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Vieste/ Di Rodi(ex Pdl): “Ringrazio per gli attestati di stima. Nessun “inciucio” con Mimì

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Riceviamo e pubblichiamo.

 

Dopo aver preso la riflettuta decisione di consegnare la tessera dei PDL, tutto avrei immaginato nella mia vita politica tranne di far scaturire un “terremoto politico”, come da più voci sostenuto.
Per l’importanza della decisione ho ritenuto opportuno attendere qualche giorno per riflettere sulla decisione e sui suoi effetti per poter valutare più serenamente ogni commento, critica anche se alcune volte fiori luogo e tracimate in critiche personali prive di fondamento quando si sono gratuitamente espresse sulle qualità morali della mia persona.
Prima occorre tornare su quelle che sono state le ragioni del mio abbandono del partito..
Come tutti quelli della mia generazione politica, mi riferisco all’inizia degli anni ‘70 e ancor più quelli che l’hanno preceduta, si è “svezzata” e successivamente formata all’interno di quella che era – oramai pare definitivamente scomparsa – a la “vita di partito”; questa , specie per i più giovani che vi si avvicinavano, rappresentava una vera e propria esperienza e disciplina di vita, di confronto di idee e soprattutto di massimo rispetto sia per le gerarchie formatisi all’interno dei partiti, sia verso i più alti dirigenti della Provincia e della Regione
In parole povere chi “entrava” nella sezione di un qualsiasi partito, all’epoca, aspirava prima di tutto a diventare “ nù cumbà” e molti ci riuscivano.
Appare evidente che venuto meno l’ossigeno nella vita dei partiti, specie negli ultimi anni il libero dibattito, il rispetto gerarchico, di riflesso si è completamente trasformata svuotandosi di significato. la rappresentatività politica presso l’organo del Consiglio Comunale: a ciò ha fatto seguito l’assenza di ogni proficuo collegamento con gli Organi rappresentativi Provinciali e Regionali, Tutto ciò a mio parere, ha inevitabilmente dato più fona ai poteri che si annidano presso le dirigenze degli uffici Comunali, Provinciali e Regionali dell’apparato togliendo, con il passare del tempo, ogni significato, potere e rappresentatività alla politica che proprio nell’Assemblea del Consiglio Comunale trovava la sua naturale e massima espressione.
In sede consiliare, e ciò non può non essermi dato atto dagli altri colleghi, e’ scomparso il dibattito politico sui tutti i temi, importanti o meno, di confronto e dunque di proficue decisioni. E’ una constatazione ormai diffusa come a Vieste, in particolare, vi sia un’unica grande fabbrica:
quella delle critiche e dell’abbandono a sè di ogni orientamento sociale ed economico.
E’ proprio da queste valutazioni, che man mano nel tempo hanno trovato sempre più conferma che parte la lunga e personale riflessione su questo “disagio” della vita politica e di riflesso della dignità del politico che la dovrebbe alimentare.
La politica, dunque. ha così perso ogni peso specifico, sempre più scollegato, nelle dinamiche interne, dagli organi provinciali che a loro volta “subiscono” sempre più dall’alto scelte che non rispondono, quasi mai, alle realtà locali ed ai problemi che caratterizzano loro e che a volte, dinanzi anche di fronte ai drammatici problemi, soprattutto dei più piccoli comuni, non consentono di dare delle risposte ai cittadini i quali o sono totalmente abbandonati ai loro destini o, nel migliori dei casi, invitati ad arrangiarsi con conoscenze personali con il dirigente comunale di turno, anche per risolvere il più banale dei problemi del proprio quartiere,
La ragione della mia protesta e la mia conseguente decisione di abbandonare il PDL, che peraltro
decisione ha riscosso la solidarietà su tutto il fronte politico, se anche ha nell’immediato un riflesso solo mio personale, vuole rappresentare un più alto motivo di riflessione per tutta la classe dirigente la quale potrà cogliere l’occasione per aprire un dibattito interno nei singoli partiti, così da giungere alle prossime elezioni nella speranza di poter dare una nuova prospettiva alle scelte ed ai modi con cui reclutare e dare spazio a diverse componenti della nostra società civile, al fine di ottenere il contributo di intelligenze e idee, che possa porre rimedio ad uno stato di totale disinteresse ed abbandono in cui la nostra città versa che, soprattutto dal punto di vista culturale pare essere caduta irrimediabilmente in fondo.
