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Cagnano Varano/ Padre e figlio ammazzati il movente nelle loro attività?

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Gli investigatori escludono l’ipotesi della faida e della mafia garganica.

 

Non sembrano aprirsi spiragli nell’inchiesta di Procura lucerina e carabinieri per far luce sul movente innanzitutto, e quindi sui responsabili, del duplice omicidio di Pietro e Sante Zimotti, . allevatori di Cagnano Varano, padre e figlio rispettivamente di 47 e 26 anni, uccisi a fucilate martedì mattina in un boschetto vicino la loro masseria mentre tagliavano legna, con i cadaveri rinvenuti soltanto nella tarda serata dai familiari preoccupati per non averli visti rientrare in paese.
L’ipotesi priorità resta quella di un agguato legato a dissidi e rancori di natura privata o collegati al monto degli allevatori e dei pastori, uno dei moventi «storici» della criminalità garganica che quando si tratta di regolare i conti non è mai avara di proiettili e ferocia, badando invece molto (troppo) a qualche pecora e/o mucca in più o in meno, a sconfinamenti del bestiame. Si può uccidere anche per motivi che a chiunque altro appaiono assurdi: la storia violenta del Promontorio e delle ripicche (poi diventate rivalità) tra pastori e allevatori è ricca di agguati analoghi.
Si batte principalmente la pista degli ipotetici rancori anche nel mondo degli allevatori più che sulla scorta di elementi concreti, perchè nulla nell’agguato del 7 dicembre porta gli investigatori a collegare il duplice omicidio alla mafia garganica, o a qualche faida. Oltre vent’anni fa, negli anni Ottanta, il suocero di Pietro Zimotti venne ammazzato a Cagnano Varano, delitto che non ha però
alcun collegamento – con l’agguato di tre giorni fa. Cosa resta allora per capire il movente? La vita e l’attività delle vittime che in queste ore i carabinièri del reparto operativo di Foggia ed i colleghi
del nucleo operativo stanno scandagliando in cerca di un perchè alla loro morte violente: ma il quadro che emerge dagli interrogatori di parenti, amici, vicini è quello di persone tranquille che non avevano manifestato preoccupazioni. Impossibile dire in questa fase delle indagini se l’obiettivo dei killer fossero entrambe le vittime, oppure se uno dei due sia morto perchè testimone dell’agguato. Un agguato che non ha nulla di casuale: chi si è recato nel boschetto, e si pensa ad almeno due sicari, sapeva di trovarvi padre e figlio che ogni mattina lasciavano Cagnano Varano per raggiungere in auto la loro masseria sulla strada per Carpino. Martedì mattina padre e figlio a bordo del trattore avevano raggiunto il boschetto demaniale in località «Le Falcare» per tagliare; in virtù di una concessione, legname. Il fatto che Sante Zimotti sia stato raggiunto da tre colpi di lupara compreso uno devastante al volto, mentre il padre è stato ucciso da una «sola» fucilata alla schiena, non viene ritenuto importante dal punto di vista investigativo. Il padre è stato il primo a essere colpito mentre tentava la fuga dopo aver visto gli assassini e la fucilata alla schiena l’ha ucciso sul colpo. Anche il figlio ha provato a scappare come lascerebbe intuire la fucilata alla parte posteriore della coscia sinistra, poi altre due fucilate l’hanno raggiunto al torace ed alla testa. I carabinieri, visti gli esiti dell’ispezione cadaverica del medico legale sul luogo del delitto e dei rilievi della «scientifica», non si aspettano grandi novità dall’autopsia disposta per le prossime ore dal pm lucerino Elisa Sabusco. Quanto all’ora delle morti, risale alla mattina del 7 dicembre: già dalle 10/10.30 pare che i telefonini di padre e figlio squillassero a vuoto o rispondesse la segreteria telefonica.


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