflitti e le polemiche, io credo che riusciremo a fare un gran lavoro per la Puglia, per il partito e tutta la coalizione».
Nel Pd dicono che lei è un’«esterna» scelta da Vendola. E che Emiliano non abbia dimenticato lo strappo dell’agosto 2005, quando le tolse la delega da vice al Comune.
«Ci sarà modo e tempo per recuperare i rapporti che si sono incrinati, ci proverò io per prima. Non avevo serbato rancori allora né l’ho fatto negli ultimi 5 anni e di questo mi è stato dato atto. Ribadisco che appena hanno cominciato a mandarmi sms sulla nomina, sono caduta dalle nuvole e non sono occasioni che si rifiutano. Se ci saranno spazi per recuperare tutti i rapporti, sarò la prima ad esserne felice».
Vendola la voleva alla vicepresidenza, ma ha dovuto frenare per le bizze del Pd. Contenta o no della sua delega?
«Il Sud è il tema che mi è stato più caro durante l’impegno parlamentare e sono felice di poter continuare l’impegno istituzionale su quel fronte con una responsabilità maggiore, non più da legislatore ma da amministratore. So benissimo che il confronto è e sarà molto duro col governo, ho combattuto a lungo le idee leghiste sulla materia, ma confido in una condivisione d’impegno per il nostro teritorio con il ministro Fitto».
L’Udc e la Poli sono interessati al tema, si confronterà con loro?
«Sarò felice di trovare in questo fronte alleati e contributi da qualsiasi forza politica: è un momento troppo importante, troppo delicato per alzare steccati. La Puglia può solo giovarsi se riusciremo nel lavoro di squadra».

BEPI MARTELLOTTA


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