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Manfredonia/ Goletta verde: ‘Giù le mani dalla costa’

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Giù le mani dalla costa! E’ il messaggio che ha lanciato Goletta Verde di Legambiente alla scogliera nei pressi del Villaggio dei Pescatori di Manfredonia, a ridosso del porto commerciale, dove sono già aperti i cantieri per la realizzazione della nuova Marina Grande, il quarto porto della città. Gli attivisti di Legambiente si sono ritrovati sulla scogliera a ridosso del molo di Ponente del porto commerciale di Manfredonia, l’ultima scogliera rimasta nella cittadina, e hanno srotolato uno striscione giallo con la scritta nera: ‘Giù le mani dalla costa!’. Alludendo palesemente al faraonico progetto del nuovo porto, che oltre ai posti barca prevede la cementificazione della costa per la bellezza di 48.890 metri cubi. Nel dettaglio, così come concepita, l’opera portuale di Manfredonia prevede: 658 posti barca, 900 posti auto, ristoranti, spazi eventi, locali commerciali, servizi, elisuperficie e aree verdi attrezzate, per una superficie complessiva del piano di 273.845 metri quadri, di cui circa 110 mila a terra e 165 mila in acqua, con spazi costruiti pari a 11.050 metri quadri. Per la realizzazione della Marina Grande è preventivato un investimento totale di 55 milioni di euro, il 35,6% dei quali a carico del Terzo Protocollo aggiuntivo al Contratto d’area di Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata e il rimanente 64,4% a carico della Gespo srl, la società incaricata per la realizzazione del progetto. Aperti lo scorso inverno, i cantieri per la Marina Grande hanno già compromesso la scogliera di Manfredonia e la prateria di Posidonia sotto costa, e presto aggrediranno anche l’ultima spiaggia libera della città, oltre a modificare pesantemente il regime delle onde e delle correnti creando difficoltà anche alla navigazione di pescherecci e barche da diporto. Stando alle dichiarazioni dell’ex assessore comunale all’Urbanistica, Franco La Torre, infatti la realizzazione dell’opera procede in fretta e saranno sufficienti 3 anni, contro i 4 previsti da progetto, per rendere operativa la nuova struttura. Lungi dall’essere l’ultimo caso di cementificazione delle costa di Manfredonia, la Marina Grande fa parte di un più ampio piano di ‘riqualificazione’ urbanistica e funzionale della fascia litoranea. ‘L’assalto dei porti turistici è diventato un vero e proprio escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici – commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente – un business milionario che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca spesso inutili e con relativo corollario di strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali, con il serio rischio di innescare anche gravi fenomeni di erosione costiera e scomparsa di spiagge. Progetti per cui le amministrazioni locali fanno a gara nell’intento di accaparrarsi risorse pubbliche, che in questo caso arrivano a pioggia, ma che non rappresentano certo un modello di sviluppo lungimirante del territorio. La strada dello sviluppo sostenibile passa per la conservazione e la valorizzazione del territorio e per un turismo di qualità, inteso come una risorsa intelligente’. La Marina Grande ha anche l’aggravante di essere realizzata con una quota consistente di finanziamenti pubblici. ‘Teoricamente vengono erogati per produrre posti di lavoro sul nostro territorio, che vanta il triste primato di 11 mila disoccupati – spiega Enzo Renato, Presidente Circolo Legambiente Manfredonia. Ancora. A Manfredonia non serve un nuovo porto, avendone la cittadina già tre. Oltretutto la flotta dei pescherecci negli ultimi tre anni si è dimezzata. Sarebbe invece più utile usare le risorse disponibili per una riorganizzazione delle attuali strutture portuali, prevedendo un approdo misto sia per la pesca, che per il diporto. Quello di Manfredonia non è un caso isolato, ma rappresenta la declinazione pugliese di un fenomeno ampiamente diffuso a livello nazionale. Eppure a fronte di questa miriade di progetti, è la stessa Ucina, l’organizzazione degli imprenditori della nautica, a sostenere nel suo Piano per la portualità del Mezzogiorno che non esiste un problema legato al deficit di posti barca. Semmai i problemi esistono nella loro gestione e organizzazione. A tal proposito uno studio Ucina elaborato nel 2008 stima che, senza aggiunger un metro cubo di cemento in più sulle coste italiane, ma semplicemente riorganizzando, ristrutturando e adeguando i bacini già oggi esistenti lungo la Penisola, si potrebbero realizzare 39 mila nuovi posti barca. Di cui 13.500 da realizzare subito, ossia entro sei mesi.


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