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Tutti i dati sulle fonti rinnovabili: il business delle carte false

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Autorizzazioni speculative all’esame dei magistrati. Il 90% dei progetti in campo eolico e fotovoltaico resta al palo.

 

La Puglia è una regione ultra virtuosa nel campo delle fonti rinnovabili, tanto da esportare una parte considerevole dell’energia prodotta, ma il 90 per cento dei progetti riguardanti campi eolici e centrali fotovoltaiche non si stacca dalla carta. Anzi, alimenta un mercato di autorizzazioni dai numeri talmente significativi da creare una «bolla» che frena lo sviluppo del settore e, attraverso forme di parassitismo e di speculazioni, crea intralci per molti e ricchezze per pochi. Basti pensare che alla sola Terna, la società che gestisce l’altissima e l’alta tensione, in altre parole le «grandi autostrade» dell’energia e che immette in rete quanto prodotto dalle centrali di energia alternativa, le richieste di connessione dell’eolico al 31 dicembre scorso erano superiori ai 30mila Megawatt a fronte di una capacità già installata di 1158 (circa la metà del totale delle richieste di tutt’Italia) mentre per il fotovoltaico pari a 6.862 Megawatt fronte di impianti installati capaci di produrne 111.

UNA MATERIA SCIVOLOSA Le richieste di autorizzazioni per l’immissione in rete continuano ad ingolfare gli uffici della Regione. Si tratta di un business che non ha nulla a che vedere, però, con la reale intenzione di realizzare centrali e stazioni alimentate da energia alternativa. Nonostante la normativa che disciplina la materia sia tra le più avanzate, la legge 387 del 2003, e preveda espressamente che la Regione debba autorizzare con lo stesso provvedimento la realizzazione dell’impianto e la connessione in rete, esiste un «compravendita» (non certo alimentata dagli uffici regionali) dell’ultimo tipo di autorizzazioni assai fiorente perché rilasciate al costo di «soli» 1.250 euro. Di realizzare l’impianto il possessore non ha alcuna voglia né risorse (si parla di diverse decine di milioni per un parco eolico) ma l’autorizzazione e soprattutto la data in calce fanno sì che nel futuro il documento possa far gola ad una società realmente interessata all’investimento e che l’acquista anche per una cifra infinitamente superiore. Si crea in tal modo una patologia che appesantisce un sistema che movimenta miliardi di euro.

L’INTERESSE DELLA MAGISTRATURA In altre regioni d’Italia la magistratura ha già aperto inchieste per venire a capo di quest’andazzo. In Puglia il fenomeno viene monitorato. Intanto, nel ginepraio di pratiche e di fascicoli da esaminare, solo da qualche giorno si è «infilato» il nuovo assessore all’Ambiente della giunta di Nichi Vendola, l’ex pm Lorenzo Nicastro. «Sono nella fase dell’ambientamento, devo prendere confidenza con materia ed uffici» dice in premessa. E alle rimostranze degli imprenditori che accusano una qualche lentezza sotto il profilo burocratico replica così: «Gli imprenditori hanno esigenze di velocità comprensibili, le amministrazioni di corretto esercizio delle funzioni». Ma resta anche il tema della lentezza dell’iter per il potenziamento delle linee. I progetti esistono anche perché Terna ha investito 400 milioni di euro nella sola Puglia ma qualcuno di essi (come quello della linea Foggia-Accadia) è fermo addirittura dal 2001. Solo per le fonti rinnovabili, inoltre, sono già in costruzione le stazioni elettriche di Troia, Deliceto e Brindisi Sud (quest’ultima convoglierà l’energia del fotovoltaico).

Piero Rossano


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