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Peschici/ “Minacce e soldi facili non ci interessano”

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La lettera aperta di Carlo, Marco e Veronika Pelikan, titolari dello stabilimento incendiato a Zaiana. Il dibattito su facebook. Le responsabilità di una comunità (l‘Attacco, il 23 novembre 2010, Francesco Bellizzi).

 

Minacce e soldi facili non ci interessano

Quando i nostri genitori arrivarono a Peschici la prima volta, nel 1957, furono colpiti della bellezza selvaggia delle coste del Gargano. Comprarono un pezzo di terra e ci costruirono (con i permessi dovuti) una casa. "Cosa volete lì, in mezzo al niente , non c’è  corrente, acqua”.              
 Gli amici austriaci pensavano che i nostri genitori fossero pazzi. Però per noi bambini era l’infanzia più bella immaginabile e i nostri compagni di scuola, invidiosi, ascoltavano i nostri racconti del brusio delle onde, il profumo dei pini e le cene di pane e pomodoro a lume di candela.  Negli anni ’70 arrivò il turismo sul Gargano con i primi campeggiatori attratti delle romantiche pinete, le spiagge naturali e la limpidezza del mare. Nacquero le  prime strutture turistiche, negli anni ‘80 si decise di rilasciare concessioni balneari per tutte le spiagge.  Marco, con un diploma della rinomata scuola alberghiera di Vienna, decise di gestire la spiaggia di Zaiana. Per tanti anni lo fece con tanto amore e rispetto della natura. Fece costruire uno dei primi purificatori per le acque nere, rinunciò agli ombrelloni in fila a favore di semplici costruzioni di paglia con un aspetto più naturale, serviva pane e pomodoro e organizzava dei tornei di pallavolo.  Mentre in tante spiagge vicine il turismo di massa si feceva sempre più presente, Zaiana rimaneva come un’isola dove veniva chi cercava il Gargano di allora. "Siete pazzi", continuarono a dirci, questa volta gli amici italiani che fecero i calcoli.
 Siamo riusciti a difendere Zaiana ma non del tutto. Gestori vicini con colate di cemento e costruzioni abusive (poi sanate?) sempre più incisive hanno cominciato a cambiare l’aspetto della baia e non sono mai stati fermati. Negli ultimi anni minacce e tentativi di impedirci di gestire il nostro piccolo stabilimento sono aumentati. Come il fuoco del 2007 ha portato alla luce le dimensioni degli interventi in una zona dichiarata parco nazionale, sono diventati sempre più ovvi i tentativi di motivarci a lasciare la baia.
L’incendio del nostro chiosco è un messaggio chiaro: non dobbiamo essere noi a gestire questa spiaggia, ma qualcuno che ne vuole fare un business più consistente. Semmai dovremmo creare nel nostro terreno privato, ovviamente in cooperazione con chi il business ci tiene a farlo, qualcosa che porti guadagni economici superiori.
Il concetto dei soldi veloci non porta da nessuna parte. Un turismo che non rispetta la natura è destinato a rovinare se stesso. Questo l’hanno capito i tanti amici e frequentatori della spiaggia di Zaiana che ci hanno fatto coraggio negli ultimi giorni, a voce, in internet, su facebook. Esiste un turismo persistente, in sintonia con la natura, ed è l’unica forma di turismo che funziona a lungo termine, anche nel Gargano. Gli ingredienti del turismo in ogni luogo del mondo sono un paesaggio inconfondibile ed una cultura intatta che rende la destinazione unica. Forse siamo pazzi. Ma crediamo che Zaiana sia unica e deve essere conservata.
 
La baia di Zaiana e le mire degli speculatori. I Peschiciani sono davvero cattiva gente?

Tauber (Pd Peschici): Malessere che viene da lontano. Raffaele Vigilante (Pdl Peschici): E’ solo una baracca.

