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Vieste – ALLA PRIMARIA IL PROGETTO “NOI PICCOLI GIORNALISTI”

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L’esperienza del corso “Noi Piccoli giornalisti mi ha riportato indietro nel tempo, a quando avevo dieci anni, come i ragazzi di questo corso e cominciai a collaborare con Radio Vieste in qualità di speaker radiofonica.

Non avevo altri compagni con cui dividere questa esperienza, perché ero l’unica piccola dello staff, ma proprio per questo i “grandi” della radio, mi hanno sempre coccolato ed insegnato molto. Nonostante la mia giovane età, Ninì passava intere giornate a parlarmi di comunicazione, marketing, pubblicità, ad insegnarmi come si parla ad un microfono e l’importanza di inviare messaggi corretti e onesti. Lui mi ha fatto capire che se di quella grande passione che era la comunicazione avessi fatto anche la mia strada professionale, sarei stata una persona felice e realizzata. L’ho fatto. Non si sbagliava.
Quando il primo giorno del corso per piccoli giornalisti mi sono ritrovata trentasei meravigliosi occhietti puntati addosso, pieni di aspettative e curiosità, ho rivisto me stessa ed ho capito che era arrivato il momento di fare ciò che Ninì aveva fatto con me: trasmettere con amore ed entusiasmo quel grande patrimonio di conoscenze, abilità e tecniche comunicative, che nella vita mi sono state di grande aiuto in molte situazioni e non solo professionali; i risultati raggiunti dai ragazzi in questi mesi di corso sono stati al di sopra delle aspettative e davanti a telecamera e microfono, temi forti come la disabilità, il maltrattamento degli animali, hanno mostrato una sicurezza da giornalisti navigati. Se questi risultati sono stati possibili però, è perché sono stata affiancata e supportata da un team scolastico straordinariamente professionale e collaborativo: dirigente, personale docente e non docente, personale amministrativo, tutti si sono prodigati per la riuscita del progetto e che dire delle tutor? Insostituibili e appassionate compagne di viaggio con le quali spero di avere ancora occasione di lavorare.
A me non resta che ringraziare tutti per la bella esperienza vissuta e sperare che il seme gettato in questi diciotto piccoli giornalisti, dia buoni frutti. Ai genitori l’importante compito di coltivare con amore le piantine e gioire per i frutti che daranno, anche quando non corrisponderanno a ciò che ci si aspettava… buona lettura a tutti!

Francesca Toto
Docente di Comunicazione dei Media presso il corso Noi Piccoli Giornalisti
 
