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DONNE DELLA PA IN PENSIONE A 65 ANNI

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Accolto da Roma ”l’Invito” dell’UE.

 

A partire dal 2012 le lavoratrici del pubblico impiego dovranno aver compiuto 65 anni per accedere alla pensione di vecchiaia. E’ questa la decisione presa dal governo per ottemperare alla richiesta della Corte di Giustizia europea che ha chiesto all’Italia l’equiparazione dell’età pensionabile fra uomo e donna.
La novità è contenuta in un emendamento che ha appena riceuto il via libera del Consiglio dei ministri e che sarà inserito nella manovra. Emendamento che riguarderà "una platea di 25mila donne da qui al 2019", ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale – nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi – ha voluto chiarire che la richiesta della Corte di Giustizia europea sull’equiparazione dell’età pensionabile tra uomo e donna "non riguarda in alcun modo il settore privato, non ne è neanche la premessa".
Dal canto suo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha affermato che questo emendamento non prevede una deroga per la ‘finestra mobile’ prevista dalla manovra, riferendosi alla decisione del Consiglio dei ministri in merito allo scalone unico. Questa ipotesi di bloccare il meccanismo, della finestra mobile per le dipendenti statali, che costringerebbe ad andare in pensione 12 mesi dopo il raggiungimento del requisito, è stata quindi scartata nell’ambito della riunione di oggi.
Brunetta ha poi sottolineato che i risparmi ottenuti da questa riforma sono "contenuti". "Risparmi zero – ha scandito il ministro – nel 2010. Zero anche nel 2011. Cinquanta milioni nel 2010 e 150 mln nel 2013". Brunetta ha poi precisato che le risorse saranno comunque destinate al sociale, alla non autosufficienza e agli asili nido.
Il "sacrificio delle donne sarà compensato" dai servizi alla famiglia, alla non autosuffiecienza e all’infanzia che consentiranno di conciliare lavoro e famiglia, ha sottolineato il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Da questa scelta, ha quindi spiegato, "è nata l’idea di far affluire le risorse nel Fondo strategico per il Paese, nella consapevolezza che questi servizi serviranno per allegerire il carico familiare che oggi grava quasi interamente sulle spalle delle donne italiane impedendo loro di dedicarsi con la dovuta attenzione alla vita lavorativa".
 
(fonte Adnkronos)


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