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Anti-Pizzo a Vieste c’è un modello

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“Legalità: diritti e doveri” è il titolo dell’incontro promosso dall’Associazione Antiracket Vieste, che si è svolto ieri a Vieste. Nel corso dell’incontro sono intervenuti il Sottosegretario di Stato On. Alfredo Mantovano, del Procuratore Giuseppe Gatti, del Presidente Onorario della Federazione Nazionale delle Associazioni Antiracket Italiane dott. Tano Grasso, del Commissario Straordinario Antiracket Antiusura del Governo dott. Giancarlo Trevisone.

 

Nella lotta al racket c’è un «Modello Vieste» che prova ad imporsi in puglia e in Italia. Vieste è un modello perche qui, sul Gargano, imprenditori e commercianti hanno scelto subito la strada della
risposta decisa ai tentativi della criminalità di imporre la legge del pizzo e della soggezione mafiosa. Da un anno è attiva l’associazione antiracket presieduta da Giuseppe Mascia, che ha
già messo insieme una trentina di imprenditori del turismo – la principale attività di reddito – che hanno reagito senza esitazione alle «leggi del male». Si tratta di persone alle quali il tentativo di imporre il racket è stato fatto attraverso metodi convincenti: furgoni incendiati e lanciati a velocità folle in strutture turistiche piene di clienti, cani impiccati negli uffici di direzione degli alberghi, minacce personali e familiari, “consigli” sulla scelta della guardiania.

Tutti gli imprenditori e i commercianti che finora hanno detto «no» al racket si sono ritrovati ieri sera a discuterne con i protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in un dibattito concluso dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. Prima di lui il presidente Mascia ha lanciato un appello ai viestani invitandoli a scegliere la strada della legalità, a denunciare senza paura chi sta provando ad inquinare la vita della città che ogni anno accoglie almeno centomila turisti a fronte di una popolazione residente di tredicimila abitanti.

 

Un appello forte, al quale hanno dato fiato anche Tano Grasso che ha rappresentato la federazione nazionale delle associazioni antiracket e antiusura, Giuseppe Gatti, magistrato della Dda di Bari e Giancarlo Trevisione, ex prefetto di Palermo e da due settimane commissario straordinario del governo per la lotta al racket e all’usura. Il «modello Vieste» riscuote successo proprio perché rappresenta la risposta immediata alla pressione criminale, la voglia di questa parte sana del Gargano di non seguire il destino infelice che a pochi chilometri da qui ha insanguinato la costa che degrada a mare con la faida.

Ma il «modello Vieste» non può reggere solo con la coraggiosa attività di denuncia di chi prova a respingere la sopraffazione mafiosa. Imprenditori e commercianti chiedono di non essere lasciati soli. E dallo Stato sono arrivate le prime risposte: più carabinieri e polizia. Ma non solo. Qui la lotta al racket sviluppa anche strategie innovative che vanno fino alla«modernizzazione» dei metodi di indagine che puntano direttamente alla confisca dei beni dei mafiosi garganici. Caserme ed asili nelle ville dei boss, la certezza di togliere loro i simboli del potere mafioso ostentato. Un messaggio chiaro rivolto alla popolazione. Che non china la testa, che sceglie di non pagare. E che affolla incontri pubblici nei quali si discute di come arricchire un modello di società civile. Ecco perché il «modello Vieste» va seguito e non lasciato solo.

Carmine Festa
"Corriere del Mezzogiorno"- Corriere della Sera


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