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Le Dune ovvero preziosissima testimonianza della vita su GAIA

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Ho sempre affermato una grande verità che, sono certa, posso condividere con molti dei miei connazionali: un profondo intenso amore verso uno dei più bei Paesi di Gaia.

     Quanta diversità su un territorio non certo vastissimo, basta pensare che la zona più stretta è poco più di 30 chilometri, distanza che i romani  coprivano con una passeggiata  di mezza giornata appena. Ma quanto splendore in questo stivale. Anche la forma  distingue la nostra splendida Patria. E’ un tesoro a cielo aperto, ove popoli stranieri coinvolti dalla Sua bellezza nel tempo hanno attraversato le Sue strade, la Sua storia, arricchendo la già ricca e preziosissima etnoantropologia, la Sua urbanistica, rendendo il bel Paese ancor più vario ed interessante .
Basta pensare ai moltissimi castelli, taluni dalla struttura spagnola o normanna, e alle torri d’avvistamento che ornano le nostre coste dalla struttura araba o spagnola.
     Diversità: è questo il termine che identifica la nostra bellissima regione italica. Montagne splendide dai colori diversi ad ogni ora del dì, colline dolcissime, mare dal  trasparente colore smeraldo o dal profondo intenso blu indaco.
E le coste!!! Non vi è un tratto uguale ad un altro, così diversi i paesaggi che  incorniciano lo stivale. Ripide, scoscese o piatte, ma mai monotone: è questo un aggettivo sconosciuto alla nostra Italia, donano una magia in più, una ricchezza per lo sguardo, quando al tramonto Ra infuocato scende lieve, eppur imponente,  scomparendo in un mare dai mille scintillii, salutando il dì che rinascerà da lì a qualche ora.
     Magia ! Magia sono i non altissimi rilievi che costituiscono una preziosità in più !
Non sono brulle come in altre regioni del mondo, ma pregne di vita, di elegantissimi fiori dall’intenso profumo e dai verdi più o meno intensi.
Il loro nome è duna, site lungo le coste. E non sono solo affascinanti, quasi misteriche quando il vento invernale  conversa  con i rami degli alberi o con le graminacee , sono utilissime per la salute di Gaia in generale e del nostro Paese in particolare. Ricordo un tardo mattino di primavera, una giornata riscaldata da un Ra che si era fatto spazio fra le nuvole ed un vento fresco che muoveva la bassa vegetazione ed i rami dei pini mediterranei che limitavano le dune. Avevo conquistato la cima di una di esse, in genere raggiungono  cinque o sette metri, vivendo il vento, il Ra ed il mare  quasi verde smeraldo. Un’atmosfera catartica, ero in perfetta simbiosi con Gaia, il vento fra i capelli, la sabbia che talvolta raggiungeva il mio viso senza ferirmi, Gaia mi raccontava di se, dei Tempi passati, un grillo saltellava e qualche farfalla sfiorava il mio viso rendendomi spettatrice ed al contempo  protagonista in toto di tale momento magico.
     Oltre a tale realtà le dune hanno una ricchezza che spesso sembrerebbe sfuggire a taluni: la difesa di Gaia e dei suoi abitanti. Esse, infatti, impediscono con la loro presenza il verificarsi, periodicamente ma costantemente, di un greve pericolo: ovvero di bradisismi positivi che provocano l’inaridimento del terreno spesso dedito a significative forme agricole per l’economia del luogo con conseguente desertificazione, che per motivi  diversi è, da tempo, presente in molte aree del mediterraneo.
Le dune, così fragili all’apparenza per il loro essere costituite da sabbia, possono  ben offrire un valido quanto deciso “alt” a questo disastro. E che siano semplici, costituite cioè da un rilievo dall’altezza di  5 o 7 metri con venti  sempre  costanti che  donano  pochi lati scoscesi  ed una forma  quasi piramidale, o che siano  composte, dalle dimensioni  più imponenti e spesso sormontate  da dune più piccole od infine complesse, quando i due precedenti tipi  si fondono divenendo appunto  una  struttura terza grazie  ai venti  incostanti , le nostre amiche dune vanno difese dalle ingiurie di urbanizzazione selvaggia delle coste (vedi porti turistici,spesso inutili ,estrazione di sabbia  incontrollata, antropizzazione irrazionale delle coste che, ahimè, si stanno evidenziando  fin dagli anni ‘50 od altre inutili quanto dannose iniziative ).
