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Parchi Eolici all’assalto dei mari della Puglia (1)

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Dopo i piani petroliferi, le pale off-shore: fra Gargano e Salento 9 i progetti.

 

Nuovo rischio, oppure opportunità? Dopo i progetti petroliferi intorno alle Tremiti, alla costa di Monopoli e al golfo di Taranto, la Puglia potrebbe diventare la regione pilota nel Mediterraneo anche per l’installazione di impianti eolici off suore, ovvero in mare aperto. Sono attualmente in corso di istruttoria presso le Capitanerie di porto pugliesi 9 domande di concessione di porzioni del mare territoriale (la fascia di mare entro le 12 miglia che appartiene allo Stato) per la realizzazione di altrettanti «parchi eolici», la maggior parte dei quali dovrebbero essere ubicati nel Golfo di Manfredonia, verso Margherita di Savoia e lungo la costa settentrionale del Gargano tra Lesina e Peschici, ma alcuni anche più a sud nel Salento.
Si tratta di trasformare in energia il costante vento da Nord, il maestrale che batte incessantemente le nostre coste e poter contare su fondali relativamente bassi dove impiantare le pale che andrebbero posizionate così a circa da 3 miglia e mezzo (circa 7 chilometri) a circa 5 miglia dalla costa.
Le fonti di approvvigionamento di energia sono tema caldo in questi giorni: molto si parla di ritorno al nucleare. E poi la Puglia, o meglio i nostri fondali, sono al centro degli appetiti di Compagnie petrolifere. Ma nel caso dei parchi eolici, le cosiddette energie rinnovabili, bisogna valutare con attenzione i pro e i contro. Ecco lo stato dell’arte.
Se nel Mediterraneo non vi sono ancora esempi, gli impianti offshore sono presenti massicciamente dall’inizio degli anni Novanta lungo le coste atlantiche europee e, soprattutto, nel mar del Nord, in Belgio, Irlanda, Danimarca, Svezia, Olanda, e, soprattutto in Germania e Regno Unito. L’insieme dei parchi eolici off suore già realizzati in Europa consente la produzione di oltre 8 milioni e 24.100 MWh (megawatt all’ora) di energia rinnovabile equivalente al fabbisogno di oltre due milioni di famiglie (ovvero 4 milioni e 814.460 abitanti). E i nuovi investimenti nel settore sono destinati ad aumentare, in Gran Bretagna verrà realizzata un’estesa serie di generatori off hore in grado entro il 2020 di produrre abbastanza corrente elettrica da alimentare le utenze domestiche. Il piano prevede
impianti per 20 gigawatt che si aggiungeranno agli 8 gigawatt di impianti già deliberati. In Norvegia sorgerà il più grande impianto eolico al mondo, capace di fornire 1,5 gigawatt di potenza elettrica
e la Spagna dopo un lungo studio di fattibilità lungo tutte le sue coste ha già individuato i siti marittimi dovessi produrrà energia da vento e mare. Questi investimenti si devono al fatto che la Comunità europea guarda con favore all’eolico offshore, che, però, da solo non può essere sostitutivo di altre fonti di energia, ma solo fornire un apporto. L’obiettivo è raggiungere il 20% del fabbisogno comunitario. E ciò perché non vi sono impatti significativi sull’ambiente, né emissioni, le installazioni eoliche (0vvero i materiali di cui sono costituite) la famiglie (ovvero i materiali di cui sono costituite) sono per il 90% riciclabili sebbene siano destinate a durare nel tempo.
Diverse le conseguenze sull’ambiente naturale. Nessun impatto per i fondali fangosi sui quali sono installate: anzi esse rappresentano un arricchimento, è come se vi fosse una nuova barriera rocciosa. Ma possono rappresentare rischi per l’avifauna, per questo sono viste con sfavore da alcune associazioni che si occupano della tutela degli uccelli.
L’impatto significativo è quello sul paesaggio, per la presenza di filari di torri eoliche sull’orizzonte del mare, e naturalmente differente è la situazione nel mar del Nord rispetto alle coste del Mediterraneo, anche se va considerato che gli impianti più moderni sono posizionati da 3,5 a 5 miglia dalla costa. Questa è la ragione principale per la quale le centrali eoliche off shore un molti casi non trovano il favore degli enti e delle popolazioni locali.
Abbiamo analizzato a titolo esemplificativo il progetto della società «Seva», che ha proposto la realizzazione di due parchi eolici lungo le coste del Gargano, rispettivamente ad est di Rodi Garganico e Ischitella.
Questi impianti potrebbero produrre complessivamente oltre un milione e 43Omila MWh di energia rinnovabile equivalente al fabbisogno di oltre 572mila famiglie (ovvero un milione e 370mila abitanti). Con le comunità locali viene poi stipulata una convenzione che assicura determinati benefici, ma il rischio secondo l’opinione di chi è contrario è che i parchi eolici possano avere delle ripercussioni sull’offerta turistica; alterare il paesaggio e non produrre alcun posto di lavoro, tanto che si è creato un Comitato per la tutela del mare garganico. Le stesse proteste si sono avute in Sardegna per l’impianto off suore a punta Arenas. Nel caso lui esame il Comune di Ischitella è favorevole, quello di Rodi Garganico no. Ma decisiva sarà la «valutazione di impatto ambientale» («Via») del ministero dell’Ambiente.
L’approvvigionamento di energia è questione di scelte e di strategie a lungo termine: ogni fonte (sole, metano, carbone e altro) ha pro e contro, la Puglia deve decidere su che cosa puntare. Per fare un confronto tra eolico e nucleare (sebbene questo abbia il vantaggio di produrre energia costante) va considerato che una centrale nucleare ha una potenza di circa mille Megawatt (MW) e può produrre sino a 8miiari e 500miioni di kWh .(kiowatt/ora). Per produrre la stessa energia con un parco eolico off shore bisognerebbe installare circa 2850MWe ciò si raggiunge con 570 turbine da 5MW, che – si può ottenere con l’installazione di circa otto parchi eolici. Il dibattito è aperto.

NICOLÒ CARNIMEO


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