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Puglia, assunzioni Sanità. Fibrillazioni anti-Nichi affondo dei dalemiani

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Mentre la comunità pugliese si commuove a New York nel sentire parlare Nichi Vendola dell’amata terra, tra Bari e Roma va in scena lo scannatoio del piano di rientro sanitario pugliese.

Dopo la batosta subìta dal governo con la bocciatura degli adempimenti, è infatti arrivata la doccia fredda del duro attacco lanciato dai consiglieri regionali dalemiani sull’ingessatura in cui lo stesso presidente della Regione, candidato alla premiership, avrebbe condannato la Puglia. Accuse ben più esplicite di quelle fibrillazioni interne al centrosinistra che si erano manifestate nei giorni scorsi in Consiglio e dinanzi alle quali il governatore aveva reagito con un’alzata di spalle («una tempesta in un bicchiere d’acqua», aveva detto dagli Usa).

Tant’è che, questa volta, ha dovuto convocare d’urgenza un vertice con tutta la maggioranza (si terrà lunedì prossimo alle 13 a villa Romanazzi) mentre ancora stringeva le mani agli emigrati di New York. Il Pd, intanto, si barcamena tra il doveroso sostegno a Nichi e le sfuriate dei malpancisti: martedì, dopo il vertice, il capogruppo Antonio Decaro porterà i suoi nella riunione convocata dal partito per un ormai indifferibile chiarimento interno sulla linea da tenere. È l’esito della convulsa giornata a seguito delle impugnative decise dal ministro Fitto delle norme pugliesi.

Ieri si è anche riunita la Giunta regionale insieme ai capigruppo di maggioranza, in attesa del rientro del presidente dagli Usa. I «nuovi ostacoli» frapposti dal governo, hanno concordato gli assessori, ora hanno trasformato «una trattativa politica in un conflitto istituzionale senza precedenti nella storia della Repubblica ». Di qui la decisione di denunciare l’accaduto nell’audizione parlamentare della commissione d’inchiesta sulla sanità la prossima settimana e di chiedere al presidente delle Regioni Errani di mettere il «caso Puglia» all’ordine del giorno della prossima riunione della Conferenza delle Regioni.

Di più, la giunta assume la linea suggerita dal capogruppo Pd di «confermare, comunque, la propria disponibilità ad intraprendere qualsiasi iniziativa, anche normativa» per sgomberare il campo dai conflitti dinanzi alla Consulta, ma si riserva di «sollevare in ogni sede» (dunque, anche dinanzi alla Consulta, come aveva preannunciato l’assessore Tommaso Fiore) «il problema del mancato rispetto da parte del Governo del principio di leale collaborazione tra istituzioni della Repubblica».

In pratica, come richiede Fitto, il governo pugliese è pronto a rimuovere anche quel «fermo restando» che aveva apposto nella legge con cui congelava le internalizzazioni salvando quelle già autorizzate; nello stesso tempo, però, non recederà dal contenzioso con Palazzo Chigi.

Lo stand by cui pare condannata la manovra di rientro (i tagli che consentirebbero alla Puglia di ottenere 500 milioni aggiuntivi nel 2011) sta bloccando anche la predisposizione del Bilancio regionale per il prossimo anno (è l’allarme lanciato ieri dall’assessore Michele Pelillo). E allarmato è il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, che definisce «una dichiarazione tardiva» quella giunta ieri da Fitto onde chiarire i termini della vicenda. «Auspico che l’intervento possa essere letto come un approccio diverso alla vicenda della sanità pugliese e che il ministro Fitto, proprio in quanto pugliese, voglia adoperarsi per porre fine ad una guerra tra le istituzioni negativa e dannosa».

«L’obiettivo è quello di non firmare e di arrivare al commissariamento della nostra sanità» tuona il capogruppo Sel Michele Losappio, accusando di «slealtà istituzionale il Ministro che è anche il capo del Pdl pugliese» e prefigurando una gestione «in proprio» da parte del governo del possibile commissariamento. Gli dà man forte il collega di partito Franco Pastore: «Avremmo potuto fare qualsiasi cosa, adempiere ad ogni diktat, il risultato sarebbe stato il medesimo e l’impugnativa ne è prova».

Ma Pastore punta l’indice anche contro i colleghi di maggioranza: il documento dei due consiglieri Pd «è un’aggressione» e si sceglie «il momento peggiore per separarsi, dividersi, per frazionare le forze» di fronte al contenzioso col governo. Invita alla mobilitazione, sempre da Sel, Alfredo Cerveller a: «Fitto con questo provvedimento si conferma come il peggior nemico della sua terra natale», per questo occorre «convocare urgentemente un consiglio regionale a Roma, all’aperto, di fronte a Palazzo Chigi, per protestare contro questa ingiustizia».

«Il fatto che il “metodo Puglia” non sia applicato dal Governo nazionale alle regioni politicamente amiche – attacca Angelo Disabato, capogruppo della Puglia per Vendola – si commenta da solo».

BEPI MARTELLOTTA


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