 
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LA NOSTRA AVVENTURA GIORNALISTICA
Tutto è cominciato  il 10 Marzo 2010, nella scuola Gianni Rodari: siamo stati sorteggiati in diciotto per partecipare a questo progetto ed abbiamo così iniziato la nostra “avventura giornalistica”…Che bello, ci sono rientrato anch’io! Lo scopo di questo progetto è stato quello di insegnare a noi bambini a fare giornalismo non solo scritto, ma anche radiofonico e televisivo, cercando, diversamente da quello che succede spesso in TV  e sui giornali, di essere il più possibile obiettivi.
Nel primo incontro, abbiamo conosciuto la nostra insegnante di Giornalismo: la dott.ssa Francesca Toto, che da tantissimi anni lavora nel campo della Comunicazione e le tre insegnanti tutor: Pasquina Maggio, Antonella Mastrorocco e Concetta Ruggieri.
Abbiamo imparato cos’è un Brainstorming e lo abbiamo messo in pratica subito per scegliere il nome della nostra redazione: GIANNI RODARI NEWS; abbiamo fatto il gioco dei punti di vista, che ci ha permesso di capire come una stessa notizia può essere scritta o detta in tanti modi, creando così diverse opinioni nei lettori, anche contrastanti tra loro; abbiamo imparato come si scrive un articolo di giornale, seguendo la regola delle 5 W.+H…e poi abbiamo cominciato a registrare il nostro primo TG per Teleregione con l’aiuto di Luciano Ricciardelli, che è stato il nostro paziente cameraman. Che emozione…ci hanno visto tutti in TV, così il giorno dopo eravamo già famosi!
Nel secondo incontro abbiamo intervistato i partecipanti agli altri progetti in corso nella nostra scuola:  l’Architetto Saverio Fusco, docente del corso “La Natura nella città”, corso rivolto ad altri bambini e due mamme del corso: “Genitori con il click”.
Negli incontri successivi abbiamo avuto come ospiti: il sindaco Ersilia Nobile che è rimasta piacevolmente sorpresa della nostra curiosità sul funzionamento di un’amministrazione e sul lavoro che un sindaco svolge.
Siamo stati poi, a visitare gli studi di Ondaradio, che sono anche la Redazione del settimanale Il Faro e il Direttore Ninì delli Santi ci ha spiegato tante cose importanti sul giornalismo e su come funziona una radio. La radio è molto affascinante: c’è una cabina di regia separata da un vetro con la stanza da dove parlano gli speakers, infatti ci sono tanti microfoni. Il vetro serve per far comunicare meglio regista e speaker. Poi c’è una stanza con un grande tavolo ed è lì che si riuniscono tutti per decidere i programmi, le pubblicità ecc; fanno anche loro il brainstorming…Poi siamo andati a visitare la redazione di Teleregione, c’erano tante piccole televisioni che si chiamano monitor e da ognuna si vedeva una cosa diversa. Abbiamo visto anche lo studio dove si fa il TG della sera ed abbiamo fatto una bella foto tutti insieme proprio lì… Abbiamo passato un pomeriggio davvero indimenticabile!
Negli incontri successivi abbiamo fatto l’intervista alla pedagogista Maria Rosaria Di Rodi che ci ha parlato di come “funzionano” i nostri genitori e di come risolvere alcuni piccoli problemi che abbiamo con loro e l’intervista al Vicepresidente dell’Associazione Animalisti Italiani, Giancarlo Grandi, con il quale abbiamo discusso del problema del randagismo e di come questo si potrebbe prevenire se la gente collaborasse un po’ di più sterilizzando gli animali e non abbandonandoli.
Un incontro molto emozionante è stato quello con Annamaria Calvo, una ragazza che anche se affetta da distrofia muscolare, lavora, studia all’università e soprattutto sorride sempre. Raccontandoci della sua vita ci ha fatto capire che spesso viviamo senza renderci conto di quanto siamo fortunati a poter fare tante cose che ci sembrano scontate, come correre, camminare, sederci… Dopo avere conosciuto lei, tutti i nostri problemi ci sono sembrati piccoli, piccoli. Abbiamo incontrato i volontari della Protezione Civile Pegaso di Vieste che ci hanno fatto vedere come si interviene nelle emergenze; abbiamo parlato di religione islamica con Mohamed Benlablali e di Buddismo con Eugenia Guerra ed abbiamo scoperto che abbiamo tante cose in comune.
Dei piccoli giornalisti non potevano non incontrare un giornalista vero, così abbiamo intervistato anche Gianni Sollitto, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e di Teleregione, che ci ha spiegato tanti piccoli trucchi del mestiere e raccontato i suoi esordi.
Abbiamo fatto anche un’intervista ad un personaggio famoso: Orietta Berti che anche se non è più tanto giovane, è molto in gamba e fa tantissime cose. E dopo tutti questi straordinari incontri è arrivato il momento di trasformare la nostra avventura in articoli per il giornale Gianni Rodari News; questa fase è stata dura: raccogliere le idee, trovare le parole giuste, scriverle, correggerle, poi cambiare, riscrivere, tutto tra i fogli che volavano, penne che si perdevano ed il PC che se la prendeva comoda, lavorando lentamente…Uff che fatica fare i giornalisti! E per concludere il nostro percorso abbiamo visitato la tipografia Iaconeta per vedere come avviene il processo di impaginazione e stampa di un giornale.
La nostra speranza, dopo tutto questo lavoro, è quella di essere riusciti attraverso i nostri articoli a trasmettervi tutte le emozioni e l’entusiasmo che abbiamo provato vivendo questa esperienza nel mondo del giornalismo e chissà, magari un giorno accendendo la TV o aprendo un quotidiano scoprirete che un piccolo giornalista è diventato grande, un grande giornalista!
                                                              

Michele Ruggieri  e Pasquale Mangini

Tutti al mare
Tra poco  inizieranno  le   vacanze  estive: via i libri, via i vestiti e tutti sulla spiaggia.  Da una parte questo ci rende felici  perché  si  va al mare a fare i tuffi, a prendere il sole, mangiare i gelati…  poi essendoci molti turisti, ci facciamo molti nuovi amici e giochiamo tutti insieme; dall’altra parte siamo molto tristi perché lasciamo i nostri compagni di classe, le nostre care maestre e il nostro  super caro dirigente scolastico Paolo Soldano…. Quest’anno non è come gli altri anni perché noi frequentiamo la classe 5^ quindi questa volta non possiamo nemmeno dire “Ci vediamo l’anno prossimo” perché  dopo l’estate passeremo alle scuole medie e ci divideremo; però porteremo nel cuore tutte le persone che in questi cinque anni ci hanno aiutato a crescere e ad imparare… Speriamo che nel loro cuore resti anche un piccolo spazio per noi, così  sarebbe come non separarsi mai…Buone vacanze a tutti!

