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Cerignola/ Discarica chiusa suona l’emergenza rifiuti per 30 paesi

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Ancora priva di depuratore, la discarica di Cerignola, e con lavori in corso per l’adeguamento è stato chiesto il dissequestro alla Procura.

 

E’ già emergenza rifiuti nei trenta Comuni che fino a mercoledì conferivano i loro rifiuti solidi urbani nella discarica consortile dell’Ato Fg/4 di Forcone —Caciero posta sotto sequestro giovedì dai Noe a causa della mancata dotazione degli impianti di raccolta e depurazione delle acque piovane. Ieri mattina 1’ architetto Francesco Vasciaveo amministratore unico di Sia Srl, il braccio operativo dell’Ato, di cui gestisce gli impianti, si è recato a Foggia in Procura (accompagnato dal legale Rosario Marino) per presentare una istanza finalizzata ad ottenere la facoltà d’uso della discarica. Contestualmente è stato consegnato al Pm di turno il progetto, già pronto da tempo per la realizzazione dell’impianto. Ed ora si resta in attesa di conoscere le determinazioni della magistratura foggiana per capire se e quando sarà possibile nuovamente conferire i rifiuti di trenta Comuni della Provincia di Foggia (Cerignola, Orta Nova, Stornara, Stornarella, Ordina, Carapelle, Zapponeta, Monte 5. Angelo, Manfredonia, Mattinata, Vieste, Peschici, Rodi Garganico, Vico, Carpino, Sannicandro, San Marco in Lamis, Lesina, Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate e Tremiti) che quotidianamente conferiscono nell’impianto cerignolano circa 600 tonnellate al giorno di rifiuti. Inutile dire che, dovesse perdurare il sequestro, i riflessi della chiusura della discarica di Cerignola, che per anni ha svolto un ruolo di supplenza alle altrui inadempienze rischia di avere effetti molto negativi sia sul piano igienico — sanitario che dell’immagine, posto che tra i Comuni attualmente bloccati dai cancelli chiusi vi sono anche diverse località turistiche. Non a caso ieri la Prefettura, terminale delle preoccupazioni delle numerose municipalità interessate, si è tenuta in costante contatto con Vasciaveo per conoscere gli sviluppi della vicenda che tuttavia rimane ancorata ai sigilli del sequestro. In provincia di Foggia non ci sono impianti capaci di recepire quella quantità di rifiuti, mentre lo stoccaggio appare forse possibile (con conseguente aggravio di costi) nel barese, anche in impianti privati. Ovvio che nessuno dei Comuni può decidere dove portare i rifiuti senza che vi sia una apposita ordinanza della Provincia o della Regione Puglia, soggetti costantemente informati dell’andamento delle cose dall’Ato Fg/4. Inutile dire che una ordinanza che disponga lo stoccaggio dei rifiuti in altri impianti, comporterebbe una lunga sospensione dell’attività di un impianto che si è rivelato indispensabile per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Capitanata ed oltre avendo ingoiato, due anni fa, anche i rifiuti provenienti da Lecce in ossequio ad una delle tante ordinanze che hanno ridotto notevolmente l’aspettativa di vita dell’impianto ormai stracolmo nei primi tre originari lotti (con vari sopralzi) ed in esercizio grazie ad un quarto lotto si soccorso, in attesa del via libera regionale (in tema di autorizzazioni e finanziario)al quinto lotto, in simbiosi con le linee di lavorazione dell’attiguo centro integrato del ciclo dei rifiuti. Lungi da noi l’idea di mettere in discussione l’operato della magistratura. Ma probabilmente, viste le temperature, i risvolti turistico —ambientali ed il fatto che si sta discutendo di acque piovane e non di percolato, forse sarebbe stato opportuno attendere un paio di settimane prima di emettere un provvedimento in ogni caso sacrosanto e necessario. Diverso sarebbe stato se si fosse trattato di percolato. Ed in effetti il progetto generale di depurazione dell’Ato Fg/4, già elaborato e fermo al palo per mancanza di fondi, comprende sia il trattamento delle acque piovane che quel- lo del micidiale ed inquinante percolato, ma richiede un investimento di tre milioni di euro. Una cifra tutto sommato sostenibile se la partita doppia di Sia Srl potesse contare in maniera certa sulle entrate così come è soggetta a fare per le uscite. Le inadempienze alle scadenze vengono sia dai Comuni del bacino che da quelli extrabacino. Ed i risultati sono questi.

ANTONIO TUFARIELLO

 

 

 

 

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