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‘Siponto: una città ‘abbandonata’ nel Medioevo’

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Il sindaco Riccardi: "Bisogna riportare alla luce e valorizzare le testimonianze della nostra identità culturale". “Una iniziativa che arriva da lontano, condotta tra approfonditi studi e faticosi scavi fin da quando ero assessore alla Provincia di Foggia”.
Ha esordito così il sindaco Angelo Riccardi, intervenendo all’inaugurazione della mostra ‘Siponto: una città ‘abbandonata’ nel Medioevo’, svoltasi nel pomeriggio di martedì 20 luglio 2010, presso la sala pentagonale del bastione dell’Annunziata, nel Castello di Manfredonia.
Promossa dall’Università degli Studi di Bari in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Direzione Regionale e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia nell’ambito del progetto ‘Valorizzazione Museale della Civiltà Sipontina’, finanziato dalla Regione Puglia, l’esposizione costituisce una prima forma di musealizzazione dei frutti della ricerca, in attesa della sistemazione definitiva nel Parco Archeologico di Siponto.
“Colgo l’occasione, oggi, per confermare ciò che sostengo da tempo –ha continuato il sindaco-, e che è stato uno dei miei cavalli di battaglia durante la campagna elettorale: è necessario portare alla luce e valorizzare quel patrimonio inestimabile che giace, ancora nascosto, sotto i nostri piedi.
Il Parco Archeologico di Siponto rappresenta un punto fermo del nostro programma di governo: nonostante il momento difficile di crisi economica, non apporteremo tagli al settore della cultura ma, nei prossimi anni, punteremo con forza a valorizzare i beni archeologici di cui Manfredonia è ricca. Ricorreremo a strategie di compensazione per avviare interventi sempre più cospicui e rilevanti, e riportare in superficie le testimonianze della nostra identità culturale: perché questi oggetti, carichi di secoli, sono capaci di raccontare molto della nostra essenza di ‘sipontini’. Del resto la sinergia tra il nostro patrimonio culturale e il territorio sarà significativo elemento per Manfredonia anche in chiave di sviluppo economico e sociale”.
Gli scavi, diretti e coordinati da Caterina Laganara, docente di Archeologia Medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo barese, hanno restituito oggetti di eccezionalità documentaria, come la ‘quadrangula’: la placchetta rituale, raffigurante gli apostoli Pietro e Paolo, testimonia di una Siponto che, verso la metà del XIII secolo, era porto da cui i pellegrini si imbarcavano per la Terrasanta.
Questo è solo uno dei tanti rinvenimenti che lanciano sprazzi di luce sul periodo medievale della nostra cittadina, quando Siponto divenne uno dei ‘villages désertés’ della Daunia, abbandonata dai cittadini perché malsana e acquitrinosa.
Ci parlano di quel tempo anfore, ciotole, piatti e stoviglie di ceramica decorate con figure di cervi e pesci; su una ciotola, un corvo stilizzato, decorato con motivi vegetali, afferra con il becco una palma resa iridescente da tocchi turchesi. “Questa decorazione è stata scelta come logo della nostra mostra”, ha chiosato Teresa Cinquantaquattro, soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia, presente alla mostra insieme a Grazia Distaso, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Bari e a Ruggero Martines, direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia; quest’ultimo ha sottolineato l’importanza di creare, con questa esposizione permanente, “un più intimo legame tra la Siponto vetus e quella novella, vale a dire Manfredonia”.
In conclusione Caterina Laganara ha confessato il segreto auspicio che, nel tentativo di mettere a fuoco il volto postclassico della città, si possano ritrovare anche le vestigia di quel palatium dei Longobardi, di cui parla lo storico Paolo Diacono.

Ufficio Stampa e Comunicazione – Comune di Manfredonia


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