Andrea Vescera e Pasquale Pecorelli

 

Arriva l’estate

L’estate ormai è arrivata,
andiamo tutti sulla costa argentata,
nel bellissimo mare,
dove è stupendo nuotare.
Forse troverò un tesoro,
forse uno scrigno con monete d’oro,
possiamo costruire con la sabbia castelli
o i velieri più belli.
Possiamo trovare conchiglie così splendenti,
che non possiamo immaginare con le nostre menti,
ma in fondo abbiamo già un tesoro tondo, tondo
e quel tesoro è il nostro MONDO!

Federica Pastore

 

TUTTI A SCUOLA

Il nostro progetto “Noi piccoli giornalisti”non è l’unico che si è svolto nella scuola primaria “Gianni Rodari”, infatti, sono stati svolti anche altri progetti: per i bambini “La Natura  nella città”, dove si è parlato di come si cura la propria città; per i genitori “Genitori con il Clik”in cui i genitori hanno imparato ad usare il computer; infine un corso per gli insegnanti ”I can speak English” in cui gli insegnanti hanno imparato o perfezionato l’Inglese. Da un sondaggio fatto dalla nostra redazione  è risultato che tutti sono stati entusiasti di paterciparvi. Secondo i genitori, oggi, usare il PC è molto importante, la maggior parte di loro ha un computer ma lo usa poco perché è sempre occupato dai figli o dai mariti. La motivazione che li ha spinti a partecipare è stata il voler imparare ad usare il PC, stare in compagnia e conoscere nuove persone. Tutti i genitori hanno detto che è stata un’esperienza bellissima ed  emozionante  e se potessero, tornerebbero molto volentieri  tra i banchi di scuola.
Il corso”La Natura nella città”, rivolto ai bambini ha riguardato la natura in Puglia: animali, città, parchi Nazionali in Italia, in particolare quello del Gargano. A fine corso con il loro esperto, l’Architetto Saverio Fusco, hanno fatto anche trekking in Foresta Umbra. Ora hanno capito davvero quanto sia importante rispettare la natura e prima di buttare una carta per terra ci penseranno bene perché sanno i danni che questo potrebbe causare alla nostra città e all’ambiente.
Anche gli insegnanti (in questa occasione tornati a fare gli alunni) hanno trovato il loro corso molto interessante perché oggi conoscere lingue straniere, in particolare l’inglese, è fondamentale, sia perché poi devono insegnarle a noi, sia perché la nostra città è un paese turistico. Per tutti è stato bello ritornare tra i banchi di scuola pur avendo trovato delle difficoltà come il poco tempo rimanente per studiare, visto che la mattina sono a scuola da noi ma, anche l’età, dal momento che apprendere una lingua da adulti non è così semplice come per noi bambini.
L’esperto, Robert Gleeson, ha parlato solo inglese così gli insegnanti all’inizio non capivano niente poi, pian piano, hanno cominciato a comprendere sempre di più.
E’ stato divertente vederli seduti tra i banchi, sembravano proprio bambini come noi e, pensate, chiacchieravano tra di loro proprio come facciamo noi!
Sarebbe bello un corso così anche per i bambini, così lo abbiamo proposto a i nostri insegnanti che si sono impegnati a farlo….. Ricordate, ogni promessa è un debito!

