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Un paese ancora sotto shock: «Aspettiamo per vedere se era tutto vero quello che facevano al Comune»

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E’ una cittadina “terremotata nelle proprie viscere Peschici. L’altro ieri si è svegliata sotto la pesante cappa di un incubo, fatto di un incessante andirivieni di carabinieri e gazzelle, che hanno gettato lo scompiglio in paese. Mi un terremoto giudiziario di tale portata era avvenuto prima d’ora. Un paese sotto choc. La tipica e nota diffidenza degli abitanti del Gargano stavolta raggiunge l’acme: poca voglia di parlare ed una prudenza nel commentare le notizie che rasenta quasi il mutismo. Davanti alla sede comunale, sventolano le bandiere della Comunità Europea, dell’Italia e quella comunale, ma poca gente vi entra ed esce. Poco più in là, in corso Garibaldi, il salotto buono del paese, il clima è identico: plumbeo. Capannelli di persone si accalcano davanti alla schiera dei bar che punteggiano la via che taglia in due il paese. Tra il bar Barocco, l’Illy bar, il bar del Corso e il bar la Terrazza la tacita consegna, tra i peschiciani, sembra essere: “bocca chiusa”. “Capisci” ti dicono “qui ci conosciamo tutti. Oggi magari ti dico delle cose, e se dopo tre giorni questi escono
lindi e puliti, che figura ci faccio. Adesso è l’ora del silenzio, vogliamo prima capire bene come sono andate effettivamente le cose. Poi magari ci sentiamo… Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso”. Quasi una sorta di sospensione di giudizio, figlia di una prudenza, che da queste parti è “rifugio” quotidiano. C’è chi pure ancora non sa niente del patatrac. Al Bar”il pescatore” di Viale Kennedy la titolare lo ammette candidamente: “Non so nulla, sto poco bene, ma per come lo conosco io, il sindaco mi sembra una bravissima persona”. Ma l’aria a Peschici è da parecchio tempo che ha il sapore amaro di un caffé senza zucchéro. Qualche settimana fa c’è stato l’incendio, l’ultimo, a Zaiana, allo stabilimento dei Pelikan, gente venuta da fuori ad investire in questo lembo bellissimo del Gargano e che ora si ritrova con un pugno di cenere in mano. Contribuisce a rendere “l’aria ancor più irrespirabile” la notizia che a denunciare la cattiva gestione della cosa pubblica sarebbero stati alcuni esposti giunti in Procura. Uno scenario quindi che non promette nulla di buono. Nel centro storico, tra scale e case, spesso ricavate dalla roccia, che degradano verso il mare, con un percorso molto irregolare, e che d’estate rappresenta il cuore pulsante del paese, in quel dedalo di viuzze, ricco di negozietti addetti alla vendita di prodotti artigianali locali, di locande, taverne e ristoranti che ad ogni ora del giorno, diffondono nell’aria, i profumi tipici della cucina locale, l’eco degli arresti arriva attutito. “Vediamo che succede. “ è il laconico commento di una donna che sosta sull’uscio del suo negozietto (tra i pochi aperti) e che non mostra affatto di essere preoccupata.


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