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Vieste/ Investigatori a caccia delle verità nascoste al setaccio la vita dei Piscopo

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Si sta scavando nella vita dei due fratelli Piscopo alla ricerca del movente che ha portato alla morte, con inequivocabili modalità mafiose, dei due imprenditori viestani, i cui resti sono stati rinvenuti il 28 novembre scorso, a dieci giorni dalla sparizione, sulla radura di Posta Telegrafo al confine tra i territori di Peschici e Vieste.

L’attenzione degli inquirenti è concentrata sul perché siano stati rapiti. Perché, ragiona chi conduce le indagini, se volevano farli fuori, lo avrebbero potuto fare direttamente quella mattinata stessa sulla strada. Quindi i killer avevano necessità di prenderli. Perché? Andavano alla ricerca (forse) di qualche preziosa informazione, per cui nulla vieta che i due siano stati sottoposti ad un terribile interrogatorio prima di essere uccisi e dati alle fiamme. Ma quale informazioni e che tipo di informazioni volevano i killer?E’ uno dei tanti fronti aperti al vaglio degli inquirenti, che su questo versante però vogliono vederci chiaro. Non è un caso per esempio che nel summit di Vico del Gargano dell’altro ieri, il sottosegretario Mantovano, abbia aperto la conferenza stampa proprio annunciando che “alzeremo l’attenzione sulla zona grigia perché un latitante può trovare rifugio in un villaggio turistico”. Lo stesso sottosegretario ha poi aggiunto che era considerazione di carattere generale e che non era affatto da collegare al duplice omicidio. Ma al di là delle spiegazioni di Mantovano, resta però che l’annuncio sul monitoraggio della zona grigia, ha allertato oltremisura gli operatori turistici di Vieste. I quali stanno vivendo ore di inquietudine nel cercare di capire quale lettura dare all’ultimo evento di cronaca nera che ha scosso la città, “regina del turismo garganico”. “Ce l’hanno con noi oppure riguarda qualche questione che riguarda solo i Piscopo” il dilemma. E per la prima volta, a riprova, che il momento è delicato, ricorrono all’anonimato: “Niente nomi, per favore. Paura no, ma una grande inquietudine, quella sì. Preferiamo pertanto restare in silenzio, osservare il corso delle indagini da parte di carabinieri e magistrati. Oggi qualsiasi parola potrebbe essere fuorviante. Ci siamo dati questa linea. A maggior ragione dopo l’incontro con Laudati a Vico del Gargano (una delegazione ha incontrato il procuratore ndr)”. Resta così un clima teso in città: qualcuno pronuncia la parola paura, salvo poi aggrapparsi ad un “comunque bisogna reagire, sperando che tutto il paese dimostri compattezza, come del resto ha auspicato lo stesso Mantovano”. Il rischio è quello di continuare a disperdere in mille rivoli i propri sforzi e comportamenti non capendo che oggi è l’ora del “tutti uniti contro una minaccia che mina il vivere civile e democratico”. Vieste non più tardi di un mese fa nell’incontro con Mantovano, sempre lui, qualche risposta l’aveva data: si presentarono in 250, gli operatori turistici, al convegno organizzato dall’associazione antiracket.

Francesco Trotta


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