Nulla potrà sostituire la bellezza di simili sculture, talvolta assimilabili alle misteriche strutture del SAHARA, facendo  rivivere il dolce silenzio della natura e, se pur nel nord dell’Europa si possono fare acrobazie su dune site all’interno di taluni stati, nel nostro territorio le dune sono quasi in toto site nella zona costiera, nei  pressi delle foci dei  fiumi od in fondo al mare (in tal caso le  dune sottomarine avranno dimensioni proporzionate alle onde  che si realizzano sulla superficie).
Un mondo da scoprire, dalle forme originali quando la pioggia insiste su di esse, scolpendo dei solchi lungo i loro lati, divenendo quasi simili ai calanchi, realtà affascinanti e tipiche delle zone del mediterraneo e non solo. E, se l’aspetto “difensivo” delle nostre dune è indiscutibilmente determinante, altre realtà le rendono affascinanti , quanto necessarie per la  vita  di Gaia; mi  riferisco alla fauna ed alla flora che in esse si possono ammirare: un ecosistema unico nel suo genere per la specificità, per i colori e le forme. Accennavo ai solchi che le acque piovane provocano lungo i  crinali (amo chiamarli così quasi considerando le nostre amiche delle montagne in miniatura), è proprio in tale  zone  che si riscontra una fitta vegetazione costituita in prevalenza da fitte formazioni erbacee che danno un intenso colore verde alla duna.
     La forma vegetativa che si evidenzia è ovviamente la macchia mediterranea erbacea, quali le graminacee altresì definite pioniere, che si nutrono delle alghe decomposte e depositate in situ durante  temporali e che hanno lo scopo di trattenere fra le lunghe  foglie filiformi la sabbia trasportata dal vento (in pochi anni eleveranno la duna a 5 o 7 metri).
Tali piante arricchiscono di azoto il terreno, permettendo l’insediamento di altre specie erbacee, vedi nello specifico la gramigna delle sabbie (Elymus Farctus. Agropyron Junceum, Agropyron Junciforme), l’orzo delle sabbie (Leymus Armarius), lo sparto (Ammophila Arenara, Ammophila Litoralis), l’euforbia marina (una sua specie serviva a Circe per preparare i suoi veleni e, nel Circeo, veniva usata per  stordire i pesci) ed i muschi (Tortula Ruralis) che con i licheni formano un tappeto compatto, spesso colorando di grigio  la duna  che viene definita, per tal motivo, “duna grigia”.
Ma non è solo la duna ad essere colonizzata da vegetazione endemica, ai suoi margini  e nelle zone comprese fra le dune, quasi valli in miniatura, si possono ammirare il bellissimo iris d’acqua (Iris Pseudacorus), il gramignone maggiore (Glyceria Maxima), la  scagliola palustre (Phalaris Arundunacaea), lo giunco comune (Juncus Efusus),
lo giunco marittimo (Junceus Maritimus), la dove la falda freatica sarà in prossimità della superficie, o il lino d’acqua (Samolus Valerandi) ed il giuncheto comune (Scirpus Holascoemus).
Non di rado si possono ammirare su suoli sabbiosi calcarei perché formatosi  dall’accumulo di conchiglie.
Uno spettacolo unico, bellissimo, ma su tali specie emerge un dono che Gaia continua a donare a chi rispetta le dune: il giglio di mare, un  fiore dal candido 
colore stelliforme e dal profumo delicatissimo seppur intenso e dai particolarissimi semi trapezoidali di color nero; a tale dono di Gaia sono stati dedicati ben due musei per  poter ammirarne in toto la candida bellezza che, se pur endemico della Sardegna e della Corsica, si può ammirare in molti luoghi.
Ma una rarità fra le dune della bellissima terra pugliese sopravvive, oggetto di analisi, di progetti finanziati dall’Unione Europea e dalla Regione Puglia e realizzati dal Museo Orto botanico dell’Università di Bari: il Cisto. Una pianta che dona un piccolo e delizioso fiore a quattro petali dal delicatissimo color avorio ed dal cuoricino giallo oro.   Esso si trova nelle zone del lago di Lesina, ove il Comune ha effettuato il censimento per determinar le caratteristiche ed i prodromi per la conservazione del cistus clusii dunal o cistus di clusius.
Sempre nella zona della splendida Oasi di Lesina si possono ammirare la gariga a rosmarino, la  gariga bassa, la fiumara viscosa e l’eliantemo jonico.
