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Puglia/ Olio extravergine c’è aria di crisi

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Una flessione dal 20 al 40 per cento nella produzione. Viene confermato da Assoproli Bari il dato negativo che riguarda la campagna dell’olio in corso. Si tratta di dati che l’organizzazione di operatori olivicoli ha raccolto sul campo. In una vasta zona attorno a Bari (agri di Ruvo, Bitonto, Terlizzi, Palo, Modugno, Bitetto, Sannicandro, Cassano, Acquaviva, Triggiano, Valenzano, Capurso e Bitritto) sono stati installati 113 campi-spia che hanno monitorato 460 ettari di colture a olivo. Nella zona a Sud del capoluogo (campi di Monopoli, Conversano, Putignano, Polignano, Castellana e Santeramo) i campi-spia erano 20 per tenere d’occhio 60 ettari di uliveti.

Se, dunque, nelle annate migliori, la Terra di Bari produce un milione di quintali di olio (da un quinto a un sesto del dato nazionale), quest’anno la produzione dovrebbe contrarsi fino a 600mila, massimo 800mila quintali. Gli oleifici sociali del Barese (Conversano, Capurso, Triggiano, Valenzano, Bitritto, Sannicandro, Bitetto e Castellana), da sempre antenne delle «campagne» dell’olio, sono in piena attività. L’olio nuovo ha un prezzo all’ingrosso che oscilla tra i 310 e i 320 euro il quintale. Nel giro di qualche giorno dovrebbe assestarsi sui 300 euro.

Il prezzo di 270 euro il quintale al netto dell’Iva è – sostengono gli operatori – vecchio di almeno 10 anni. Il consumatore finale dovrebbe acquistare una lattina da 5 litri di olio extravergine a 20, 22 e anche 25 euro. Come sempre, il «ventre molle» della filiera è il produttore: a lui vanno circa 40 euro a quintale di olive. Un dato di difficile quantificazione: va ricordato, per esempio, che gli oleifici cooperativi pagano i soci conferitori a fine stagione.

«Alle aziende di produzione e trasformazione – dice Francesco Guglielmi, presidente di Assoproli, intervenuto a un incontro tenutosi a Bari – va fornita la giusta assistenza tecnica per continuare a migliorare la qualità dell’olio extravergine, tracciato e certificato. Così da alzare il livello della competizione sul mercato, perseguendo l’obiettivo del giusto prezzo». In un mercato fattosi ancora più difficile con l’entrata in vigore della zona di libero scambio nel Mediterraneo, è necessario (indispensabile?) che l’olivicoltura e la produzione di olio d’oliva divengano attività «a tecnologia avanzata».
Resta incombente il pericolo contraffazione: «Da anni – dice il presidente di Coldiretti Pietro Salcuni – denunciamo l’esistenza di un racket con centinaia di migliaia di litri rubati in Spagna per essere importati clandestinamente in Italia».

VITO PRIGIGALLO


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