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«Vendere semi di cannabis non è reato, ma il sequestro è possibile come prova»

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E’ sentenza della Cassazione. Non c’è sostanza stupefacente e quindi non c’è violazione Ma possono costituire elementi di accertamento di reato.

 

I semi di cannabis non contengono sostanze stupefacenti e quindi il loro possesso e la vendita non sono perseguibili perché non violano nessuna delle norme della così detta legge antidroga. Ma nello stesso tempo il sequestro di questi semi specie se trovati accanto a opuscoli e altro materiale che spiga come coltivare la marijuana, oggetti per fumare le foglie e altri accessori utili alla coltivazione è perfettamente legittimo in quanto il materiale serve per dimostrare l’eventuale reato di «induzione e istigazione all’uso di sostanze stupefacenti».
È la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione sulla vicenda giudiziaria di un giovane di Ruvo di Puglia nel negozio del quale erano stati sequestrati i semi di cannabis, gli opuscoli e il materiale che spiegava come coltivare la canapa e gli attrezzi per il consumo. Infatti contro l’ordinanza di sequestro di questo materiale il proprietario dei prodotti aveva presentato attraverso il suo legale un ricorso nel quale chiedeva la restituzione almeno dei semi di canapa. I giudici della Sesta Sezione Penale però hanno confermato il sequestro. «È vero che il mero possesso di semi di canapa, non aventi contenuto stupefacente, non integra alcun reato contemplato dalla legge – hanno scritto i giudici nella motivazione della sentenza- ma essi ben possono rivestire, in correlazione con altre cose sequestrate (in particolare opuscoli illustrativi delle modalità di coltivazione di piante di cannabis) prova dell’attività di induzione all’uso illecito di sostanze stupefacenti». 


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