Il dibattito internettiano sulla notizia dell’incendio che nella notte di lunedì scorso ha ridotto in cenere il piccolo bar e la cucina dello stabilimento nella baia di Zaiana, a distanza di una settimana, è più che vivo. La vicenda interessa ad ogni latitudine geografica, attirando i commenti di persone che abitano a Bari, Roma e all’estero. Tutte accomunate dall’amore per quel luogo.
Sono fioccate anche accuse verso una cittadinanza succube di dinamiche estorsive, minacce mafiose che vanno a distruggere un luogo caro a molte persone. la difesa è arrivata. Ci ha pensato ad esempio Mattea Mazzone, figlia dell’ex sindaco Domenico, che pur riconoscendo la gravità del fatto difendela comunità da un fatto di cronaca che rischia di gettare una macchia sulla sua economia legata al turismo. Anche Teresa Rauzino, docente peschiciana, storica del territorio è intervenuta con parole ospitate sul portale internet locale Puntodistella.it ed oggi su l’Attacco. Rauzino al telefono sottolinea come “Peschici abbia perduto quel senso di ospitalità che aveva molti anni fa. E credo sia dovuto alla sbagliata gestione del progressivo aumento del turismo di massa”.
“Uccidi il re a Napoli e nasconditi a Vieste”, dice un antico detto di epoca borbonica ispirato dalla inaccessibilità dei luoghi dell’epoca. Che Vieste oggi sia stata sostituita dalla sua eterna rivale Peschici? Di cose da dire, i peschiciani ne hanno. Ma in molti preferiscono l’anonimato per ragioni di vera e propria sicurezza.“Regna l’omertà, tutti sanno cosa è accaduto e perché. L’assenza di un’opinione pubblica lascia che interessi personali sovrastino quelli pubblici. Il menefreghismo purtroppo è totale”. Chi parla è un ex amministratore del paese. “La modalità è sempre la stessa: il massimo risultato con il minimo sforzo. Questo è un approccio storico peschiciano, incancrenitosi con il tempo. Ne è un esempio l’assenza di interventi seri dopo l’incendio del 2007. L’abusivismo non si è fermato, regna l’impunità”. E a Zaiana è in corso un conflitto “tra due filosofie diverse di vita e di imprenditoria: da una parte gli abusivi e dall’altra chi vuole tutelare l’ambiente. il problema – conclude la fonte che vuole restare nell’anonimato – sono gli appoggi che questi ambienti hanno da sempre dalla politica”.
Maria Pia Vigilante, avvocatessa peschiciana ma trasferita a Bari da tanto tempo invita l’amministrazione comunale ad essere più presente. E non solo: per la professionista urge un Consiglio comunale sull’argomento. A proporre un consiglio comunale ad hoc ci ha pensato il Partito democratico cittadino che sabato scorso con un comunicato esprime “solidarietà alla famiglia Pelikan dopo il vigliacco atto criminale che l’ha colpita. Siamo vicini anche a tutti quei cittadini che negli ultimi tempi, con preoccupante frequenza, hanno subìto atti intimidatori della stessa natura.
Ribadiamo – si legge – il nostro impegno affinchè la legalità venga ripristinata a Peschici, siamo da subito disponibili ad impegnarci, in tutte le sedi, per attuare tutte le misure necessarie al fine di garantire la convivenza civile ed il rispetto delle regole nella nostra città. Riteniamo infine sia necessaria la convocazione urgente di un Consiglio comunale sull’ordine pubblico, il Pd è pronto a fare la sua parte appoggiando tutte le iniziative che saranno necessarie a far fronte a questa emergenza”.
Walter Tauber, esponente del Pd, argentino per nascita ma peschiciano da 40 anni è figlio del fondatore del primo camping del primo camping aperto nella baia di San Nicola. La vicenda di Zaiana, per l’ex segretario cittadino è sintomo di un malessere più grande che attanaglia il paese da molto tempo. “L’incendio in questa baia è la dimostrazione dell’esistenza di mire imprenditoriali su di essa. Quell’atto rientra in un piano per costringere la famiglia Pelikan a vendere la proprietà. Noi del Pd abbiamo richiesto un consiglio comunale sull’ordine pubblico, ma per il momento non abbiamo ricevuto segnali dall’amministrazione, nessuna tensione istituzionale sull’argomento”. Il rogo del piccolo stabilimento di Pelikan non è un fatto isolato. “A Peschici ci sono state varie automobili incendiate, purtroppo i segnali di disagio sono tanti”. Un disagio che è figlio anche della crisi del sistema turistico. “Le stagioni vanno male, si sono accorciate. Se prima l’estate garantiva redditi anche a famiglie con difficoltà economiche, oggi le cose sono cambiate – dice Tauber –. La colpa è di una politica malata che ha puntato sulla quantità piuttosto che sulla qualità: la domanda si è ridotta e si concentra proprio sul livello dell’offerta. E così ci ritroviamo con tanti posti letto non occupati. Peschici vive di un turismo fatto di persone appartenenti alla classe media, che purtroppo si sta impoverendo e ci pensa prima ad intraprendere un lungo viaggio su un Gargano anche difficile da raggiungere”. Ordine pubblico ed economia, due fattori che vanno di pari passo. Ma i peschiciani ne sono consapevoli? “I disservizi anche sul versante della raccolta dei rifiuti in piena stagione estiva testimoniano un grave momento di difficoltà. Nel dibattito che si è acceso su internet qualcuno ha voluto dire che i peschiciani sono spinti da uno spirito di distruzione per il territorio – continua Walter Tauber –. Questo non è assolutamente vero. L’attuale senso di resa e la cultura del silenzio oggi presenti, non sono innati nei cittadini, non sono un fattore legato al Dna. La rassegnazione di oggi è il frutto di errori perpetrati negli anni da una classe politica connivente o comunque accondiscendente con le parti peggiori del paese”.
Su Zaiana il paese è spaccato. “C’è una parte di Peschici disinteressata, indifferente alla vicenda. Ma ci sono tante persone che provano davvero vergogna per quello che è accaduto. C’è una rabbia inespressa che non si riesce ad incanalare nel modo giusto.  Purtroppo le persone perbene tendono rinchiudersi in casa.
Raffaele Vigilante, esponente del Pdl cittadino, promotore di Gargano Libero, movimento territoriale, la vede in modo diametralmente opposto rispetto al Pd e la sorella Maria Pia. “Io penso che l’incendio a Zaiana sia il frutto di una bega tra gestori, e che sia esagerato farla diventare un ‘caso’. Non credo che l’incendio di una baracca possa essere il segnale di una futura speculazione edilizia in quella baia. Non si costruirà mai lì, troppo impervia la zona”. Vigilante ha una visione diversa anche sulla questione più generale dell’abusivismo. “Dal 2007, ossia da dopo l’incendio c’è un grande rispetto del territorio, non si costruisce più in modo abusivo. Io mi preoccuperei di più degli interessi che arrivano da fuori e che ricevono tutti i pareri positivi per costruire a trecento metri dal mare”. Quindi, nessun menefreghismo da parte dei peschiciani verso il territorio. “Non è assolutamente vero”. Anche il suo parere sulla famiglia Pelikan non è eccessivamente positivo. “Sono persone che sono arrivate a Peschici tanti anni fa, sono tranquilli, non ho nulla contro di loro, ho ottimi rapporti con tutti”.
 
