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Allarme Aids in provincia di Foggia. La vera epidemia non è l’influenza

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L’allarme di Tino Grisorio. La sindrome HIV colpisce essenzialmente immigrati (tanti) che non curano la loro sieropositività. Manca l’informazione. E intanto tre prostitute sono morte di AIDS in 3 mesi. I clienti che non hanno usato il condom ora sono malati.

 

Allarme Aids in provincia di Foggia. La vera epidemia non è l’influenza, ma il pericolo di contagio da Hiv. Parlando con esperti del settore, è emerso che esiste un pericolo Aids nella nostra provincia e va imputato soprattutto alla densa presenza di extracomunitari, che in buona parte dei casi arrivano in Italia totalmente disinformati e spesso, addirittura già inconsapevolmente ammalati. Il problema principale è proprio questo, ossia la guardia bassa sull’informazione e la carenza di
strutture, nella nostra provincia, capaci di offrire aiuto ai poveri immigrati che attraccano disperati sulle nostre coste. Esistono ambulatori e consultori al quale gli extracomunitari potrebbero e dovrebbero rivolgersi, ma non svolgono servizio di accoglienza in maniera competente ed efficiente tale, da poter soccorrere e favorire l’ingresso degli immigrati, iniziando dalla spiegazione dei sintomi della malattia ai neo arrivati. Questo genera diffidenza nei ‘trapiantati’, che spessissimo, anche quando viene diagnosticata loro la sieropositività, scappano e non seguono le terapie del caso. Un discorso a parte merita il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Foggia, dove oggi ci sono più di 400 persone sotto controllo, di cui buona parte sono extracomunitari. E’ quello l’unico vero centro di riferimento dove si possono trovare tutte le risposte del caso. Oltre ai 400, a molti altri è stata accertatala malattia, ma probabilmente per ignoranza non hanno creduto alla diagnosi e hanno preferito fuggire o rivolgersi a cure alternative ‘farlocche’ .Al fianco dell’ignoranza non bisogna dimenticare di metterci la paura. Uomini e donne, soprattutto africani, che arrivano a Foggia hanno un grado di fragilità centuplicato, rispetto ad un comune cittadino, che detta istintivamente i tempi di reazione. Le nostre leggi non favoriscono la loro integrazione completa ed il risultato non può che essere questo. Molte di queste donne sono quelle che si prostituiscono sulle nostre strade. Fino a ieri si dovevano percorrere alcuni chilometri per trovarle. Oggi anche alle porte della città sono in bella mostra. Fonti informate assicurano che una buona percentuale delle prostitute della provincia sono sieropositive. Tre di loro sono decedute proprio nei mesi estivi proprio nel reparto di cui è dirigente responsabile, Benvenuto Grisorio, noto perle sue inesauribili battaglie sull’aids e per il suo grande lavoro di ricerca che lo ha portato in tutto il mondo. Lo stesso medico conferma il fenomeno: “E’ vero che il fenomeno è in crescita-ha dichiarato al’Attacco, Benvenuto Grisorio — e purtroppo è una questione che riguarda soprattutto gli extracomunitrari, perché arrivano qui totalmente disinformati, spesso già malati e noi stessi non riusciamo poi a colmare questo vuoto d’informazione. In troppi casi arrivano già in stato terminale oppure non vogliono sottoporsi alla cura. Ormai di aids non si muore più se si fa una buona terapia. Ma attenzione – ha aggiunto il responsabile del reparto – non è una crescita dovuto ad una maggiore diffusione del virus, ma ad un calo dell’attenzione, perché adesso la malattia non è più mortale, ma cronica e ci si preoccupa di meno”. Altre fonti vicine al reparto, garantiscono che molte di queste donne, costrette a lavorare sulla strada, non hanno mai fatto le analisi in vita loro nonostante il rischio che ogni giorno corrono avendo rapporti con diversi uomini ogni giorno. Arrivano in Italia e senza nessun titolo sanitario che le protegga, svolgono il loro ‘incarico’ probabilmente accompagnate da un incosciente, ma consapevole, fatalismo che poi, come nel caso delle tre giovani donne africane decedute a luglio porta alla morte. “Le prostitute sanno di correre rischi – ha invece contestato Grisorio – e la maggior parte di loro pretende l’utilizzo del preservativo, mentre molti clienti richiedono di ottenere rapporti senza precauzioni. Il problema sta tutto qui. E’una malattia che si trasmette sessualmente quindi è costante, e se è in aumento è perchè oggi è calata l’attenzione e non si ha più la stessa paura. Poi stiamo parlando di una malattia che si trasmette sessualmente— conclude Grisorio —motivo per il quale il pericolo aumenta perché spesso è praticato senza nessuna attenzione”. Questo discorso vale soprattutto per i clienti, abituali e non, delle lucciole che affollano ormai tutte le arterie stradali della provincia. Non sono pochi i professionisti che comprano sesso. E’ inutile girarci troppo attorno, perché la conoscenza del fenomeno e della sua gravità è fondamentale in questi casi. Per questo è più semplice stupirsi che un professionista, indubbiamente più informato, possa correre questi rischi. Un fischio costante perché legato al sesso, e quindi profondamente insito in tutti gli uomini che spesso hanno anche avventure extraconiugali, contraggono la malattia e poi contagiano anche il partner ufficiale, a cui ovviamente non hanno confessatole altre relazioni. Tornando al fenomeno extracomunitari, pochi giorni fa, nel reparto malattie infettive, i medici hanno riconosciuto in un ragazzo proveniente dalla Guinea Bissau, il virus dell’Hiv. L’uomo non ha creduto alla diagnosi dei camici bianchi, convinto di conoscere perfettamente i sintomi della malattia e di sentirsi benone. Ecco l’altro lato oscuro della malattia e del pericolo per gli extracomunitari: la diffidenza. Una sensazione comprensibile, ma generata da noi che apriamo le porte agli immigrati con i se e con i ma, senza considerare che si tratta di persone. “Arrivano spaventati – chiude Grisorio – e poi quando diagnostichiamo la malattia non vogliono ammetterlo, ma questo vale per tutti i malati di aids, anche quelli italiani, qui non c’è alcuna differenza”. Incontrovertibile. Come è incontrovertibile che le leggi relative al reato di clandestinità non alutano a dare fiducia a quanti potrebbero aver contratto la malattia ma non si sottopongono altest per paura di essere individuati ed espulsi. A questo si aggiunge una copertura mediatica carente, appiattita sulle informazioni acquisite in questi anni che hanno attenuato la percezione della malattia, ma non il suo potere.

Luca Preziusi
L’Attacco


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