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Il PDL rivuole l’UDC alla Provincia

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La mossa per non rimanere ostaggio di Udeur e Destra. La rottura si era consumata prima delle regionali: promessi due assessorati. Oltre alle poltrone vacanti al Turismo e ai Lavori Pubblici, da ieri si è aggiunta quella al Bilancio: si è dimesso il neo consigliere regionale Di Gioia.

 

L’Udc verso il rientro in giunta alla Provincia per ricominciare a governare con il Pdl. Non era un divorzio, a quanto sembra, quello che si era consumato prima delle elezioni regionali; ma una separazione. che in queste ore sta ricomponendo il commissario provinciale del Popolo della Libertà, Gabriele Mazzone. «In linea di principio sono stati superati gli ostacoli che si erano frapposti alla permanenza dell’Udc. Spero che si concluda al più presto il discorso perché sono convinto della necessità del ripristino del quadro politico per ben governare la Provincia», dichiara Mazzone. Per spianare il rientro del partito di Casini a Palazzo Dogana, Mazzone ha blindato il possibile accordo in un incontro tenutosi venerdì scorso a Bari con i vertici regionali. Era stato il Pdl pugliese, anche sulla scorta del documento del gruppo consiliare alla Provincia, a imporre tre mesi fa al presidente della Provincia Antonio Pepe la defenestrazione dell’Udc. «La linea politica è stata approvata dagli organi regionali e sarà portata al vaglio sia del gruppo consiliare provinciale che del coordinamento del Pd», sottolinea Mazzone. Il Popolo della Libertà e il presidente della Provincia Pepe hanno bisogno di riannodare l’accordo elettorale del 2008 con l’Udc. In Consiglio Pepe ha al momento, senza i consiglieri dell’Unione di centro, una maggioranza con fiato corto, ostaggio di due voti: quello di Paolo Agostinacchio (La Destra) e di Nicandro Marinacci (Udeur). Per far rientrare l’Udc, però, bisogna trovare l’accordo sulle tre poltrone in giunta rimaste
vacanti: Turismo, Lavori pubblici e da ieri anche il Bilancio. Si è infatti dimesso l’assessore Leo Di Gioia, neo consigliere regionale. L’Udc rientrerà solo con due assessorati e almeno tre posti di sottogoverno.
 


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