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Rodi Garganico – “Caffè artistico-letterario” con Lidia Croce e Sergio d’Amaro

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I Caffè letterari hanno caratterizzato la vita intellettuale in molte città europee. Davanti alle tazzine fumanti di caffè si sono intrecciate discussioni filosofiche e artistiche, sono nati manifesti politici e letterari, sono stati organizzati “complotti” libertari, tanto che come scrive Piero Bargellini: "Non si potrebbe scrivere una pagina di storia né letteraria né artistica dell’Ottocento senza citare il nome di un Caffè".

 

Uno dei più famoso e antichi Caffè letterari italiani è il “Caffè Greco”, in Via Condotti, poco lontano da Piazza di Spagna, a Roma. Nasce nel 1760, quando in un documento appare il nome del suo proprietario "Nicola di Maddalena caffettiere, levantino" (ecco perché si chiama Greco). Col passare del tempo, la clientela diventa sempre più internazionale e variegata: qui si incontrarono i personaggi più creativi e brillanti d’Europa.
Quali Caffè hanno svolto questa preziosa e stimolante funzione sul Gargano? A Peschici, negli anni sessanta, il Bar Barocco di Rocco Tavaglione ospitò artisti del calibro di Romano Conversano, Alfredo Bortoluzzi, Manlio Guberti, Andrea Pazienza e giornalisti come Francesco Rosso, Libero Montesi e
Camilla Cederna. A loro va il merito di aver fatto di Peschici un luogo di attrazione internazionale, e che  valse alla "perla del gargano" il lancio come luogo ideale dell’anima e degli artisti, oltre che centro turistico ambito dai “grandi viaggiatori”.
A Rodi Garganico, tutta concentrata verso la “movida” del nuovo porto che ha visto frotte di aspiranti stelline e tronisti attratti dai casting di Lele Mora, qualcuno incomincia a pensare che non è questo l’ideale per la “Città”, che  ci vuole ben altro per connotarne la valenza e l’immagine. In che modo? Sperimentando la formula accattivante di  un  caffè artistico-letterario. E’ l’elegante saletta del “Caffè- Pasticceria Rodi”, dei fratelli Caputo e di Maria d’Errico, in Corso Madonna della Libera, che si propone come luogo  di ritrovo di intellettuali e artisti che si aprono così ad una nuova comunicazione con il pubblico dei non addett ai lavorii, da sempre restio a forme "alte" di cultura.
Il Caffè Rodi ha già ospitato  i quadri del maestro Arnaldo Dini, in vacanza sul Gargano. Adesso ci ritenta con un interessante evento settembrino co-organizzato insieme a tre associazioni “storiche” del Promontorio”: il Centro Studi “Martella” , il Centro di cultura “Uriatinon”  e "Il Gargano nuovo".
Chi saranno gli “animatori” del primo caffè artistico- letterario del Gargano?
Nell’appuntamento di sabato prossimo, 18 settembre 2010, (ore 18.00) a colloquiare con il pubblico presente saranno lo scrittore Sergio d’Amaro e la pittrice (e scultrice) Lidia Croce. Presenteranno, rispettivamente "Romanzo Meridionale" e l’olio su tela "Agrumeto garganico", opere ispirate
all’epopea agrumaria del Promontorio. Interverranno, fra gli altri, Teresa Maria Rauzino, Rosanna Maria Santoro e Pietro Saggese. Vi aspettiamo, anche per degustare insieme un buon caffè Illy,
naturalmente accompagnato dalle "delicatessen" della Pasticceria "Rodi"!