Elena D’Onofrio e Paolo Potè

Genitori a raggi x

Il 9 Aprile presso la redazione “Gianni Rodari news” abbiamo intervistato la dottoressa Maria Rosaria Di Rodi, pedagogista clinica. Il pedagogista clinico aiuta i bambini a risolvere problemi di apprendimento, di relazione con i compagni e con i genitori; le nostre domande hanno riguardato il rapporto genitori figli al fine di capire meglio i comportamenti degli adulti e risolvere alcune piccole difficoltà che abbiamo con loro.
Abbiamo capito tante cose importanti degli adulti che proprio non riuscivamo a spiegarci, per esempio come mai i genitori sono più tolleranti con i fratellini più piccoli e si aspettano di più dai fratelli più grandi. La Pedagogista ci ha spiegato che questo non significa che i piccoli sono più amati dei più grandi, ma che i genitori si aspettano che i più grandi li aiutino ad educare i piccoli dando un buon esempio nei comportamenti. Anche il fatto che i nostri papà ci sembrano meno interessati a noi e ai nostri problemi, rispetto alle mamme, è un pensiero sbagliato. Stando più tempo fuori casa rispetto alle mamme, – ci ha spiegato la Pedagogista- pensano che le mamme, essendo più presenti, ci possano aiutare di più perché ci conoscono meglio. Però se abbiamo bisogno dei papà per un consiglio, basta chiederglielo chiaramente e loro saranno ben felici di rendersi utili. Abbiamo parlato anche di un problema molto attuale che è la separazione dei genitori e il fatto che spesso le mamme per ripicca non fanno vedere i figli ai papà…  Maria Rosaria ci ha detto che questo non dovrebbe succedere perché nei problemi dei genitori noi non dovremmo essere tirati dentro. I genitori si separano perché non si vogliono più bene, però a noi ce ne vogliono sempre tanto  per questo non dobbiamo pensare che quando un papà se ne va via di casa non ci pensa più… Non vivendo più insieme è normale che lo vediamo di meno ma l’amore che prova per noi è lo stesso.. Quando poi, un papà non riconosce un bambino e non gli da’ il suo cognome è perché non è pronto a fare il papà, è come se fosse bambino anche lui.
Le abbiamo chiesto come mai le mamme sono spesso ossessive e perché crescendo il rapporto con i genitori peggiora. Lei ci ha spiegato che le mamme se sono ossessive non è per cattiveria ma perché hanno paura che ci succedano cose brutte; se però noi ci comportiamo bene, parliamo con loro delle nostre cose, facciamo conoscere loro i nostri amici, col tempo loro si sentono più sicure e diventano meno ossessive. Quando si cresce e si entra nella fase dell’adolescenza poi, noi cambiamo: diventiamo più ribelli, non vogliamo farci vedere dagli amici con i genitori, ci sembra che i genitori non capiscano niente, così finiamo per litigare spesso con loro. E’ una fase naturale della vita che poi, passa, dobbiamo dare un po’ di tempo ai genitori per fargli capire che stiamo diventando grandi, se però siamo abituati a parlare con loro anche questi litigi si risolvono subìto.
Abbiamo anche capito come mai i genitori vogliono raccontare a tutti i costi ai figli di quando erano piccoli, è un modo per farci capire che noi abbiamo tutto e loro non avevano niente,quindi col loro racconto vogliono insegnarci ad apprezzare quello che abbiamo.
E’ stato bello sapere tante cose dei nostri genitori, molti di noi certe volte per capirli meglio vanno ad origliare dietro la porta della camera da letto la sera, quindi genitori siete avvertiti…. È meglio che ci parliate direttamente, tanto noi le cose le veniamo a sapere lo stesso! Genitore avvisato….

Vanessa Cariglia e Giuseppina Del Duca

NESSUNO STA MEGLIO DI NOI!!!!!!!!
 
Elena  Scoropad  è un’insegnante di scuola elementare, ucraina. Ha lasciato la sua terra e la sua famiglia da diversi anni, per venire in Italia a lavorare come badante. Come tutti gli extracomunitari è arrivata inizialmente senza permesso di soggiorno. Ricorda questo periodo con molta angoscia:     – Essere irregolari è molto brutto- ci racconta – perché vivi con la paura continua di essere presa e cacciata dall’Italia, così pur di restare, accetti anche situazioni lavorative dove vieni sfruttata. Quando in Ucraina è morto mio marito, non sono potuta partire per il suo funerale perché essendo irregolare non mi avrebbero fatto più tornare qui in Italia. Ho una figlia ed un nipotino che aiuto economicamente, non potevo permettermi il lusso di perdere il mio lavoro qui. Ora sono regolare e la mia vita è più serena: vivo in una famiglia con la quale mi trovo molto bene, però quando arriva Natale mi sento sempre un po’ triste perché vedo tutte le famiglie riunite e penso alla mia. Nonostante tutto mi sento fortunata però, c’è chi sta peggio di me.– Elena ha un sogno: mettere da parte i soldi per comprare una casa in Ucraina dove andare a vivere con sua figlia e suo nipote. Le auguriamo di cuore di riuscirci!

