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Riceviamo e pubblichiamo/ La Lista Civica che vorrei

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Credo sia stato troppo semplicistico liquidare il passato recente di Vieste con un generico “Ma quel che è stato è stato!”. Detto da un esponente dell’Udc di Vieste, che conta due consiglieri di maggioranza, anzi tre, e due assessori, sminuisce il senso, condivisibile, della breve ma interessante analisi contenuta in un recente documento dal titolo “Calma apparente”. Ma non è questo il punto. Rocco Ruggieri auspica un “progetto politico comune, in grado di operare nell’interesse della collettività viestana”. Perfettamente d’accordo.
Nella democrazia delle palle attorcigliate dal filo spinato, dove solo fiatare potrebbe compromettere l’apparato riproduttivo maschile, chi “potrebbe pensare a un progetto comune per le prossime elezioni comunali”?
Colui che lavora nel settore dei rifiuti grazie a Sua Maestà?
Colui che è impiegato nel mondo bancario grazie a Sua Eccellenza?
Il consigliere comunale, dipendente statale, che lavora in nero durante l’estate?
O colui che vinse il famoso Appalto?
O coloro che hanno sistemato i figli grazie al Re?
Il politico che non paga la TARSU nella misura in cui dovrebbe?
Chi ha trasformato gli usi civici in deserti civici a carico del comune?
Chi occupa illegittimamente i demani?
Chi impedisce l’accesso alle spiagge?
Gli architetti, ingegneri e politici che hanno ideato il Piano Integrato?
Non c’è bisogno di calare pantaloni a nessuno per scoprire chi ha le palle attorcigliate dal filo spinato. Tod’s docet. E non c’è bisogno di scomodare gli uomini della Scientifica per rilevare le vivide impronte lasciate sul filo spinato per dare un volto a coloro che si cimentano in questa innovativa pratica finalizzata all’acquisizione e alla soppressione delle idee altrui attraverso le lusinghe. I grazie, gli affari, i favori ti rendono benestante ma allo stesso tempo ti legano le palle per sempre. I ricatti occupazionali, in cambio, questa volta, di una misera giornata di lavoro, estendono il filo spinato ai genitali dei figli.
Alla vigilia delle elezioni amministrative, i legami di palle hanno il sopravvento sul bene comune. In una società depotenziata negli attributi, dove l’eccitamento elettorale potrebbe, per via del filo spinato, estinguere la stirpe, non potrà mai esserci un progetto comune per le prossime elezioni comunali.  Le palle attorcigliate dal filo spinato impediscono lo sviluppo sostenibile, per definizione equo, del territorio. In un mio articolo dal titolo “Stupidità e banditismo nel Gargano/1. Allegro ma non troppo” ho messo in evidenza la contrapposizione tra interessi concentrati, legati dal filo spinato, e interessi diffusi, questi ultimi soccombenti.
Ma la realtà è più complicata di quanto appaia. Nell’articolo “Stupidità e banditismo nel Gargano/2. Le responsabilità” ho scritto: “[…]Una cittadinanza disinteressata alla vita pubblica e molto interessata ai propri interessi personali elegge politici, spesso mediocri, che peggiorano l’ambiente sociale, economico, culturale e ambientale in cui la cittadinanza risiede. A volte, ma non sempre, gli eletti aumentano la condizione economica di chi ha contribuito alla loro elezione […].[…] Nei piccoli Comuni i legami di parentela complicano la situazione: persone senza nessuna qualità morale, preparazione culturale e competenze ricoprono cariche elettive. In una sorta di democrazia dei clan familiari, vince la competizione elettorale chi ha più legami di parentela, di affinità e potere economico”.
Le forze politiche viestane, che hanno le palle legate dal filo spinato, al di là degli slogan all’eterno cambiamento e a generici programmi elettorali, non potranno mai avere un progetto comune che, per logica e per i tempi in cui viviamo, non potrebbe che essere improntato alla tutela e valorizzazione dell’ambiente. Un progetto comune di tale portata farebbe saltare il banco e le loro palle.
Ma la realtà è più complicata di quanto appaia. Sono tantissimi gli elettori che quando vanno al bagno devono confrontarsi con il filo spinato: hanno recintato spiagge, hanno costruito abusivamente ovunque, anche sui beni culturali, hanno villaggi, campeggi, appartamenti che insistono sugli usi civici (ma le cartelle esattoriali del Consorzio di Bonifica del Gargano sono generosamente pagate dal Comune di Vieste), non pagano la TARSU. Per non dimenticare coloro che hanno riqualificato con il cemento armato le strutture ricettive (riqualificazione che presenta profili di dubbia legittimità, per usare un eufemismo). La lista delle regalie è interminabile. Cittadini trasformati in sudditi con le lusinghe. Lo sappiamo tutti come votano queste persone.
Io non ho il filo spinato tra le gambe. Se fossi limitato nei movimenti, non potrei scrivere.
Quanti sono i cittadini di Vieste sufficientemente liberi per proporre il ricambio delle élites che siedono nel Consiglio Comunale di Vieste?
Ci sono energie nuove in grado di garantire il pluralismo?
Ci sono forze in campo capaci di costituire un’associazione politica finalizzata alla formarzione di una lista civica, distaccata dai partiti e dagli interessi economici e con l’obiettivo principale di perseguire lo sviluppo sostenibile, in grado di competere nelle prossime amministrative?
Uno degli elementi centrali nella vita e credibilità delle associazioni politiche costituite per formare una lista civica, è la rappresentanza.
C’è una società dinamica in grado di escludere dalla lista dei candidati coloro che si trovano in una qualsiasi forma di conflitto di interesse e tutti i candidati nelle precedenti competizioni elettorali (europee, politiche, regionali, provinciali e amministrative), in qualsiasi lista?
Immagino una Lista Civica dove la lista degli aspiranti candidati alla carica di Sindaco, Consigliere Comunale, Assessore garantisca le pari opportunità di candidatura tra i due sessi e l’equa rappresentazione dei giovani under 30.
Immagino una Lista Civica dove gli aspiranti candidati alla carica di Sindaco, Consigliere Comunale, Assessore, siano scelti per formare la lista dei candidati alle elezioni, sulla validità delle idee progettuali e sul programma elettorale, sulle capacità professionali e sui meriti imprenditoriali (dimostrabili da documenti, articoli sulla stampa e curriculum), dall’Assemblea dell’associazione politica all’unanimità e, qualora ciò non fosse raggiunto, a sorteggio.
C’è una società democratica e libera pronta a non farsi rappresentare da chi rappresenta solo se stessi e i suoi amici?

Lazzaro Santoro


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