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Fratelli uccisi/ Laudati: qui c’è la firma della mafia del Gargano

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La parola mafia, quella che tutti pensano, la pronuncia per primo il procuratore capo di Bari e della direzione distrettuale antimafia Antonio Laudati cui va dato il merito di aver riacceso i riflettori, sin dal primo momento del suo insediamento, sulla mafia del Gargano «Le modalità del duplice omicidio dei fratelli di Vieste, gli imprenditori Giovanni e Martino Piscopo, i cui corpi sono stati trovati carbonizzati nei boschi di Peschici, dimostrano che la mafia è tornata a colpire sul Gargano in maniera efferata e violenta»:

 le parole pronunciate ieri mattina da Laudati che oggi presiederà un  vertice con investigatori – e magistrati.. «La Procura distrettuale antimafia di Bari – si legge nel comunicato diffuso – intende dare una risposta altrettanto incisiva e immediata. Per questo già oggi  «il procuratore Antonio Laudati ha convocato nel suo ufficio un coordinamento delle forze investigative coinvolte (le procure di Foggia e Lucera e i carabinieri di Foggia e dei Ros), non solo per il punto delle indagini. – che dal 18 novembre scorso (data della scomparsa delle due vittime, ndr) sono state condotte egregiamente dalla Procura di Foggia – ma anche per stabilire, in maniera sinergica, operazioni di contrasto alla criminalità organizzata. Operazioni – conclude la nota – che diano ai cittadini del territorio non solo risposte certe sul piano della Giustizia, ma anche maggiore fiducia nella Squadra Stato». Che le causali e i responsabili del duplice omicidio Piscopo vadano cercati nel mondo della criminalità organizzata lo dicono le modalità del rapimento; il coinvolgimento di un commando composto da numerose persone con almeno due auto a disposizione (se non di più); la conoscenza perfetta dei luoghi e più di tutto le modalità dell’omicidio. «Evidentemente c’è qualche problema di criminalità che prescinde dal ruolo di imprenditori tranquilli e beati così come sono stati descritti Ma queste, ovviamente, sono solo ipotesi», è quanto dice il colonnello Antonio Diomeda, comandante provinciale dei carabinieri che ieri si è recato sul luogo del ritrovamento dei cadaveri. «Non è che un duplice omicidio – ha aggiunto l’alto ufficiale dell’Arma – si possa realizzare così in modo semplice e da sprovveduti: ma questa è una deduzione facile da fare: il movente? C’è qualche problema che bisogna approfondire”. Rispondendo alle domande dei cronisti che gli chiedevano se fosso entrambi i fratelli oppure uno solo dei due l’obiettivo dei sicari, il col. Diomeda ha detto: «un duplice omicidio che avvenga per caso è difficilmente ipotizzabile. Non credo proprio sia il caso di uccidere due persone, a prescindere: se ne voglio prendere una, la vado a prendere». Quanto alle modalità del duplice omicidio, il col. Diomeda ha confermato: «i fratelli Piscopo sono stati raggiunti da colpi d’arma da fuoco mentre erano in auto e poi è stato dato fuoco alla macchina, con le due vittime che erano già morte, presumibilmente».


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