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Cagnano Varano/ “La nostra azienda sul lastrico per colpa dei capodogli”

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Si complica la vicenda dell’interramento dei capodogli. La rabbia di Marrucchelli: “ora dal ministero ci dicono che non ci pagheranno”.

 

«Danno, beffa e forse truffa”. Va giù pesante l’avvocato Giuliano Iovane, legale del titolare dell’Agritur di Cagnano Varano. Ancora più determinato il padre di uno dei soci dell’Agritur Antonio Marrucchelli, per il quale “siamo stati presi in giro e tutti hanno giocato con la nostra pelle. L’Agritur è in difficoltà economica proprio a causa dei lavori che ha fatto per aiutare lo Stato avendo speso centinaia di migliaia di euro per l’acquisto di materiali e per i lavori per interrare i mammiferi. Tutti sapevano che non ci avrebbero pagato ma tutti promettevano. Mi dicevano che non si potevano fare contratti perché c’era l’emergenza e nelle situazioni simili lo Stato, alla fine, paga. Chiacchiere, solo chiacchiere. Permettetemi di dare un consiglio agli altri imprenditori, pugliesi e non: state attenti quando vi dicono che c’è una emergenza, fatevi pagare prima, altrimenti farete la fine dell’Agritur. Io non mi fermo certamente. Ho concesso in comodato gratuito un terreno per l’interramento dei capodogli e lo rivoglio, vedano loro dove se li devono portare dopo che li avrò rimossi dal sito, perché adesso lo farò. Mio figlio non può pagare gli operai. Con il nostro avvocato, studieremo le mosse successive. Da parte sua l’avvocato Iovane non è meno amareggiato, sentendo- si – spiega – come Sisifo, avendo portato il masso fino al culmine della montagna ma poi il masso è ricaduto a valle. Erano riusciti – ricorda – a convincerci che una prima parte del denaro era stata stanziata, ma dopo la lettera del Ministero dell’Ambiente, del 3 ottobre scorso, a firma del dirigente Renato Grimaldi, con la quale venivamo a sapere, per la prima volta, nonostante che per mesi ci era stato detto esattamente il contrario, che la “Direzione generale, oltre ad evidenziare la propria mancanza di competenza istituzionale in merito alle attività di smaltimento delle cacasse in oggetto, comunica che non sussistono obbligazioni giuridiche in essere con la Ditta a cui è indirizzata la presente”. Che ci fosse qualcosa di poco chiaro l’avevamo subdorato – aggiunge il legale – eppure dopo i colloqui con il Prefetto, Antonio Nunziante, successivi alla lettera del Ministero, e credo assolutamente nella sua buona fede del capo della Prefettura, in quanto è in possesso di documentazione comprovante l’avvenuto stanziamento, mi ero convinto che, evidentemente, il Ministero non intendeva riconoscere solo le somme superiori ai centocinquantamila euro stanziati”. I prossimi passi? “Certamente non staremo con le mani in mano. Stiamo seriamente valutando, ma occorre un esame dettagliato dell’intera vicenda, se sia ipotizzabile il reato di truffa a carico di tutti, perché non v’è chi non veda che sono stati posti in essere degli artifici. Sicuramente penseremo ad un’azione giudiziaria per il recupero del dovuto; al momento mi auguro solo di riuscire a convincere ancora una volta Marucchelli a non riprendersi il terreno rimuovendo le carcasse dei cetacei; durante la scorsa estate ci sono riuscito, ora non so più se vorrà darmi ascolto».

Francesco Mastropaolo
 


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