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E’ nato l’Atlante delle Coste Pugliesi

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Un viaggio dall’alto per scoprire com’è stato aggredito il litorale pugliese. Esce per Donzelli il volume curato dall’urbanista Mariavaleria Mininni: “col satellite abbiamo documentato le condizioni del paesaggio sul mare”. Un viaggio dall alto per esplorare un percorso lungo qualcosa come 900 chilometri. E’ nato così il volume La costa obliqua (Un atlante per la Puglia) curato dall’urbanista barese Mariavaleria Mininni per i tipi di Donzelli editore con un saggio dell’ecologo del paesaggio Richard T.T. Forman, docente ad Harvard e, in appendice, il reportage fotografico di Guido Guidi e Berardo Celati (Quattro giornate sulle coste di Puglia) Si tratta di un esplorazione piuttosto innovativa in virtù dei metodi e strumenti di ricerca impiegati che prende in considerazione attraverso l’ausilio dei satelliti per indagare la morfologia del paesaggio costiero nella sua totalità e dunque nel suo stesso dialogo con quanto vi e stato edificato e l’entroterra.
A chianrne le finalità è Mariavaleria Mininni coordinatrice del pool di ricerca del dipartimento di ingegneria civile e architettura (Icar) del Politecnico di Bari: «Lo scopo era quello di offrire un servizio per la produzione periodica di mappe tematiche sulla qualità delle acque, sull’evoluzione della linea di costa e sull’antropizzazione della fascia costiera realizzate attraverso l’integrazione di dati satellitari, dati di verità a terra e modellistica numerica, cogliendo, in questo modo, la velocità del cambiamento che avviene su un territorio ad alta trasformazione quale è quello costiero». Diverse le potenzialità di utilizzo, dunque, di uno strumento, quello dell’atlante, che potrà essere utile non solo agli addetti ai lavori dell’urbanistica ma agli stessi amministratori impegnati nella tutela del territorio. «Una ricerca come questa – insiste la curatrice – ha una evidente applicazione nel campo della pianificazione e del governo delle coste poiché, attraverso il monitoraggio integrato dei fenomeni insediativi e loro ricadute ambientali, l’imminente Piano regionale delle coste, nonché il Piano paesaggistico territoriale, avranno a disposizione degli strumenti di governo adeguati>.
Non solo. Più in profondità ((le mappe presentano la veloce e intensa evoluzione degli insediamenti costieri attraverso metodologie sofisticate di change detection (carte di trasformazione spazio-temporale) con lo scopo di aiutare a riflettere come mai il territorio più tutelato dalle leggi statali e regionali e più sensibile dal punto di vista ambientale e bene comune per eccellenza sia oggi diventato un territorio ad intermittenza, dove le parti libere sono diventate rare e discontinue intervallate da ampie aree di urbanizzazioni (soprattutto quelle delle seconde case)». Tre i focus particolareggiati della ricerca – Margherita di Savoia, il litorale nel Sud-Est barese e Otranto – ne viene fuori, più in generale, ((la realtà di un paesaggio costiero che, nell’ultimo mezzo secolo, ha visto occludere e occupare la quasi totalità dei suoi spazi, al punto che il waterfront è stato quasi completamente cancellato da una cortina di case». Un motivo in più per salvare il salvabile.


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