Maria Pia Vigilante. "I cittadini si ribellano poco, c’è una sorta di resa e di delusione”

 
Maria Pia Vigilante, peschiciana, avvocatessa di successo, barese di adozione, è una frequentatrice storica di Zaiana. “Io vivo a Bari, ma per ragioni familiari il fine settimana vado a Peschici molto spesso. Zaiana la conosco da tanto tempo, anche mio figlio la vive, come molti ragazzi d’estate. Penso che quello di Zaiana sia un episodio molto grave. Le persone non ci hanno messo molto per iniziare a parlare di incendio doloso”. Vigilante, arrivata agli onori della cronaca per la difesa legale offerta a Patrizia D’Addario, la grande accusatrice del premier Berlusconi, è anche un’editorialista del Corriere del Mezzogiorno. Significativo, il suo intervento su Facebook sulla vicenda dell’incendio che ha colpito lo stabilimento di Zaiana.
-Avvocato, nel suo intervento parla di una Peschici che deve tornare alla cultura della legalità. Crede che sia un valore perso dal suo paese natale?
Nel 2007 l’incendio, ha portato alla luce molti manufatti abusivi che prima erano coperti dalla vegetazione. Purtroppo, quel rogo, la morte di alcune persone non hanno bloccato la china edilizia avviata tanti anni fa. Le persone si sanno abituare al bello quanto al brutto. Credo che la cultura della legalità a Peschici sia attualmente sopita. L’abitudine all’abusivismo è ormai un dato acquisito eppure, si sa che non è più possibile basare il sistema turistico soltanto sul sole e sul mare, ma è necessario preservare il territorio.
-Alcuni abitanti sono intervenuti nel dibattito su internet per difendere il paese. Si sono sentiti attaccati e indicati come responsabili dell’incendio della baia.
Si. Ho letto. Io non vivo a Peschici da molto tempo, quindi un’analisi del loro approccio verso quella spiaggia mi risulta difficile. Devo dire che i commenti polemici verso Peschici e i suoi abitanti, non li ho letti come offese. Credo che i peschiciani intervenuti si siano sentiti massificati, identificati con un unico grande ambiente delinquenziale. Questo ovviamente non è vero. Ma un problema c’è. I cittadini si ribellano poco, c’è una sorta di resa, di delusione. Una delusione dovuta anche ad un’assenza di rappresentanza a livello politico. Da quanto tempo Peschici non è capace di esprimere politici a livello provinciale e regionale? Questo è un elemento importante. In questo vuoto, prevalgono come è naturale che sia, interessi particolari su quelli generali. Accade a Peschici come da qualsiasi altra parte.
-Come viene vissuta dal paese la vicenda di Zaiana e come è percepita storicamente quella spiaggia?
È obiettivamente poco vissuta dai peschiciani. Ma sia chiaro, il mio interesse per Zaiana e quello di molte altre persone non è frutto di un sentimento nostalgico. Quella baia non è tanto importante per l’aura di libertà quasi mitologica che si porta dietro. Zaiana è importante per quello che rappresenta, un tesoro naturalistico del Gargano.  È per questo che spero che l’incendio della settimana scorsa non sia ragione di divisione così come mi è sembrato stia accadendo, purtroppo. Io auspico un punto di accordo.
-Nel suo intervento dedica un passaggio anche al ruolo del sindaco. Si dice stupita del fatto che Vecera non sapesse nulla dell’incendio.
È allucinante che il primo cittadino dichiari: “non ne suo niente”. Sapere ciò che accade sul proprio territorio credo sia il minimo richiesto ad un sindaco. Deve saperlo. Questa è una polemica che fu fatta anche all’ex sindaco, Tavaglione all’indomani dell’incendio del 2007. È giusto quindi che anche Vecera riceva questa critica.

