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Costruzioni: il settore é in crisi nera in Puglia

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Ad un anno dagli Stati Generali, imprenditori e lavoratori denunciano: nessuna risposta dalle istituzioni.

 

Fallite 700 imprese e persi 20.000 posti di lavoro: questo il pesante bilancio 2009 dell’edilizia pugliese. Dati ancora più allarmanti arrivano dopo il primo trimestre 2010, che ha visto ritirarsi dal mercato altre 450 imprese edili. E’ emergenza crisi e, ad un anno esatto dagli Stati Generali delle Costruzioni di Roma, ancora nessuna azione concreta arriva dal governo, che disattende le promesse fatte a costruttori e lavoratori.
La denuncia arriva dall’ANCE Puglia (Associazione Nazionale Costruttori Edili), che ha presentato un lungo documento con “le risposte che mancano per uscire dalla crisi”, firmato congiuntamente da ANIEM Confapi (Associazione Nazionale Imprese Edili), CLAAI (Confederazione Libere Associazioni Artigiane), CNA Costruzioni (Confederazione Nazionale Artigianato), Confartigianato, Legacoop e i tre sindacati dei lavoratori delle costruzioni, del legno e delle industrie affini FENEAL Uil, FILCA CISL e FILLEA CGIL.
“Siamo tutti uniti per chiedere lavoro”, spiega Salvatore Matarrese, presidente dell’ANCE Puglia, “il nostro settore costituisce il 10% del PIL della regione e ha una valenza anticiclica in senso positivo, se sostenuto, ma in senso negativo, se non s’interviene subito contro la crisi. Noi non siamo imprese finanziarie, siamo piccole e medie realtà che lavorano con la manodopera, e insieme oggi chiediamo un tavolo di confronto con il Presidente Vendola”.
Tra le priorità individuate, modificare il Patto di Stabilità interno, che sottrae liquidità alle imprese perché ritarda i pagamenti. “Non siamo per la spesa facile”, dichiara Giovanni Nicastri, segretario regionale FILLEA CGIL, “siamo contro un patto stupido che non distingue le spese dagli investimenti, che blocca i cantieri in itinere anche nei comuni virtuosi, che impedisce i pagamenti di lavori già avvenuti”.
Escludere gli investimenti dal Patto di stabilità, dunque, ed attingere dalla Cassa Depositi e Prestiti per supportare i comuni virtuosi, oltre a provare a compensare i crediti certi nei confronti delle amministrazioni con le tasse che le imprese devono pagare.
Necessario, inoltre, snellire le procedure burocratiche, riproporre i PIRP (piani per riqualificare le periferie) e formulare un piano regionale straordinario per le piccole opere (con costi inferiori a 500.000 euro ciascuna), provvedimento, questo, già messo in atto da Veneto, Lombardia, Calabria e Sicilia.
“Il governo sblocchi i fondi FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate, n.d.r.)”, interviene Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Puglia, “che devono essere destinati, come previsto in origine, alle imprese del Mezzogiorno per interventi infrastrutturali. Insieme ai FAS, si sblocchino 11 miliardi di euro stanziati con delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, n.d.r.) a giugno 2009, ad oggi ancora inutilizzati”.
Battaglia spietata per togliere il “massimo ribasso” dai bandi pubblici (che tocca picchi percentuali del 50%), causa di bassa qualità del lavoro svolto, spesso a nero. Poi ancora, ripristino delle anticipazioni e utilizzo immediato dei 25 milioni di euro destinati all’edilizia popolare, con i quali in Puglia è possibile cantierizzare i lavori per 375.000 appartamenti del valore di 70.000 euro ciascuno.
Da ultimo non si dimentichino i lavoratori: nel documento si chiede di aumentare la durata della cassa integrazione da 3 a 12 mesi. Almeno questo, visto che sono loro, quotidianamente, che sui cantieri rischiano la pelle.


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