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Mantovano: «E’ stata sottovalutata la mafia garganica»

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Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, all’indomani del vertice contro la «mafia del Gargano» torna a segnalare un’inspiegabile sottovalutazione dell’emergenza, testimoniata dalla cruda realtà dei numeri: 18 omicidi, più di 80 attentati, segnali di infiltrazioni nell’economia.

 

Sottosegretario, i dati hanno più valore delle interpretazioni. Cosa sta accadendo? Diciotto omicidi di cui almeno 5 hanno un’impronta mafiosa. Vi è un controllo del territorio, dovuto alla morfologia, ma anche dalla disponibilità di alcuni soggetti, apparentemente legali, ad ospitare i latitanti. Ogni riferimento a qualche villaggio turistico è voluto. Vi è una diffusa omertà, provata dal fatto che dall’inizio dell’anno ci sono stati nella stessa area almeno ottanta attentati. Vi è u n’area grigia della quale sono partecipi non solo alcuni esponenti politici del territorio ma anche alcuni imprenditori. E’questo il quadro della situazione.

Sembra la descrizione dell’Aspromonte. Ma cosa si sta facendo? C’è stata un’intensificazione dell’attività repressiva e il ministro Maroni è stato più volte a Bari o in provincia di Foggia, a Manfredonia. I risultati positivi ce ne sono: l’arresto di Libergolis, decine di arresti per estorsione e droga. Ieri (sabato, ndr) mentre era in corso il vertice a Vico si concludeva l’operazione dei carabinieri a Manfredonia. Ci sono anche alcuni segnali positivi: penso alla marcia dei giovani a Manfredonia, all’incontro organizzato dagli studenti con Laudati e con me a Monte Sant’Angelo e alla nascita a Vieste dell’associazione antiracket.

Segnali positivi, indubbiamente. Ma danno il senso di un maggiore coinvolgimento del territorio? Sono segnali da non sottovalutare ma non riescono a ribaltare una situazione che è pesantissima. Credo che la svolta potrà esserci quando ci sarà la piena consapevolezza che non ci si trova di fronte a dei pastori che hanno una faida pluridecennale, ma ad una organizzazione criminale che è penetrata in ogni articolazione del territorio, inclusa quella economica e politica. E’ ovvio che non intendo mettere tutti sullo stesso piano.

Si può parlare di mafia imprenditrice del Gargano? Quello è un concetto ulteriore. E’ una mafia che promuove le aziende. Non siamo a quel livello. Il livello è quello di esercitare un controllo attraverso il racket, il riciclaggio e qualche sponda per coprire le latitanze. Ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che si tratta di faide tra pastori. Non è così. E’ qualcosa di più grave.

Lei ha detto che la vicenda meriterebbe una maggiore attenzione nazionale. E così non è. Perché? Pongo la questione come problema. Certo se le stesse questioni accadessero a Bari, a Palermo o a Napoli, diventerebbe un caso nazionale. Invece non è così.

Su cosa bisogna insistere? I successi dell’attività di contrasto sono sotto gli occhi di tutti e non risparmiano nessun settore, non solo la criminalità mafiosa ma anche quella che si annida negli enti territoriali. Ci sono dei latitanti da catturare. Vi sarà u n’intensificazione dei sequestri e delle confisce dei beni e una maggiore attenzione verso le fasce di collusione. C’è un’altra questione: i gruppi criminali operanti sul Gargano hanno avuto una relativa autonomia rispetto a quelli operanti nel capoluogo foggiano. Il rischio di una saldatura con divisione di compiti c’è. E se si verificasse il territorio subirebbe effetti più devastanti.

MICHELE COZZI
 


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