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Vieste/ CHARLIE E CHICCO STORIA DI UN’AMICIZIA SPEZZATA

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Spesso gli esempi più belli di amore, amicizia e solidarietà ci vengono da quegli esseri che in modo molto semplicistico e talvolta dispreggiativo chiamiamo “animali”.

Charlie e Chicco: due cani randagi di quartiere di via Pertini a Vieste. Charlie, un meticcio con caratteristiche di spinone,  Chicco, un meticcio con tratti da maremmano. Entrambi accomunati dall’infelice sorte di essere stati abbandonati; erano conosciuti in tutto il paese per le loro passeggiate e le loro corse sulla spiaggia di S. Lorenzo, sempre in coppia. Charlie più socievole e sicuro di se’ rappresentava per il più timoroso ed introverso Chicco un riferimento importante. Chicco si faceva accarezzare solo se Charlie si faceva accarezzare, Chicco andava dove Charlie andava. Avete mai provato a guardare un randagio negli occhi? Provateci e per un istante avrete la sensazione di avere di fronte un uomo, perché quegli occhi comunicano tutta la solitudine, la paura e la voglia di amore che ritrovereste negli occhi di una persona sola ed impaurita. Tutte le volte che mi fermavo per accarezzarli li vedevo chiudere gli occhi come chi vuole godersi quel momento d’affetto, perché non sa quando ne ricapiterà un altro. Charlie e Chicco erano amati da molti nel quartiere: i bambini  portavano loro da mangiare e una carezza e una coccola la rimediavano un po’ da tutti coloro che dai portoni della zona entravano ed uscivano. Per essere dei randagi erano tutto sommato fortunati. Quando lo scorso autunno li ho conosciuti, Chicco era un ammasso di pelo sporco ed arruffato, al punto tale da camminare e vedere con molta difficoltà. Solo lo scorso giugno grazie all’intervento degli amici dell’Associazione animalisti italiani e di un veterinario si era riusciti a prenderlo e a tosarlo: ne era venuto fuori un cane bellissimo e persino la sua andatura ed il suo fare sembravano più disinvolti. Il suo collarino rosso spiccava in contrasto con il suo bellissimo pelo bianco e, sempre con il suo fedele amico Charlie in giro per il paese, sembrava volesse mostrare a tutti il suo nuovo look. Ma un giorno tutto cambia: Chicco viene accusato di aver morso qualcuno perciò per lui viene spiccato un “mandato di cattura”; c’è chi sostiene che si tratti di uno scambio di “animale” ed il responsabile della cosa sia invece, un maremmano a pelo lungo non randagio, ma la ASL sostiene che le accuse siano proprio contro di lui… è lui il cane segnalato ai Vigili Urbani e così una mattina di buon ora Chicco viene inseguito, gli viene “sparata” una freccetta narcotizzante per sedarlo perché è agitato, ha paura, fugge, ma l’effetto della freccetta non è immediato quindi Chicco continua a fuggire ma dopo un po’ barcolla, rallenta, è in mezzo alla strada, passa un’auto e lo prende in pieno. La corsa di Chicco finisce qui….mentre la sua vita finirà un’ora dopo nello studio del Dott. Sgherzi, nonostante gli inutili tentativi per salvarlo. Giusto? Sbagliato? Colpevoli? Innocenti? Non importa…. Chicco non c’è più e a Charlie non importa sapere come è andata. Lui sa soltanto che da questo momento è solo ed anche quell’unico amico con il quale aveva condiviso gioie e dolori, corse sulla spiaggia e cibo, non c’è più. Da quel giorno Charlie non mangia quasi più e scodinzola sempre meno. Non è nemmeno più interessato alle coccole dei passanti… si è ammalato di quella malattia che noi “esseri umani”’ chiamiamo DEPRESSIONE… e forse nemmeno sappiamo che anche gli animali ne soffrono. Chissà se ne verrà fuori. Qualcuno ha poi pensato di “aiutarlo” a raggiungere il suo amico Chicco gettando nella ciotola della sua acqua del detersivo…..
Questa è la storia di Chicco e Charlie amici per sempre….fino alla morte… e l’ho voluta raccontare per far comprendere di quanta sensibilità e amore sono dotati gli animali e quanto dolore e sofferenza provochiamo loro facendogli del male. Gli animali si possono amare o non amare ma non abbandonare o maltrattare, perché è il cane abbandonato che genera poi, quelli che chiamiamo “randagi”. Il problema del randagismo è un problema causato dagli uomini e se qualcuno deve pagare, che siano gli uomini, non gli animali a cui il destino riserva la beffa non solo di essere abbandonati ma, anche maltrattati, torturati e talvolta uccisi proprio per il loro stato di “randagi”. Se ognuno nel proprio piccolo tenesse sotto controllo le nascite dei propri animali il problema potrebbe essere arginato. Il problema va risolto all’origine ed è inutile prendersela col Comune, la ASL, i volontari dell’Associazione animalisti o gente comune che porta da mangiare agli animali…. nulla si può contro l’ignoranza ed il menefreghismo di noi cittadini comuni. Il lavoro, come in tutte le cose, deve essere di squadra, altrimenti non si va da nessuna parte…. Un solo monito agli Enti preposti: controllate e punite coloro che gli animali li abbandonano, quelli che li portano qui da altri paesi, si vedono spesso cani spaesati e si capisce che non vengono dalle campagne; Gino Vaira, Dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune di Vieste, mi ha detto che abbiamo una popolazione canina, superiore a tutti i comuni della nostra provincia e questo fa riflettere:  si vuole forse creare il problema per strumentalizzarlo e magari venire da fuori a farne un nuovo business?
A quanti continuano a gettare polpette avvelenate agli animali, detersivi nelle ciotole dell’acqua, a prenderli a calci, impiccare e torturare animali…. Io dico: non risolverete il problema così, perché tanto per un cane che si uccide ce ne sono altri 3 che vengono abbandonati e si moltiplicheranno. Cerchiamo invece di avere più tolleranza verso i cani che ci sono ed impegniamoci tutti più seriamente a risolvere il vero problema che è l’abbandono. I risultati si vedranno di sicuro e almeno così Chicco e tutti quelli come lui, non saranno morti invano. Ciao Chicco, questo articolo te lo dovevo.

Francesca Toto

 

 

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