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Malattie tumorali a Vieste aumentano ma se ne parla poco

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Mentre continua l’esodo dei malati verso Milano.

 Cara OndaRadio,

 ero inizialmente indeciso a farlo poi c’ho pensato e ho deciso invece di scrivervi, per la stima sincera che nutro nei vostri confronti, per l’apprezzamento per la vostra attività,  perché reputo voi le persone giuste che possano veicolare questo messaggio in maniera incisiva . Vi scrivo perché credo che il problema che cercherò di esporvi, paradossalmente, dovrebbe essere all’ordine del giorno dell’agenda politica ma che purtroppo sembra essere argomento tabù. Perché la politica non parla mai dei tumori? Perché c’è una cortina fumogena attorno a quest’argomento? Perché le uniche sedi ormai preposte a parlarne sono solo i salotti buoni della tv, soltanto quando puntualmente partono le campagne di raccolte fondi per la ricerca? Salotti nei quali ci tocca anche assistere alla mercificazione di tale argomento! Sono di Vieste una perla dell’Adriatico che la natura, che Dio hanno reso così straordinaria, così variopinta, così diversificata, così ricca di profumi… eppure così malata, aggredita dalla sottocultura, complice anche e soprattutto un’omertà politica che da decenni è in stallo ed è inerte di fronte a fenomeni difficilmente giustificabili. Alludo alla scarsezza di strutture sanitaria, alla troppa superficialità con cui vengono trattati certi argomenti. Dalle nostre parti si muore sempre più di cancro, si muore di cancro in età sempre più giovane, si muore con una silente indifferenza che fa davvero paura, si muore con la consapevolezza che tutto ciò appartenga ad un fatto fisiologico, l’età media si abbassa drasticamente e l’incidenza sulla popolazione è sempre maggiore. Eppure tutto ciò non ci indigna, ci fa riflettere giusto il tempo necessario affinché si esorcizzi la paura quando capita che ad esserne colpito sia un parente, un amico o un conoscente, per poi tornare nella quotidianità e accettare tutto ciò come "fisiologico". E’ atroce e devastante il dolore che si legge negli occhi di una mamma che ha perso il figlio malato di cancro, è amara e palpabile la sofferenza, il vuoto e la solitudine di chi ha perso un genitore o un fratello per lo stesso motivo. Le risposte che la gente si da sono sempre queste, come litanie: "che ci possiamo fare, purtroppo è la vita", "oggi purtroppo si muore solo di questo", "speriamo sempre che Dio ci liberi da questo". Ed io mi chiedo ma come è possibile, cosa significa "purtroppo è la vita"? Come si può accettare tutto questo? Come può una comunità accettare la morte di un ragazzo di 17 anni per un tumore ai polmoni? Come si può restare indifferenti alle parole di un ragazzo di 26 anni che dieci giorni prima di morire per una neoplasia al fegato ti dice che va tutto bene e che ha molta speranza? Come si può accettare un tasso di mortalità per tumore al cervello così crescente? Quale futuro ha una società che non ha politiche serie in materia di sanità è una comunità che non sbatte i pugni per rivendicarla. Come può una figlia o un figlio che vede morire la propria madre di cancro, avere visioni migliori e speranze per il futuro se vede che intorno a se le cose peggiorano? Quale è la speranza che un ragazzo può avere per il suo futuro, per la propria salute se il proprio papà muore per una diagnosi sbagliata. Sì perché dalle nostre parti è questo che succede e purtroppo anche troppo spesso. Ma in tutto questo, ciò che concretamente si è realizzata è una forma di rassegnazione che porta a vivere tali eventi in maniera silenziosa, cercando di esorcizzare la paura nelle sola maniera possibile, e cioè pensando di non poter essere colpiti mai in prima persona, la maniera che purtroppo porta sempre ad aggirare l’ostacolo! Allora mi chiedo dov’è la Politica Sanitaria a Vieste e sul nostro Gargano? Dove sono le Istituzioni se di fronte a tale problema più che un minimo interessamento, mostrano una fuga, se non proprio estraneità? Sono consapevole che la questione è molto articolata e diversificata, rendersene conto è già qualcosa perché significa non esserne attori muti, ma già con una "coscienza attiva". Ma si può e si deve intervenire dicendo basta all’omertà politica, agli occultamenti. La rassegnazione esistente si può smantellare. Basta scappare dalla nostra terra per farsi curare. A Vieste, per chi non lo sapesse esiste una vera colonia che si reca in processione a Rozzano (Mi) per cure. Grazie, grazie alla sensibilità, umanità, professionalità dei medici dell’Istituto Clinico Humanitas se molti nostri conterranei continuano a vivere. Io stessa devo la vita ed eterna gratitudine all’umanità del dottor Cariboni, dei suoi colleghi, degli infermieri. E se non arrivavo a Milano? E quelli che non hanno avuto la fortuna di conoscere quella splendida persona che è Roberta Candiani, viestana doc, che tanto si prodiga e aiuta chi è in difficoltà? E quelli che non possono? Bisogna indignarsi cambiare l’atteggiamento, farsi sentire, spronare la politica, se la politica è incisiva allora cambia la mentalità delle persone. Se i pochi politici nei quali riponiamo ancora fiducia sanno essere determinati e determinanti nella loro azione molto può cambiare, forse Vieste può finalmente ad aspirare a diventare un Paese moderno. La Salute è un diritto di ogni cittadino, la Salute e la Vita non hanno colore politico.
Grazie per l’attenzione. Con stima e speranza,

Pina 


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