Annamaria Calvo invece, da quando aveva diciassette anni è affetta da distrofia muscolare; nonostante tutto lei è sempre sorridente e gioiosa, piena di voglia di vivere e di fare: lavora come tecnico informatico presso l’I.P.P.S.A.R. “E. Mattei di Vieste, studia all’università, ha tanti amici. All’inizio eravamo un po’ imbarazzati nel farle domande sulla sua malattia, ma lei ce ne ha parlato con tanta dolcezza e serenità che dopo un po’ ci siamo sentiti completamente a nostro agio. La malattia – ci ha detto – ti fa capire che dentro di te c’è un’energia straordinaria che nemmeno sai di avere, ma che nel momento del bisogno viene fuori con forza e trasforma, se lo vuoi, gli eventi negativi in meravigliose opportunità. In un certo senso, ringrazio la mia malattia, perché mi ha fatto capire che invece di starsi a lamentare per le cose che non vanno, dobbiamo cambiarle noi, il mondo può essere bello o brutto, a seconda di come decidiamo di vederlo…è tutto nella nostra testa, quindi è meglio essere positivi! Qualche anno fa, per esempio, mi è stata consigliata la sedia a rotelle, l’ho comprata, ma il mio obiettivo giornaliero è tenerla il più possibile lontano da me e ci sto riuscendo, credendoci e facendo ogni giorno terapia muscolare. Non bisogna mai abbattersi, ma lottare e credere nelle proprie capacità, è questo il segreto per vivere felici, nonostante i problemi che nella vita ci sono sempre e per tutti -.
Annamaria ed Elena con la loro testimonianza ci hanno dato una grande lezione di vita e ci hanno insegnato che anche quando abbiamo un problema, se lo affrontiamo con un sorriso, abbiamo maggiori possibilità di risolverlo. Ma l’insegnamento più grande è stato che spesso andiamo dietro a cose stupide e ci sentiamo sfortunati, quando invece, basterebbe guardarsi meglio intorno per scoprire che… Nessuno sta meglio di noi!

Graziana Pia d’Onofrio e Vanessa Micelli

Guardami negli occhi, sono l’amico tuo migliore e non ti ho mai chiesto più di quel che mi puoi dare, guardami negli occhi quando ti siedo accanto e non so nemmeno se sei un re, un barbone oppure un santo e non c’è bastonata che io non ti perdoni, ma guardami negli occhi quando m’abbandoni (G. Panariello)

Il problema del randagismo non è un problema di “animali”, ma di persone, perché comincia sempre con una persona che abbandona un animale che da quel momento viene etichettato come “randagio”. I randagi  generano altri randagi che nella migliore delle ipotesi fanno branco con altri simili, nella peggiore restano vittime di incidenti stradali, avvelenamenti o torture da parte di persone senza scrupoli. Ciò che non vogliamo ammettere è che la responsabilità di tutto ciò che accade di conseguenza al randagismo è solo ed esclusivamente dell’uomo. Ma, ovviamente, è molto più semplice prendersela con i più deboli e cioè gli animali, che con i propri simili, così gli animali vengono puniti due volte: prima con l’abbandono, poi con i maltrattamenti… e la loro unica colpa è quella di essersi fidati ed aver amato la persona sbagliata.
Abbiamo incontrato il signor Giancarlo Grandi, Vice-Presidente dell’Associazione Animalisti Italiani – sezione di Vieste e che da anni si occupa del problema insieme ad altri volontari, al quale abbiamo chiesto informazioni a riguardo.
– Oggi – ci ha detto – la legge è molto chiara in merito: l’abbandono di animali è un reato, ma nonostante questo si continua a farlo. Eppure basterebbe davvero molto poco per evitarlo e le istituzioni ce ne forniscono gli strumenti. Come in tutte le cose il metodo migliore è la prevenzione, per questo basterebbe che i possessori di cagnoline prestassero attenzione al periodo di “calore” dei loro animali che, oltretutto dura pochissimo (circa 10 giorni ogni sei mesi) e il problema potrebbe essere risolto. In alternativa è possibile farle sterilizzare. Qualcuno è contrario alla sterilizzazione, però se si mettono sulla bilancia le conseguenze di una gravidanza non voluta e della sterilizzazione, l’ago della bilancia credo che penderebbe per la seconda. Basti pensare ai tanti  cuccioli che troviamo nei bidoni dell’immondizia, o più tragicamente ai tanti animali che troviamo malmenati a colpi di bastone o a calci, feriti da pallottole o da lacci stretti che provocano infezioni anche mortali e non parliamo dei cani trovati avvelenati o impiccati…e l’impiccagione per i cani è la tortura peggiore poiché l’agonia è particolarmente lunga.
Basterebbe un po’ più di attenzione da parte di tutti e il problema potrebbe essere arginato. Forse non tutti sanno che i cani randagi per la Legge sono di proprietà del Comune  e quindi, segnalando ai vigili urbani o alla ASL locale la presenza di cagnoline randage, queste vengono prelevate, sterilizzate, vaccinate e, se c’è posto vengono tenute in canile, altrimenti vengono rimesse in libertà nel luogo in cui sono state trovate. Ovviamente con la sterilizzazione e  la vaccinazione i cani perdono la loro aggressività e diventano più sicuri per la collettività; una volta rimessi in libertà poi, vengono seguiti dalla nostra associazione. Attualmente ne seguiamo circa 150, portando loro giornalmente cibo, acqua e controllando le condizioni di salute. Il problema è che di volontari ne siamo circa una decina, troppo pochi per il numero di cani presenti sul territorio.
Di soluzioni per arginare il randagismo ce ne sono molte; oltre infatti, alla prevenzione del concepimento e alla sterilizzazione, se anche qui si divulgasse di più la cultura dei “cani di quartiere”, faremmo un bel passo avanti. Sappiamo che alcuni quartieri già lo fanno e questo è bellissimo…ma sono ancora troppo pochi.
Come ultima soluzione, se proprio non ci sono alternative, invece di abbandonarli vi invitiamo a contattarci e provvederemo noi a trovare loro una nuova casa o a prendercene cura. Scegliete voi la soluzione più adatta al vostro caso ma, per favore, non li abbandonate -.
Raccogliamo l’appello di  Giancarlo, lasciandovi il numero di telefono da contattare, sia che siate interessati a collaborare come volontari o che vogliate segnalare anche anonimamente casi di maltrattamenti su animali, sia che abbiate qualche cane da dare in adozione, grande o piccolo che sia. Chiamare sarebbe un gran bel gesto d’amore e di civiltà, a nome di tutti i randagi….GRAZIE DI CUORE!
Associazione Animalisti Italiani: Presidente Sig.ra Franca: 3316157301; Vice-presidente: Giancarlo: 3497843899