Non vuole essere una scelta presuntuosa la mia, ma vorrei ricordare che nella vita, e in quella politica in particolare, certi disagi se non governati in tempo possono portare ad effetti devastanti di cui la storia ne è piena. Avendo sentito muoversi critiche di varia natura sulla mia decisione, mi preme sottolineare c chiarire definitivamente come la mia azione non è preordinata a nessuna strategia politica, nè presente né, tanto mena futura ovvero finalizzata ad una diversa o nuova collocazione fondata su un progetto “già pronto”, come da alcuni sostenuto. Parliamoci chiaro, non ho nessun “inciucio” con Mimì; per mia fortuna la conferma in tal senso avverrà a breve quando allo spirare del brevissimo spazio di tempo che manca allo prossimo elezioni, dove certamente non sarò più iscritto a nessuna lista elettorale né farò parte di qualche compagine politica.
Credendo di aver puntualizzato ogni residuo aspetto e dubbio sulla mia scelte, non nascondo che ho sentito sulla pelle un imbarazzo, non abituato come molti della mia generazione agli effetti che produce la moderna tecnologia di comunicazione che si chiama blog (di OndaRadio), dove a tutti è data la possibilità di dire cose serie, ma nello stesso tempo corbellerie e rimanere anonimi.
Pur non essendo abituato a rispondere a chi si nasconde dietro l’anonimato di un nikname , ma per chi mi conosce a non avere peli sulla lingua con nessuno, sono mio malgrado costretto ad usare quella stessa tecnologia per poter dare una risposta precisa ai vari commenti scritti che hanno fatto seguito all’articolo in merito alle mie dimissioni.
Al ringraziamento di tutti coloro che hanno espresso solidarietà al sottoscritto. si sono aggiunti altri che hanno inteso esprimere delle critiche che non possono che essere da me accettate nel rispetto delle regole sulla libertà ed il confronto che proprio la vita politica mi ha insegnato nel tempo, comprendendo bene che non tutti possono avere – ed anche bene che sia così – una visione su di un problema o come nel mio caso, su una scelta politica,
Quello che non posso accettare, però, delle inesattezze e dei giudizi gratuiti sulla mia persona e su coloro che hanno inteso darmi il loro consenso politico.
In particolare mi riferisco a chi in modo confusionario, pensando a voce alta, ritiene di conoscere di mie presunte pretese del ‘76, senza dirle, lasciandole evidentemente vagare nella sua zucca e senza, ancora, riflettere minimamente sulla circostanza che le Comunità Montane sono state soppresse e dunque non vi sono poltrone né da conservare, né da conquistare.
Vorrei ricordare a questo signore che nel ‘76 rifiutai la possibilità di diventare sindaco della nostra Città perché consapevole dei miei limiti e, per un senso di responsabilità politica, ritenevo opportuno rispettare le scelte dei colleghi più anziani e degli organi provinciali.
Quanto alle valutazioni sulla mia serie e moralità, che nel corso degli anni credo di aver onorato Sotto ogni punto dì vista, sia personale che imprenditoriale non è certamente un soggetto che mettendo la maschera di “zorro” può permettersi di macchiare scorgendo nella mia persona ‘ben poco di serio”; a questo signore mi permetto di invitarlo ad una prudenza negli apprezzamenti personali e proprio per dimostrargli la mia lealtà e scrietà apro, sin d’ora, se lo vorrà togliersi la maschera dell’anonimato ad un confronto anche personale per dare così ogni risposta.
Concludo ritenendo di aver offerto ogni più sereno chiarimento su tutta la vicenda delle mie dimissioni da componente del PDL di Vieste augurandomi che prenda spunto un proficuo dibattito politico nell’interesse supremo della nostra città e di tutta la classe dirigente che rappresenterà il futuro.

Un caro saluto a tutti.
Gino Di Rodi


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