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De Leonardis: “La casa circondariale di Foggia scoppia”

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"Ha meritato soltanto poche righe in cronaca nelle pagine locali di qualche media il suicidio di un detenuto nella casa circondariale di Foggia. Dovuto e condivisibile rispetto per una dolorosa vicenda umana, che non deve però attenuare la preoccupazione per una situazione generale nella struttura da tempo ben oltre i limiti della sostenibilità, con disagi estesi a operatori e guardie carcerarie costrette a turni massacranti, e agli stessi detenuti reclusi in numero di gran lunga superiore rispetto a uno standard accettabile di dignità e integrazione in un percorso di recupero e rieducazione garantito dal nostro Stato di Diritto". Il consigliere regionale dell’Udc e presidente della settima Commissione Affari Istituzionali Giannicola De Leonardis, è preoccupato "per le gravi carenze del carcere di Foggia, assolutamente ignorate da un governo nazionale sempre e solo alle prese con leggi ad personam e improbabili lodi, mentre i problemi inerenti alla giustizia sono ben altri e interessano un Paese che non può pensare di tamponare le emergenze con gli indulti, che già dopo qualche mese hanno esaurito il loro effetto". "Mentre il nuovo ‘piano carceri’ rimane un proclama – continua il consigliere – e i disagi aumentano giorno dopo giorno, nonostante (è il caso della provincia di Foggia), siano già state individuate nuove potenziali strutture in grado di accogliere detenuti che la casa circondariale di Foggia non può più contenere, se non a rischio della loro salute, del loro equilibrio psico-fisico, con un intollerabile senso di sconfitta e rassegnazione, se non abdicando ai principi alla base di una società che vuole ancora definirsi civile; se non costringendo gli operatori penitenziari a sforzi e impegni suppletivi estremamente gratificanti, per la loro coscienza e il rispetto acquisito presso i detenuti e le loro famiglie, e al tempo stesso mortificanti per l’intera comunità". "Allora, basta con i proclami – conclude De Leonardis – e affrontiamo l’emergenza carceraria anche in Capitanata con risorse e investimenti all’altezza della sfida, perchè la lotta per la legalità (una delle priorità irrinunciabili) non può prescindere da un’attenzione che da marginale deve diventare centrale per i problemi legati al sovraffollamento".


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