Natale Dimauro e Pasquale Marino

 

 

 

Tifosi italiani: buoni o cattivi?

Da sempre, l’Italia è stata una delle nazioni con il più alto tasso di tifoseria calcistica: basti pensare infatti, che circa il 65% della nostra popolazione è attratta da questo sport. Molto spesso però, la maggior parte di questi tifosi fa apparire l’Italia una nazionale cattiva, che vuole sempre vincere…tutto il contrario di quello che il bel gioco delle nostre squadre mostra a tutto il mondo! Se andiamo indietro nel tempo di qualche decina d’anni ci accorgiamo che gli eventi tragici causati dai tifosi sono tanti: nel 1989 prima di Fiorentina-Bologna, il pullman dei giocatori emiliani viene assalito dagli ultrà fiorentini. Dieci anni dopo, la mattina seguente del match Piacenza-Salernitana, un altro treno carico di tifosi campani prende fuoco ad opera dei supporter piacentini. Nel 2001 durante Inter-Atalanta, alcuni tifosi nerazzurri ‘’scaraventano’’ dagli spalti un motorino, mentre 3 anni dopo dagli spalti interisti viene lanciato un petardo, che colpisce il portiere del Milan, Nelson Dida, che però non riporta gravi danni. Il 2007 si può considerare come anno tragico per il calcio italiano: il 2 febbraio, ad opera del tifoso siciliano Antonio Speziale, muore l’ispettore capo della Polizia Filippo Raciti; nello stesso anno viene interrotta la gara Atalanta-Milan per scontri tra le due tifoserie; l’11 novembre invece muore il tifoso laziale Gabriele Sandri morto però (ironia della sorte) per mano di un poliziotto. Ebbene, se in Italia succede questo, nel resto d’Europa si verifica l’esatto contrario: in Inghilterra i tifosi guardano le partite a pochi metri dal campo, senza recinzioni o barriere, in Francia e Germania guai a chi urla cori razzisti ai giocatori (in Italia invece il ‘’caso-Balotelli’’ la dice lunga), in Spagna e Portogallo i tifosi, le invasioni di campo, non hanno neanche il coraggio di tentarle.
L’Italia come già detto è penalizzata da questa parte di tifosi scorretti, che gettano ombra anche quei tifosi buoni che, anche dopo una sconfitta, non si innervosiscono e cercano di incitare ancora di più la loro squadra del cuore.
Sarebbe stupendo se ogni tifoso violento rimediasse ai propri comportamenti sbagliati e che potesse prendere esempio dai tifosi corretti che tengono ancora a galla il nostro calcio. Chissà, magari un giorno potremo tornare ad andare allo stadio con tutta la famiglia e vedere gli ultrà portare negli stadi solo la loro voglia di divertimento; chissà se mai succederà, ma a me piace tanto pensarlo!

