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Droga: orate e spigole per indicare la dose, nove arresti

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In carcere anche il boss Mario Luciano Romito , esponente di spicco dell’omonimo clan di Manfredonia arrestato per inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale.

 

I carabinieri stavano indagando in merito ad un fiorente spaccio di droga a Manfredonia, poi, però, nel corso delle investigazioni è saltato fuori il nome del boss del golfo sipontino: Mario Luciano Romito (l’uomo è sfuggito a ben due agguati ad opera del clan rivale dei Libergolis: il primo un attentato dinamitardo a settembre dello scorso anno, il secondo il 27 giugno del 2010 nel corso del quale ha perso la vita il nipote Michele (figlio di Franco Libergolis, ucciso a sua volta il 21 aprile 2009 a Siponto insieme al suo autista Giuseppe Trotta) , esponente di spicco dell’omonimo clan di Manfredonia arrestato per inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale perchè è stato notato più volte in compagnia del pregiudicato Giuseppe Lorusso, ritenuto al vertice del gruppo criminale che gestiva lo spaccio. Quest’ultimo, inoltre, avrebbe favorito proprio la latitanza di Mario Luciano Romito. Sono nove, in tutto, le persone finite in manetta nell’ambito dell’operazione odierna: sette delle quali accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Oltre 600 gli episodi di spaccio in un solo anno, per un giro di affari di circa 20mila euro settimanali. Introiti che raddoppiavano nei mesi estivi. Diversificata la clientela: dal libero professionista al bracciante agricolo, dal pensionato allo studente. Molto criptico, poi, il linguaggio usato: i ‘Power Ranger’ erano i carabinieri, mentre per le dosi di cocaina venivano usati termini ittici: orate, spigole, polpi. A rifornire il gruppo della droga era il presunto capo, Giuseppe Lorusso, che acquistava la sostanza stupefacente dal cerignolano Nicola Misuriello. Lorusso, inoltre, inoltre su Manfredonia, aveva un controllo del territorio anche in termini di ‘considerazione sociale’. Molti, infatti, preferivano rivolgersi a lui, anzichè alle forze dell’ordine, per risolvere ‘problemi’ legati a furti di auto o reati contro il patrimonio. Il Gip del Tribunale di Bari, nell’ambito della stessa inchiesta, sempre su richiesta della Dda, ha disposto il sequestro preventivo di 22 terreni, due abitazioni (per un totale di 15 vani), un magazzino, tutti ubicati a Foggia, e un fuoristrada di proprietà un 45enne di Foggia, che risulta solo indagato nell’inchiesta . Sequestrato a Manfredonia, anche, un appartamento ad Alessio Del Nobile, ritenuto il braccio destro del capo dell’organizzazione. Sequestri per una somma complessiva di 600 mila euro. 


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