Dibattito accesissimo su Facebook. La rabbia dei turisti.

Innumerevoli commenti, discussioni su decine di profili. È praticamente impossibile dare dati precisi sulla diffusione su Facebook della notizia data da l’Attacco sull’incendio dello storico stabilimento nella baia di Zaiana avvenuto lunedì scorso. Opinioni e condanne si rincorrono innumerevoli tra chi conosce quella spiaggia e chi è semplicemente dispiaciuto per l’accaduto. Intervengono ragazzi che ricordano le estati passate in quella spiaggia (bella è la testimonianza di Valeria, pubblicata anche da FoggiaeFoggia la settimana scorsa), pubblicano fotografie del luogo e si arrabbiano contro un atto che in molti definiscono mafioso. Un’artista di Bari, Daniela, annuncia che dedicherà una propria installazione artistica alla spiaggia. C’è chi offre assistenza legale gratuita ai Pelikan. Intervengono anche molti adulti che a Zaiana hanno passato gli anni della gioventù (come Oreste): gli anni ’60 e ’70, quando non c’era altro che natura incontaminata, qualche nudista, turisti stranieri e i Pelikan, persone “simbolo” del luogo, proprietari della villetta rustica in cima alla baia delle due piccole strutture in legno andate distrutte. Loro c’erano anche negli anni ’60: per l’esattezza era il 1957, quando il signore e la signora Pelikan acquistarono il pezzo di terra che nel corso degli anni ha permesso loro di schermare questa baia dallo sviluppo turistico di massa che procedeva intorno.La gente interviene, discute, litiga, e dà la propria solidarietà a Carlo, Marco e Veronika Pelikan, i tre fratelli che dagli anni ’80 ad oggi hanno gestito il tratto di spiaggia. “Si faccia una cooperativa per la gestione della spiaggia”, dice qualcuno, “la prenda Legambiente e Wwf”, dice qualcun altro. Le idee per manifestazioni pubbliche fioccano. Molto di tutto ciò resterà soltanto sulle pagine di Facebook, ma resta il suo valore simbolico. La notizia no è passata inosservata, l’indignazione è tanta. La discussione nel corso dei giorni si è poi concentrata sul ruolo di Peschici, dei peschiciani, del loro sindaco. “Il sindaco deve rispondere, non può dire che non  ne s nulla”, dicono in molti. Il parere di molti commentatori e commentatrici è che Peschici non meriti quella baia, che stia facendo di tutto per rovinarla. A difendere i l paese ci hanno pensato in molti. Mattea Mazzone, figli dell’ex sindaco Domenico,  pur riconoscendo la gravità del fatto difende la comunità da un fatto di cronaca che rischia di gettare una macchia sulla sua economia legata al turismo:  “non incorriamo nell’errore di considerare il fatto criminoso in questione come la conseguenza del modo di essere di un’intera comunità, anzichè dell’azione di soggetti determinati. Una vicenda di cronaca, che costituisce pur sempre una triste pagina per il nostro territorio, non deve diventare il pretesto per screditare/denigrare il Gargano, i suoi abitanti e l’attività sulla quale si regge gran parte della sua economia”. Maria Pia Vigilante, avvocatessa peschiciana, da tempo a Bari, conosciuto per la sua assistenza legale a Patrizia D’Addario non usa mezzi termini:“i peschiciani residenti devono svegliarsi e dire basta alla cultura dell’illegalità. Il Sindaco del paese non può dire ‘non ne sapevo niente’ e su cosa vigila? Perchè non chiedere un dibattito al sindaco nell’aula consigliare? Forse deve spiegare qualche cosa, almeno l’iter amministrativo, no?”.

Francesco Bellizzi
L’Attacco


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