Edoardo Pio Papagni

 

 

 

 

INTERVISTA AD ORIETTA BERTI

La festa patronale di San Giorgio dello scorso aprile è stata piuttosto speciale perché, la nostra città, ha avuto l’opportunità di ospitare un concerto della cantante Orietta Berti. La redazione di Gianni Rodari News, ovviamente, non ha perso l’occasione per intervistarla e, dato che il fortunato sorteggiato per l’intervista, sono stato io, con Francesca Toto e Libero Guerra (cameraman di Teleregione), l’abbiamo raggiunta alle prove pomeridiane. La cantante ha risposto con piacere alle nostre domande ed ha sottolineato alcune cose della TV che a lei non piacciono affatto: come il modo in cui alcuni talent show, come Amici o X-Factor, illudano i giovani (anche musicalmente poco dotati) di poter diventare cantanti famosi semplicemente andando in TV ed avendo quei 2-3 mesi di popolarità. Oggi diventare famosi è più difficile anche perché il mercato della musica è in forte crisi. Il suo consiglio ai giovani è studiare e laurearsi, coltivando la musica solo come un hobby…se poi arriva il successo che ben venga, ma è meglio prepararsi un’alternativa di vita. Orietta pensa inoltre che la televisione si stia riempiendo di reality e talent show di bassa qualità, mentre una volta c’erano meno vetrine per farsi notare dalle varie case discografiche, ma più efficaci, basti pensare a Sanremo e  Festivalbar di cui Domenico Modugno e Rino Gaetano ne sono un esempio.
Ma Orietta non ha parlato solo di questo: ci ha anche detto dei numerosissimi impegni che l’attendevano dopo Vieste: concerti, fiction e partecipazioni a programmi TV…Accidenti quanti impegni, ma del resto…cantante impegnato, show assicurato!

Edoardo Pio Papagni

 

 

 

QUATTRO CHIACCHIERE CON IL SINDACO

Mercoledì 17 marzo 2010, presso l’edificio scolastico Gianni Rodari, abbiamo intervistato il Sindaco di Vieste, la Dott.ssa  Ersilia Nobile, per conoscere progetti e problemi della nostra città.
Il Sindaco è stato molto disponibile e felice di stare con noi e rispondere alle nostre domande. Perché ha deciso di fare il sindaco?
Veramente non l’ho deciso io, quando mi è arrivata la proposta di candidarmi l’ho presa come un segnale che dovevo perseguire.
Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di questo lavoro?
Uno degli aspetti positivi nel fare il sindaco è quello di conoscere molte realtà che altrimenti non conosceresti. Fra gli aspetti negativi c’è tanto lavoro e imparare a dire di no alle situazioni che potrebbero portare vantaggio a un singolo privato e non alla collettività.
E’ difficile amministrare Vieste?
Si, è sempre difficile amministrare una città perché ognuno vorrebbe le cose a modo suo, quindi come si fa si fa, si scontenta sempre qualcuno.
Perché quando vi riunite gridate e vi arrabbiate tra di voi?
Perché a volte raggiungere un accordo su qualcosa non è semplice, allora ci si scalda un po’.
Quali sono i progetti per migliorare Vieste?
Di progetti ce ne sono tanti: il porto nuovo che deve partire, stiamo rifacendo il vecchio porto dove stanno già le barche da 30 anni, pensiamo di poter creare un aeroporto, persino di poter far proseguire fino a Mandrione la superstrada che oggi arriva a Vico. Quindi i progetti sono tanti, però questi progetti devono essere sostenuti da un miglioramento delle nostre idee.
Perché ci sono edifici mai ultimati ed altri ultimati ma inutilizzati?
Io Sindaco non ho iniziato nessun edificio però devo ultimare quelli che ho trovato e ne sono parecchi. Purtroppo se gli edifici ultimati non vengono sganciati dalle primitive convenzioni e questa non è una mia competenza, non si può procedere.
Come mai ci sono strade rotte e non c’è una pista ciclabile?
Le strade si rompono per diversi motivi: i bambini che giocano, i camion che passano… di piste ciclabili ce ne sono in progetto due, però si devono costruire prima le strade.   
Lei è una  ginecologa, come mai ha scelto questa di professione?
L’ho scelta per passione ed oggi mi ritrovo ad essere mamma di tantissimi bambini che ho visto crescere nei pancioni delle mamme e che ho fatto nascere… ogni bimbo che si affaccia alla vita è per me sempre una grande emozione…
Si ricandiderà alle prossime elezioni?
Voi mi volete?(rivolta  a tutto il gruppo dei Piccoli giornalisti)
Sii (tutti in coro)
Allora lo farò e visti i consensi che ho con voi vedrò di far estendere il voto anche a i bambini!
Grazie  Sindaco e buon lavoro
Grazie, buon lavoro anche a voi, fare i giornalisti è un compito molto importante, cercate di farlo sempre con correttezza e rispetto degli altri…

