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Reportage/ Il Gargano parla tedesco ma ora vuole l’aeroporto

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La faticosa ripresa dopo il drammatico rogo del 24 luglio 2007. I punti forti: prezzi competitivi, mare bellissimo, natura d’incanto.

 

Un pezzo di macchia mediterranea con larghi vuoti nel verde e quella sensazione di natura ferita a morte per la presenza di tronchi anneriti senza più chioma. Quasi una visione da paesaggio lunare quella che si offre alzando lo sguardo appena oltre la torre di avvistamento della piccola baia di Manacore, sulla litoranea tra Peschici e Vieste. Per certi aspetti è come se il tempo si fosse fermato al 24 luglio del 2007, a quella notte di fiamme e terrore per il rovinoso incendio che devastò uno dei luoghi più suggestivi di questo angolo di Puglia costringendo i turisti a scappare. Se viaggi lungo la costa del Gargano all’alba della nuova stagione balneare, dove parole, gesti e consuetudini legate alla riapertura delle strutture ricettive raccontano delle speranze degli operatori di vedere riempiti alberghi e villaggi turistici e delle aspettative di una comunità che rifiuta il ruolo di secondo piano rispetto al più celebrato Salento, sottolineando l’incanto del mare e rivendicando la nascita di un aeroporto del luogo, non puoi non sbattere contro questa storia di violenza alla natura e di ritardi, di aggressione al patrimonio naturalistico e di lentezze burocratiche. Al punto da non saper più distinguere se sia peggio la mano distruttrice dell’uomo o il continuo rinvio di provvedimenti per il ripristino dei luoghi e il sostegno delle imprese colpite. «L’incendio si è fermato su quella piccola altura — indica Vincenzo De Nittis, assessore al Turismo a Peschici e gestore dell’M3, un villaggio-vacanze ai piedi della baia —. Solo per le condizioni del vento non ha scollinato da questo versante, siamo stati fortunati ma tanti nostri colleghi no. E ancora oggi ne pagano le conseguenze». Il camping San Nicola, le cui immagini fecero il giro del mondo assieme a quelle di quanti via mare e su imbarcazioni di fortuna riuscirono a scampare al rogo, rinasce pian piano ma a costo di grandissimi sacrifici. I 5-6 milioni di euro – la cifra non è quantificabile – serviti per far ripartire l’attività di questa struttura come delle altre colpite, provengono da assicurazioni e prestiti delle banche. «Nemmeno i guard rail sulla provinciale sono stati cambiati da quel giorno e sono ancora lì, anneriti e contorti, come fossero un monumento all’incapacità di assumersi, ognuno per le proprie competenze, le giuste responsabilità accusa ancora De Nittis. Ma nonostante questo si guarda avanti con senso di sfida. Da un capo all’altro del Gargano, dalla costa di fronte alle Tremiti e fin giù a Mattinata, Punta Rossa e Manfredonia, il senso che si avverte è quello di rivalsa ma anche di autosufficienza. «Un aeroporto nostro, ecco quello che serve per far decollare definitivamente questi luoghi» dicono amministratori e operatori turistici della zona. Una lunga pista d’asfalto, dover far atterrare con sistematicità turisti stranieri e italiani. Se ne parla da anni ma oggi c’è un progetto. «Foggia è lontana da qui e poi sono trent’anni che promettono di potenziare il Gino Lisa» dice con una smorfia di dissenso Matteo D’Amato. L’imprenditore condivide con il fratello Domenico la gestione di alcune affermate strutture ricettive tra Peschici e il litorale di San Menaio, frazione di Vico del Gargano. Gli alberghi sono meta in questo periodo di bassa stagione quasi esclusivamente di tedeschi, che al mare alternano passeggiate a piedi e pedalate in bici lungo tutta la provinciale 52, tra salite e discese, schivando buche, vacche podoliche e improvvisi cumuli di rifiuti con ogni sorta di materiale di scarto. «Gli italiani cominciano col venire alla chiusura delle scuole» chiarisce. «Ma oggi si viaggia solo in aereo e noi non abbiamo più bisogno di aeroporti-giocattolo, dove scendono 50 persone al giorno». L’allusione è all’attuale scalo di Foggia. E allora si porta l’esempio di Sharm-el-Sheik. «Lì sono nate prima le infrastrutture, con l’aeroporto, e poi gli alberghi e i villaggi» si fa notare. «Vent’anni fa non c’era niente e guardi oggi quel luogo cosa rappresenta». Uno scalo sul Gargano consentirebbe di avere stagioni più lunghe, di far durare il
flusso di turisti da maggio a ottobre. «Perché qui siamo tagliati fuori, è anche la posizione geografica che ci, penalizza» interviene Gianni Ranieni, titolare di un’accorsata yogurteria nel centro storico. «Per fortuna ci cercano ancora per il mare, la natura, per il fatto di essere riusciti a contenere le forme di abusivismo» aggiunge. Peschici con le sue case bianche e i suoi traghetti e aliscafi per le Tremiti. Con i suoi problemi di approvvigionamento idrico, specie da giugno in poi, e di superaffollamento estivo. Chi non trova posto ripara (è un modo di dire) nell’altra località più rinomata della costa, un po’ più a Sud:Vieste. Con i suoi 60 degli 82mila posti letto spalmati da Rodi a Peschici, da Monte Sant’Angelo a Pugnochiuso a Mattinata, Vieste è la «regina» della ricettività sul Gargano. Un posto da 13.800 residenti che nel 2009 ha fatto segnare i.800.000 presenze (si contano i pernottamenti) e che per il 2010 vuole superarsi. «Perché parliamo di percentuali risibili rispetto alla disponibilità di posti letto» nota Nicola Rosiello, che è l’assessore al Turismo del posto. E il discorso torna alle stagioni «troppo corte», al fatto che «l’estate viene e va via in soli due mesi» e alla circostanza che «formai si parla solo di sopravvivenza e non più di sviluppo e programmazione». Cosa diversa «sarebbe invece avere un aeroporto tutto nostro, con un traffico di arrivi e partenze per sei mesi l’anno» aggiunge anche Rosiello che è però l’«anima» del progetto che è stato presentato in Regione. Due giorni fa in Comune, sempre a Vieste, il neo presidente della Confcommercio locale, Pasquale Troiano, ha voluto tenere un incontro con associati e amministratori. Si è parlato di commercio fisso e di ambulantato, di orari e spazi da occupare. «Perché dobbiamo presentarci bene, giocarci le nostre carte al meglio». E fare concorrenza, magari, alle altre località della zona e della regione Quanto ai prezzi il Gargano (tranne alcune strutture alberghiere e villaggi-vacanza extralusso tra le Tremiti, Peschici e Pugnochiuso) risulta essere forse più competitivo del Salento ma più caro del basso litorale barese. Per una mezza pensione dalla metà di luglio al 22 di agosto si va dai 90 ai 180 euro. Per un ombrellone in spiaggia, con lettino e sedia sdraio, dagli 11 ai 15 euro al giorno. Ma per disporli gli ombrelloni, i lettini e le sdraio, occorre che una spiaggia ci sia. Dal Gargano e fin giù lungo la linea di costa che bagna la «Sesta provincia», da Margherita di Savoia fino a Barletta, almeno questo non costituisce un problema: a differenza che nel Salento, infatti, e come vedremo fin da Monopoli, qui l’erosione della costa ha creato meno danni a stabilimenti balneari e lidi attrezzati. Ragione per la quale il listino prezzi è dettato non dalla penuria quanto dall’abbondanza dell’offerta. «I costi del mare — rileva difatti Antonio Capacchione, presidente regionale del Sindacato italiano balneari affiliato alla Confcommercio — sono legati esclusivamente alla concorrenza. Tanto più alta è la concentrazione di ombrelloni e lidi — aggiunge — tanto più avvertita è la competizione». Ecco spiegato, ad esempio, perché sul litorale di Barletta (che non è certo rinomato quanto altri) un ombrellone costa più che a Margherita di Savoia, dove anche con soli 5 euro (ma chi pratica questi prezzi è accusato di concorrenza sleale) prendi il tuo comodo posto in spiaggia.

