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Fitto: il federalismo risolleverà la Puglia

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Un federalismo non mediatico ma pieno di contenuti; una classe dirigente responsabile che sappia gestire al meglio la spesa pubblica e dare le giuste priorità: una Puglia e un Sud da rilanciare.

È apparso ottimista il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, che ieri sera in piazza IV Novembre, a Ginosa, ha concluso la festa del Pdl, intervistato dal direttore responsabile della «Gazzetta del Mezzogiorno», Giuseppe De Tomaso, e dal giornalista della terza rete Rai, Salvatore Catapano.

La piazza è gremita, l’aria di metà ottobre mite, il dibattito prende piede immediatamente: le domande di De Tomaso e Catapano sono dirette, vanno, come si dice, subito al sodo.

Si parte subito con l’assioma Tremonti-Berlusconi, che il direttore della «Gazzetta» indica come un binomio bisognoso di un equilibrio ancora tutto da cercare. «Tremonti ha una forte personalità – ha spiegato Fitto – e non sempre è molto elastico e disponibile. Ovvio che alcune manovre sono obbligatorie, che chi governa si vede costretto ad attuare, ma sono convinto che le due personalità, quella di Tremonti e quella del presidente Berlusconi, si incontreranno in un cammino comune. È il modo migliore per accompagnare questo Paese ad un rinnovato sviluppo».

E sulla strada comune il ministro è tornato più volte, quando ha parlato di federalismo e di Piano per il Sud, ma anche quando, alla domanda di De Tomaso sulla pax finiana, ha spiegato che «Futuro e Libertà» può essere un alleato coerente e leale affinchè i punti di un programma pensato insieme vengano rispettati. «Altrimenti è giusto dar voce alle scelte dei cittadini».

Manovre e pressioni fiscali, decisioni che si traducono in grandi sacrifici, ma Fitto ha le idee chiare al riguardo: «La manovra per ora non ha prodotto gravi disagi ai cittadini e il Piano per il Sud che è uno dei cinque punti che sarà varato entro novembre sarà un piano strategico molto utile per il nostro territorio. Si darà finalmente priorità alle grandi questioni strategiche per crescere e tenere la spesa pubblica sotto controllo. Se pensiamo che la Puglia è una regione fortemente indebitata e che il federalismo fiscale – che non è assolutamente vero che favorisce una parte del Paese – incrementerebbe una pianificazione delle azioni e degli investimenti, è facile immaginare un futuro migliore e uno sviluppo più concreto». Non un federalismo sul modello lombardo quindi, ma un federalismo che guarda alle singole realtà e detta delle linee guida come il riconsegnare il bilancio regionale con dati certi, opere compiute e obiettivi raggiunti. Qualora il quadro non fosse positivo quella classe dirigente di quel territorio diviene non ricandidabile.

«Ma questo federalismo non potrebbe tradursi in una maggiore tassazione?» è la domanda del direttore De Tomaso che aleggia nella testa di molti, moltissimi: «Meritocrazia e trasparenza non devono tradursi necessariamente nell’aumento della tassazione – ha subito rassicurato il ministro – innanzitutto perché esiste una gradualità di fondo e un sistema di perequazione. Per quanto riguarda poi il nostro ruolo per il Piano di rientro del deficit sanitario della Regione, non abbiamo intenzione di contrastare, ma anzi, di trovare la migliore via comune».

Il timore è quello di avere un Paese che va a due velocità, che contrappone realtà diverse, che qualcuno resti dietro. «Questo dipenderà molto dalle classi dirigenti del Sud – ha puntualizzato il ministro -. Se vogliamo una classe dirigente rivendicazionista che urla e pretende e chiede più soldi, magari aumentando il deficit esistente, non potremo correre ad una buona velocità. Se invece puntiamo ad una classe responsabile e operativa, che collabora e gestisce al meglio risorse e spesa pubblica ci aspettano tempi nuovi, tempi migliori».

Antonella De Biasi


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