Gli abitanti delle nostre dune non solo solamente le piante la cui funzione è ben chiara, ma anche la fauna costituita da deliziose farfalle (Pontia Daplecide, Polyammatus Icorus, Thymelicus Acteon), da coleotteri (Cincidela e Pinelia), da cavallete (Sphingonotis Personales ed Acrotylus Longips), da vespe (Bembix Mediterranea,  (Smieromyrun Viduata ). Non bisogna obliare i dolcissimi pettirossi, il simpatico Occhicotto, il merlo e le grucciaie. La complessa e preziosissima  diversità comprende anche la volpe, il tasso e le testuggini di terra e di palude. Un universo pregno di vita che va rispettato, anche perché con le sue ricchezze  permette l’esistenza di piante arboree, quali il bellissimo Pino mediterraneo dalla larga chioma, che arricchisce son il suo intenso profumo di resina l’atmosfera salmastra.
     Nella splendida terra pugliese un ricchezza in più, un raro tesoro trova vitalità anche grazie alle Dune. La pianta più bella e più generosa del clima mediterraneo: l’Olea Mediterranea, da qualche tempo arricchita del riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (DOP). In particolare, nella bellissima regione si possono evidenziare moltissimi ulivi millenari che donano, instancabili, il loro prezioso frutto da cui si può estrarre il preziosissimo oro verde dalle sfumature luminosissime perché imprigionati i raggi con cui Ra generosamente avvolge tale regione. Amo moltissimo questi grandi saggi tanto da scrivere una favola tesa alla educazione e al rispetto verso tale bene.
Altre preziosità fanno da cornice alle nostre amiche dune, quali i boschi di leccio,   macchie di Ginepro coccolone e di Ginepro licio, che si possono ammirare nella bellissima zona di Lesina. Le suggestive dune pugliesi si estendono per ben 130 chilometri e per l’80% sono costituite  da dune  naturali, che difendono non solo le terre  limitrofe ad esse da erosioni, da desertificazioni le profumatissime pinete, le coltivazioni degli ulivi, ma anche l’habitat umido dell’entroterra, le praterie della poseidonia, le lagune.
     La dinamica e sensibile gente di puglia ha da sempre destinato molta cura a tali ricchezze, realizzando importanti  iniziative  quali il parco dell’Ofanto, il sistema parco delle dune costiere, il SAC (Sistema Ambientale Culturale), due aree protette incluse nel progetto europeo “NATURA 2000”, finalizzate anche alla difesa delle Torri d’avvistamento ed ai cordoni dunali ove vive un raro ginepro. Significativa importanza hanno assunto nel tempo i convegni realizzati in Toscana ed in alcune zone della solare Terra Pugliese, aventi per tema il far conoscere l’importanza delle dune e della loro difesa. Sarà opportuno  continuare tale modus di conoscenza e  di responsabilizzazione anche per le dune site nella splendida misterica zona del Gargano.
     Preservare le dune in assoluto è necessario, con esse si preserveranno preziosissimi momenti di Storia, di  vegetazione rarissima, i litorali e le terre ad esse limitrofe da erosione irreversibile e dalle conseguenze gravissime già descritte.
Si potranno creare importanti Poli di Sviluppo Turistico, momenti di informazione scientifica da realizzare mediante escursioni in questo particolarissimo ecosistema e finalizzati, oltre che alla conoscenza, anche creare una coscienza e conseguente responsabilizzazione .
     Gaia ed i suoi splendori parlano agli esseri sensibili dei propri doni ma anche a coloro che vedono tale ricchezze in veste economica. Gaia dedica il suo amore a tutti. Occorre ascoltarla, sempre. I sensibilissimi e dinamici  figli della bella, splendida, solare terra pugliese hanno da sempre dimostrato di esaudire i desideri di Gaia.
    Il Gargano, e la Puglia tutta, non potrà e non dovrà mai subire le ingiurie che in altri  luoghi del  Pianeta  sono “normale  agire”.
     Se rispettate nelle Sue diversità, nelle Sue preziosità, e le dune sono una preziosità,  doneranno gioia, arricchiranno lo spirito con i suoi colori, i suoi profumi, le splendide diversità per molti secoli ancora, rendendo il quotidiano più lieve, più salubre, perché arricchito da tali meraviglie catartiche.

 
                                               Carolina  Benincasa


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