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«Eolico, 11mila posti entro il 2010 in Puglia»

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Mille posti di lavoro in più grazie agli impianti eolici, 30% di potenza installata in più nel fotovoltaico. Tutto questo in un solo anno, il 2009. Numeri da economia che galoppa in un periodo di crisi. Numeri da euforia che è però anche figlia di politiche incentivanti capaci di drogare il mercato. Nella giornata mondiale del vento, che si è celebrata ieri, in evidenza da un lato la performance della Puglia (in positivo), schizzata in vetta a tutte le classifiche per potenza di energia installata da fonti rinnovabili, dall’altro il governo (in negativo) dal quale si attendono dal 2003 le linee guida del settore.

Uno studio dell’istituto Ispo per l’Associazione nazionale energia del vento fissa a 11.714 i nuovi posti di lavoro che potrebbero nascere in Puglia, entro il 2020, proprio grazie agli impianti eolici. «La Puglia – avverte, nel corso del convegno di Legambiente Puglia su “Sole e vento per il futuro della Puglia”, il senatore, responsabile delle politiche per i cambiamenti climatici del Pd oltre che vicepresidente del Kyoto club, Francesco Ferrante – è la regione italiana con la maggiore produzione di energia eolica. Ma tutto può essere vanificato dalle scelte miopi del governo, che con l’articolo 45 sui certificati verdi taglia le gambe a un settore che ha messo a regime investimenti per 4,5 miliardi di euro». Pare che la discussione sul documento economico e finanziario potrebbe portare a una modifica del testo ed evitare quanto paventato. Ferrante, da parte sua, si augura che «il governo della Puglia e il presidente Nichi Vendola – confermino il ruolo da protagonista che hanno nel campo delle rinnovabili, spingendo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni per una rapida approvazione delle linee guida».

La strada intrapresa dalla Regione, con il suo no deciso al nucleare e un’accelerata determinante nell’implementazione non solo delle installazioni, ma anche della capacità di far sorgere un tessuto produttivo locale «autonomo» (dall’attività di ricerca e innovazione tecnologica fino alla produzione di materiali utili alle energie rinnovabili) deve però fare i conti oggi con il rischio di speculazioni. In trincea ancora una volta la Lipu, Lega italiana per la protezione degli uccelli, la quale denuncia: «paesaggio e biodiversità compromessi, deregulation urbanistica, contributi pubblici eccessivi con infiltrazioni della malavita organizzata».

A proposito del mercato drogato: «In Italia, l’eccessiva contribuzione pubblica sull’eolico, pari a circa il doppio delle media europea e valida per 15 anni rinnovabili con la ristrutturazione della turbina – scrivono dalla Lipu – è alla base di una distorsione del mercato, di spinte ingovernabili, di condizionamenti nell’adozione delle regole e nella comunicazione e di sempre più numerosi episodi di malgoverno o di vero e proprio malaffare». Lipu chiede al governo: misure a tutela di valori naturalistici e paesaggistici non ancora compromessi; rimodulazione degli incentivi per l’eolico; limiti all’insediamento di tecnologie eoliche e fotovoltaiche nelle aree non urbanizzate.

Intanto da Legambiente (ieri, al convegno per il Wind day, oltre a Ferrante, l’assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, il direttore generale di Confindustria Puglia, Piero Conversano, il responsabile Energia di Legambiente nazionale, Edoardo Zanchini, il presidente regionale, Francesco Tarantini), l’appello del presidente della sezione Puglia di Anci, Michele Lamacchia: «Basta con le multinazionali che irretiscono i piccoli Comuni pagando loro royalties fino a cinque vole il totale del bilancio dell’ente pubblico. Si stabiliscano le regole e si badi anche a fissare criteri certi per il successivo smaltimento degli impianti una volta terminato il loro ciclo di vita».


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