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Fiumi, laghi, spiagge e caserme così le Regioni potranno fare cassa

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Il 19 l’ok al provvedimento: allo stato il 15% dei guadagni. Le spese di gestione non avranno effetti sul patto di stabilità.

 

L’acqua dei fiumi e dei laghi, la sabbia delle spiagge, le mura di fari, caserme, forti militari. E la dote che le Regioni si vedranno presto consegnare dal varo del primo decreto attuativo del federalismo. Il provvedimento è stato esaminato nella commissione bicamerale per il federalismo presieduta da Enrico La Loggia e mercoledì riceverà il via libera del Parlamento; a quel punto il governo sarà pronto per il varo definitivo della riforma. La pubblicazione in gazzetta ufficiale
è prevista per il 21 maggio. Il federalismo demaniale corre soprattutto sull’acqua. Per effetto della cessione del demanio idrico e marittimo, che si materializzerà entro i prossimi sei mesi, fiumi e laghi diventeranno proprietà regionale. Le regole prevedono un’eccezione per i fiumi che attraversano più di una regione, che resteranno allo Stato. Così le acque del P0, con buona pace dei leghisti, continueranno a essere gestite da Roma; mentre quelle dell’Adda, tutto lombardo, passeranno sotto il controllo del Pirellone Allo stesso modo la Toscana si riprenderà l’Arno, mentre L’Adige e il Tevere, fiumi interregionali, non saranno toccati dall’onda federalista. Per i laghi la ripartizione sarà triplice. Gli specchi d’acqua posti a cavallo di due o più regioni resteranno di proprietà statale. Alle regioni andranno tutti gli altri, tranne i laghi chiusi, senza emissari di superficie, che verranno donati alle province. In virtù di questa casistica, il lago di Garda, il più grande d’Italia, essendo diviso tra Trentino, Lombardia e Veneto, sarà statale; il lago Trasimeno sarà affidato alla regione Umbria , mentre il lago vulcanico di Albano, privo di emissario, sarà gestito dalla provincia di Roma. Regionali saranno le spiagge e anche i fari cadranno sotto la gestione «federale». Tra le eccezioni, la spiaggia di Castel Porziano, che fa parte della tenuta del Quirinale (tutti i beni di proprietà del Colle, insieme a quelli della Camera, del Senato e della Corte Costituzionale, sono esclusi dal piano di cessione). Ma la dote più ghiotta è rappresentata sez’altro dai beni di proprietà della Difesa. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del federalismo, sarà pubblicata una lista di immobili militari «disponibili». Le regioni e gli enti locali che lo vorranno non avranno che da presentare una domanda e si vedranno affidare l’immobile. L’operazione sarà ripetuta ogni due anni. Alcuni paletti ci sono. Le spiagge, per esempio, non potranno essere vendute, per farlo servirà l’ok dello Stato. Le spiagge potranno essere invece date in concessione ai privati, come accade anche oggi con gli stabilimenti balneari. Per fare cassa, le Regioni potranno ricorrere alla vendita del patrimonio della Difesa. Le caserme potranno essere usate come uffici o musei, oppure semplicemente vendute. In quest’ultimo caso, prevede il decreto, alle regioni resterà l’85% del guadagno, che dovrà però essere usato per ridurre i debiti regionali. Il restante 15% andrà nelle casse dello Stato, e sarà utilizzato per pagare i rendimenti dei titoli di Bot e CCT. Per evitare il rischio di speculazioni da parte dei privati, i fondi immobiliari ai quali saranno conferiti i beni trasferiti dallo Stato saranno interamente pubblici a partecipazione riservata agli enti territoriali. Altro favore alle Regioni: le spese di gestione dei beni acquisiti non peseranno sul patto di stabilità (le regole che impediscono agli enti locali di sforare i bilanci).


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