Chiara Dinunzio e Andrea Vescera

 

 

Intelligente come un asino

“…  Sei un asino!” è il modo comune con cui si insulta qualcuno per dirgli che è stupido, ma in realtà i veri stupidi non sono i belli asinelli, ma solo i bambini che non studiano. Perché gli asini sono animali intelligenti che nel passato facevano molto per gli uomini, portavano carichi pesanti e si accontentavano di poco, insomma la loro sfortuna è di essere animali generosi e docili e per questo scambiati per sciocchi.
Ma non tutto è stato dimenticato, gli asini sono ancora apprezzati da molte persone. In alcuni paesi di montagna la posta viene consegnata con gli asini perché le strade sono troppo strette per poter far passare un camioncino.
Anche nelle scuole si sta cercando di insegnare ai ragazzi ad apprezzare questi animali, così nella scuola di Vieste “G. Rodari” si è organizzata una gita nell’azienda agricola Fasanella, proprio per conoscerli meglio. Aiutano l’uomo nelle attività agricole e con loro abbiamo fatto una bella passeggiata lungo un sentiero. E’ stato molto semplice fare amicizia con loro, sono così dolci, tranquilli e molto intelligenti, quindi  la prossima volta che vogliamo dare dello stupido a qualcuno è meglio scegliere un altro animale, che ne dite dell’Uomo?
Federica Pastore

 

 

 

 

…C’erano una volta gli spazi verdi

Spesso i nostri genitori ci raccontano di quando erano bambini e, dopo aver fatto i compiti, passavano i pomeriggi a giocare tutti insieme fuori casa. Intorno ai palazzi non c’era l’asfalto ma campetti d’erba dove giocavano con le biciclette, a calcio, agli indiani e tanti altri giochi che ora non si fanno più e le loro mamme per farli ritornare a casa li chiamavano dal balcone, perché i cellulari non li avevano. Da come loro ce ne parlano sembra che si divertissero proprio tanto anche se non avevano il computer; dicono che in questi campetti si potevano vedere tante cose belle: papaveri, coccinelle, lumache e quando si giocava in zone dove c’erano gli alberi qualche volta trovavano anche dei nidi o degli uccellini piccoli piccoli.
Oggi è tutto molto diverso, le mamme hanno paura a farci giocare giù perché invece dei campetti d’erba ci sono tanti pericoli: le macchine,  i drogati  e da qualche tempo hanno paura anche dei pedofili. E’ più facile far venire a casa qualche amichetto e giocare con il computer, però ci piacerebbe tanto avere qualche giardinetto vicino ai nostri palazzi, dove giocare con gli altri bambini del quartiere. Se si scende da casa c’è solo asfalto e cemento, così se giochi a calcio, a nascondino o con le bici e cadi, ti fai pure male.   
Ma perché non si fanno più spazi verdi? Quando è venuto il Sindaco glielo abbiamo chiesto Ci ha spiegato che nei piani di lottizzazione, che sono dei progetti che riguardano delle zone dove viene costruito un gruppo di palazzi, sono previsti sempre spazi comuni tra cui anche gli spazi verdi. Noi bambini non siamo ingegneri però di questi spazi verdi non è che ne vediamo molti e a dire la verità ci sembra che i palazzi siano proprio troppi. Perché invece di costruire altri palazzi non si ristrutturano le case abbandonate? Così ci sarebbero meno palazzi e più spazi da destinare al verde e quindi a noi.
Voi adulti certe volte siete molto strani, vi lamentate perché noi bambini siamo sempre davanti alla TV o al computer da soli, però non ci mettete nelle condizioni di giocare in modo diverso; ci dite che ai vostri tempi era tutto più bello e poi lo distruggete e ci lasciate in eredità solo cemento e asfalto…mah, non vi sembra di essere un po’ contraddittori?

Anna Troia

 

 

 

Chi l’ha visto prima?

E’ accaduto ad Ortanova (FG)  lo scorso marzo: i Carabinieri e i  Vigili urbani hanno litigato per chi avesse ritrovato prima un ragazzo di quattordici anni scomparso da due giorni, dopo una lite con il papà. Sia i Vigili che i Carabinieri, nella loro relazione hanno scritto di averlo trovato per primi, citando anche i nomi dei militari che avrebbero compiuto l’operazione. La situazione è finita su tutti i giornali, ma la cosa più curiosa, è che “il caso” ancora non è ancora stato risolto…chissà forse sarà il caso di chiamare la Polizia?
Pasquale Mangini e Francesco Masanotti


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