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Manfredonia Pesca/ Preoccupa l’entrata in vigore delle disposizioni UE

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Reti a maglia più larga e nuove distanze minime dalla costa per la pesca a strascico: anche la marineria di Manfredonia teme contraccolpi.

Marineria in agitazione anche a Manfredonia per l’avvicinarsi della scadenza del 1 giugno, data a decorrere dalla quale entra in vigore la nuova normativa della Comunità Europea che impone l’allargamento delle maglie delle reti e l’introduzione della maglia quadrata da 50 millimetri nelle reti a strascico, peraltro introvabili sul mercato perché i retifici ancora non le producono, e nuove distanze minime dalla costa per la pesca a strascico.

Per la flotta sipontina, numericamente la più importante della Puglia, la pesca a strascico ha una lunga tradizione e assicura reddito a centinaia di famiglie e per questo si temono rilevanti conseguenze socio-economiche. A sfavore di armatori e pescatori di Manfredonia e dei colleghi che operano in Adriatico, giocherà anche la concorrenza esercitata dagli produttori dell’opposta sponda, albanesi e croati, i cui stati sono fuori

dall’Unione Europea e, dunque, non assoggettati agli stessi vincoli e divieti imposti agli italiani.

“In Europa –spiegano i presidenti delle cooperative della pesca sipontine- si tende a stabilire norme uguali per tutti con l’obiettivo di ridurre lo sforzo di pesca e salvaguardare l’ecosistema marino ai fini del ripopolamento delle specie. Sugli obiettivi non si può non essere d’accordo, ma è inevitabile fare dei distinguo: le specie pescate in Atlantico e nei mari del Nord hanno dimensioni notevolmente superiori a quelle dell’Adriatico. La direttiva avrà serissime ripercussioni solo per i piccoli pescatori le cui reti, con le maglie che avranno dimensioni e forma indicate nella direttiva, resteranno vuote e anzi si finirà per distruggere ancora di più la risorsa ittica perchè molti di quei pesci che dovrebbero restare intrappolati e che istintivamente tenteranno la fuga, nel faticoso passaggio attraverso la maglia subiranno danni e moriranno. Non è così che si favorisce il ripopolamento: occorre prolungare il periodo di fermo tecnico, garantendo un sussidio per la sospensione dell’attività, e con la stessa logica ridurre il numero dei giorni di pesca”.

Le nuove disposizioni comunitarie (ma nuove non tanto perché risalgono al 2006) sono considerate una ulteriore zavorra a un settore che da tempo langue “nell’attesa di un riordino –dichiara Gaetano Di Nuovo, presidente dell’associazione armatori- che finisce sempre per essere solo un buon argomento per fare incetta di voti in campagna elettorale”. Da Flai Cgil Pesca e dalle altre sigle sindacali di categoria l’appello a istituzioni, politici e parlamentari del territorio “a individuare soluzioni condivise, che siano in grado di coniugare le esigenze di sostenibilità ambientale con quelle importanti della sostenibilità sociale, occupazionale ed economica”.

“Le aree maggiormente interessate dalle misure restrittive di salvaguardia, imposte dal sovra sfruttamento delle risorse ittiche –rileva in una nota l’Unci Pesca- sono proprio quelle in cui questo tipo di pesca svolge la sua attività. Nel nostro Paese è tra le tipologie di pesca, a carattere artigianale e familiare, più diffuse, soprattutto nell’area Adriatica, da cui si ricava, la maggiore quantità di pescato con l’impiego di un elevato numero di operatori. Infatti, l’80% della pesca nel Mediterraneo è prevalentemente artigianale, con una flotta numerosa, ma di piccole dimensioni. La scadenza del 31 maggio pone dunque il problema di un adeguamento alle normative Ue che tenga conto della rilevanza degli aspetti economici che ne discendono, legati alle imprese e ai lavoratori occupati nel settore.”

Per Giampaolo Buonfiglio, presidente Agci Agrital, “più che le prevedibili forme di protesta nelle marinerie, sarà una corretta registrazione dell’impatto che le nuove norme avranno sulla sostenibilità della pesca a strascico italiana ed europea che potrà forse convincere la Commissione UE a riaprire il dossier per formulare una proposta di deroga o di modifica del Regolamento 1967/2006. Ci si aspetta ora che l’iniziativa della Direzione Generale della Pesca, che ha deciso di insediare un gruppo con specifici compiti di monitoraggio, possa consentire di definire rapidamente la gravità e le caratteristiche dell’emergenza in ciascuna Regione e di discutere concretamente tutte le possibili misure di sostegno per le imprese e gli occupati del comparto, dalla cassa integrazione in deroga alla sostituzione del sistema nelle licenze di pesca, all’attivazione di iniziative FEP e di fondi nazionali e regionali”.

Anna Maria Vitulano


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