Vieste/ L’assessore Rosiello: “Vi spiego perché faremo lo scalo”

— «Se sali su un aereo con destinazione Canarie, in due ore sei già a prendere il sole in spiaggia. Per arrivare qui da noi dal Nord Italia ce ne vogliono dalle 6 alle 10». Competitività. E questo il concetto cui si ispirano da sempre gli imprenditori e da qualche tempo anche gli amministratori.
A Vieste c’è un detto: chiù ind sciem, chiù pisc p’gghiem, che parafrasato significa che senza osare non si stringe niente. L’assessore al Turismo della locale giunta (governa una civica di centrodestra), spiega perché l’ipotesi di realizzare l’«Aeroporto del Gargano» può staccarsi dalla carta. «Abbiamo un progetto credibile che fonda su studi di fattibilità seri — premette infatti Nicola Rosiello —il concorso di capitali privati, i terreni disponibili e, soprattutto, la determinazione ad andare avanti». Lo scalo dovrebbe sorgere su una piana di 80 ettari (in realtà con il corredo di infrastrutture si arriva ad una occupazione di suoli pari a circa 200) che è baricentrica rispetto alle altre località di richiamo, compresa San Giovanni Rotondo, e che una variante urbanistica ha già trasformato da terreno agricolo in terreno destinato a servizi.
Ad il alimentare sogno è l’associazione Infrasud Gargano, costituitasi a Milano. A presiederla è Angelo Gianmario, consigliere regionale lombardo di origini molfettesi e componente del cda della Banca Popolare di Milano. Secondo uno studio commissionato al professor Roberto Comneno, dell’Università di Milano-Bicocca, una volta a regime lo scalo sarebbe interessato da un traffico di passeggeri da un milione l’anno compreso il turismo religioso. In Regione l’intoppo. «Ci hanno chiesto di integrare la documentazione ma noi non ci arrendiamo» assicura Rosiello. E c’è da credergli.

Piero Rossano
Corriere del Mezzogiorno

 


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