CHI E’ SERGIO D’AMARO
Sergio D’Amaro, nato a Rodi Garganico, è uno degli intellettuali più eclettici del panorama culturale pugliese. Ha pubblicato testi di poesia, narrativa e saggistica. Collabora alle pagine letterarie di quotidiani e riviste nazionali. Tra i suoi titoli più significativi ricordiamo:" Le caselle mancanti
(1986)", "Il ponte di Heidelberg (1990)", " Canti del Tavoliere (2003)", "Beatles (2004)", "Terra dei passati destini ( 2005)", "Un torinese del Sud (in collaborazione con G. de Donato, 2005)", "Il nostro Adriatico. Dall’una all’altra sponda" 2006). Nel romanzo breve " Romanzo meridionale", D’Amaro racconta la vita e le speranze della marineria rodiana sulle rotte dell’Adriatico, e non solo.
Il contesto temporale è tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento, quando centinaia di barconi e di trabaccoli attraversavano l’Adriatico per portare i “pomi citrini” e altri prodotti garganici nelle terre affacciate sulle sue sponde verso Venezia, Trieste, la Dalmazia,  inoltrandosi via terra fino alle grandi capitali come Vienna, Budapest e Mosca.

Venivano commerciati soprattutto arance e limoni, ma anche pece, manna, olio, frutta secca, tartaro di botte, bacche di lauro, in cambio di tessuti pregiati, legno, prodotti artigianali in ferro, vetro, cristallo, ecc. L’epopea commerciale del Gargano, avviata dal rodiano-triestino Isidoro Tomas, si spinse verso gli Stati Uniti, richiamando sulla sua scia, all’esplodere della crisi economica di
fine Ottocento, frotte sterminate di emigranti.
Questo libro narra la vita e le speranze dei protagonisti e comprimari di quelle vicende, in uno stile originalissimo, caratterizzato da una  singolare “miscidanza”  di lingue e di culture, tra grande e piccola storia.

CHI E’ LIDIA CROCE
Nata a La Spezia da una famiglia originaria di Canosa, ha studiato all’istituto d’arte di Bari cominciando poi ad insegnare educazione artistica negli istituti di varie città italiane come Pienza, San Quirico d’Orcia, Poggibonsi. Trasferitasi successivamente a Siena, sua città d’adozione, ha continuato a produrre ed esporre le sue opere in diverse città d’Italia. La Croce nei suoi dipinti mostra un segno grafico deciso, che contraddistingue tutta la produzione. Dipinge olii su tela e sanguigne ed inizia a scolpire soggetti a carattere mistico e mitologico, servendosi di diverse materie, dall’argilla al bronzo. Nel 1985 firma un’esposizione personale a Los Angeles, presso lo Spazio Italia e nel 1997 espone per l’Università degli studi di Siena, per la quale realizza la scultura "Radice Quadrata" che tuttora orna la facoltà di Matematica.

Alla fine degli anni novanta, la sua attività la porta sempre più frequentemente in Puglia, terra alla quale è da sempre legata e che gli tributa  grande stima, ospitando le sue opere e in alcuni casi offrendo il proprio territorio come sfondo espositivo permanente. Nel 2003 per la Comunità Montana del Gargano Lidia Croce realizza un monumento bronzeo di grandi dimensioni, il "Diomede", oggi esposto in sede permanente nella corso principale di Peschici. Nel 2004 realizza il suggestivo e
beneaugurante “Risveglio di Kalena”, donandolo al Comune di Peschici (dove è esposto nella Sala Giunta a ricordare agli amministratori che il loro impegnoper il restauro dell’abbazia non può essere disatteso). Nel 2006, a San Giovanni Rotondo, espone cento grafiche a inchiostro e sanguigna all’interno della chiesa di San Pio di  Renzo Piano. Nel 2008 realizza un grande olio su tela:"la Francigena", e una mostra personale nell’atrio del Comune di Peschici, esponendo una sanguigna sull’incendio del 2007, che dona poi ai pescatori protagonisti dell’eroico salvataggio in mare
degli ospiti dei villaggi turistici percorsi dal fuoco. Nel 2009 espone presso la cattedrale di Ognissanti a Trani delle tele ispirate ai Templari. A Peschici è in corso in questi giorni una sua personale a Palazzo della Torre.


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