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Quagliariello: «Al Pdl pugliese servono più idee»

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Qualcuno lo interpreta come l’inizio della resa dei conti ma lui, Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo dei senatori Pdl e soprattutto stimato braccio destro del Cavaliere, è pronto a giurare che no, che la sua «missione» non è quella di disarcionare il plenipotenziario pugliese Raffaele Fitto, piuttosto di rivoltare come un calzino un partito – quello pugliese – sempre più ingessato e da sei anni, votato alle sconfitte.  La resa dei conti, in realtà, sono in tanti a chiederla (l’eurodeputato Salvatore Tatarella, dopo aver contestato il ministro pugliese per le scelte anti-Udc alle Regionali, chiede la testa del coordinatore pugliese Francesco Amoruso) e oggi sarà la riunione del coordinamento regionale del partito a stabilire se andare avanti tenendo il fuoco sotto la cenere o far esplodere le scintille.

Quagliariello, da mesi in giro per la Puglia a tessere le fila, oggi a quella riunione ci sarà. Senatore, la sua presenza è il segnale di un nuovo corso? «Vengo ad ascoltare e a portare la testimonianza di un impegno per la Puglia, impegno che voglio condividere con i vertici del partito. Penso che sia scaduto il tempo delle formule magiche e delle battaglie sugli assetti, penso che si debba prendere atto con franchezza della situazione di grave ritardo del centrodestra in Puglia sulla politica. Altrimenti commettiamo lo stesso errore del centrosinistra, che a livello nazionale non ha voluto accettare la vittoria del Pdl al Regionali».

È finito il tempo di una guida targata Raffaele Fitto? «Va fatta una fotografia della situazione che abbiamo in Puglia e va ripresa la politica, dicendosi le cose con franchezza senza contrapposizioni tra correnti o guerre di successione. Altrimenti rischiamo che la posta in gioco per chi vince sia come il romanzo di Enzo Striano, “Il resto di niente”. Serve riprendere a fare politica dal basso, attraverso le idee, i progetti e la mobilitazione».

Qualcuno, come Tatarella, dice le stesse cose ma chiede un ricambio ai vertici. È d’accordo o no? «Io le risposte le aspetto dai fatti, non va bene costituirsi in dissidenti né fare contrapposizioni contro qualcuno. Credo che bisogna dare al partito e non solo prendere: quando ci sono difficoltà bisogna avere generosità e spero che questo mio impegno per la Puglia venga preso come tale. Se qualcuno la interpreterà come intrusione, cristianamente porgerò l’altra guancia: non intendo farmi ingabbiare nella logica delle contrapposizioni e lungi da me l’idea di costituire una corrente. Bisogna innanzitutto dare al partito e poi pretendere la garanzia che il partito si apra a tutti, a tutte le persone che credono nelle nostre idee. Oggi è il momento di dissodare la terra, rompere gli schemi, non avere paura del confronto dentro e fuori il partito. Poi verrà la semina e il raccolto».

Se aveste chiuso l’accordo con l’Udc oggi forse sareste al raccogliere e non allo scannarvi. O no? «Le formule della politica, le alleanze, vengono dopo. Oggi dobbiamo mettere in campo idee e progetti per il Sud, ritagliando alla Puglia il ruolo che merita e, in particolare, concentrandoci su Bari. Sociologicamente e culturalmente è una città di centrodestra, che ha sempre avuto un’egemonia moderata, ma qui abbiamo registrato un ritardo di 19 punti rispetto al centrosinistra. Un interrogativo bisogna porselo. Per questo non serve mettersi delle etichette addosso, piuttosto dobbiamo muovere le coscienze, creare nuovi entusiasmi, mobilitare dal basso nuove idee e presentarci come un progetto aperto e non come un universo chiuso».

Contro di voi avete un Vendola fresco di vittoria. Come pensate di fermarlo? «Di sicuro non può bastare qualche critica come si è fatto sinora, sarebbe un errore continuare a criminalizzarlo. Abbiamo davanti tre anni senza scadenze elettorali e possiamo rifarci. Vendola era alla guida di una giunta di uomini di partito e questo gli ha consentito di scaricare sui partiti la responsabilità politica dei fattacci accaduti in Puglia. Poi ci sono state le primarie, Davide-Vendola ha sconfitto Golia-D’Alema e il popolo l’ha premiato. Oggi è un re-inizio: è una giunta interamente sua, questa volta non ha alibi e responsabilità da scaricare. Questo è uno stimolo per l’opposizio – ne, questo ancor di più deve spingerci a metterla sul piano delle idee e dei progetti e non della sfida di potere interna».

BEPI MARTELLOTTA


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