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Sanità, lavoratori contro la classe politica: “Siamo indignati”

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Snobbati anche dai consiglieri comunali e regionali i dipendenti di Case di Cura e Centri di Riabilitazione.

 

Quella che all’inizio sembrava l’uscita poco brillante di un altrettanto poco brillante addetto stampa è diventata ben presto incredulità. Quindi indignazione nei lavoratori di case di cura e centri di riabilitazione che hanno preso carta e penna e scritto alla nostra redazione. Non solo l’appoggio della politica in un momento così drammatico per la sanità privata si sta traducendo in mere attestazioni di solidarietà e di vicinanza ai lavoratori attraverso comunicati stampa. E, dunque, in semplici parole. Ma la disparità di trattamento perpetrata dai vari consiglieri regionali e comunali nei confronti dei lavoratori delle case di cura e dei centri di riabilitazione si fa sempre più evidente, sicché è difficile comprendere il motivo per cui le preoccupazioni di Pino Lonigro o dei consiglieri di centrodestra al comune di Foggia Cusmai, D’Emilio e Miranda siano indirizzate solo verso i dipendenti dei laboratori d’analisi. La solidarietà, sia chiaro, la si comprende eccome. Il momento è drammatico. Ciò che non si riesce a comprendere invece è la parzialità della solidarietà. Quei dipendenti, ai quali non può non andare la solidarietà di tutti, non incarnano la totalità del problema. Che è molto più esteso. E interessa almeno altre 600 famiglie di Capitanata il cui futuro è appeso al destino di case di cura e centri di riabilitazione. Strutture che da mesi navigano nella stessa ondeggiante barca dei laboratori. A rischio, casomai non fosse ancora chiaro abbastanza, è l’intero settore, con le sue imprese, le sue professionalità, la qualità del servizio garantito. Tuttavia i consiglieri comunali Cusmai, D’Emilio e Miranda con il consigliere regionale Lonigro non sembrano altrettanto preoccupati per i lavoratori, ad esempio, della clinica De Luca di Casalnuovo (già a settembre erano a rischio ben 18 professionalità). Ma anche della Turati di Vieste. Quindi dei centri di riabilitazione di Rodi e Cerignola. Come incerto continua ad essere il futuro dei 44 lavoratori della San Michele di Manfredonia, vicenda che pure “tiene banco” da mesi a livello locale e regionale. E della quale è impossibile non sapere. Comunicati stampa (perché è solo in questo che si traduce al momento il sostegno della classe politica), che esprimono una solidarietà tardiva (la sanità privata, lo ricordiamo, è in sofferenza da mesi ma sembra aver fatto breccia nella classe politica solo nelle ultime settimane) e per di più settoriale. La domanda è d’obbligo: al netto dei criteri di eventuale personale simpatia, di appartenenza, di responsabilità e scaricabarili vari, guardando solo al nudo e crudo rischio occupazionale, sono per la politica lavoratori meritevoli di attenzione anche i dipendenti di cliniche e centri di riabilitazione? Costituiscono anch’essi una larga fetta di professionalità da salvaguardare? O piuttosto per questa classe politica esiste una distinzione tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? E su quali basi i i consiglieri comunali Cusmai, D’Emilio e Miranda unitamente al consigliere regionale Lonigro operano una simile discriminazione? Con quale motivazione? Una risposta è d’obbligo. E’ dovere degli eletti, diritto degli elettori. Se poi la parziale solidarietà altro non è che la conseguenza di un’altrettanto parziale conoscenza del problema, vale quanto detto prima: è dovere degli eletti conoscere e immergersi a pieno con tempestività nei problemi dei loro cittadini per rappresentarli ai vari livelli istituzionali e cercare le soluzioni politiche più adeguate, con un impegno che auspichiamo sia più concreto di un comunicato stampa, per quanto apprezzabile esso possa essere. 


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