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Peschici/ Afferrante: “ contorni più definiti alla vicenda, il sindaco ha operato nella leggitimità”

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Il gip concede i domiciliari. Attuata la misura cautelare per otto indagati.

 

«Il quadro indiziario risultato immutato dopo gli interrogatori, ma le esigenze cautelari si sono attenuate». Sulla base di questo ragionamento il gip del Tribunale di Lucera Filomena Mari ha scarcerato e mandato agli arresti domiciliari 8 degli 11 indagati (compreso il sindaco di Peschici) finiti in cella nel blitz «Clessidra» scattato all’alba del 3 dicembre, con l’esecuzione da parte dei carabinieri di 23 ordinanze di custodia — cautelare firmate dalla stessa Mari (11 in carcere e 12 ai domiciliari) per una serie di appalti del Comune di Peschici che sarebbero stati pilotati per favorire imprenditori e alcuni amministratori che avrebbero indicato alcune persone da assumere.
Dopo 7 giorni hanno quindi lasciato il carcere per trasferirsi ai domiciliari il sindaco Domenico Vecera; l’assessore comunale Michele Vecera; il consigliere comunale Giovanni Corso; l’architetto Massimo D’Adduzio, responsabile del terzo settore tecnico comunale; il comandante della polizia municipale Vincenzo Losito; l’imprenditore foggiano Francesco Del Buono titolare della ditta “D.B. srl”; gli imprenditori edili peschiciani Rocco Caputo e Domenico Martella.
scarcerazione avanzate dai difensori dei 12 indagati posti ai domiciliari sin dal primo momento del blitz «Clessidra». L’indagine intanto presto passerà al vaglio del Tribunale della libertà di Bari: quasi tutti gli indagati arrestati hanno presentato ricorso ai giudici del riesame per. chiedere l’annullamento dei provvedimenti di cattura. Le richieste di scarcerazione o in subordine di arresti domiciliari erano state presentate al gip dai difensori degli 8 indiziati (gli avv. Gianluca Ursitti, Michele Curtotti, Paolo D’Ambrosio, Domenico Afferrante, Giovanni Maggioni, Adelmo Manna e Fasanella) al termine degli interrogatori svoltisi nel carcere di Lucera il 6 e 7 dicembre, quando amministratori, tecnici, dipendenti comunale e imprenditori avevano respinto le accuse. I 23 arrestati del blitz «Clessidra», cui aggiungere altri 6 indagati a piede libero, sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere (reato contestato a 7 degli otto scarcerati, tutti tranne il capo dei vigili urbani), turbativa d’asta, corruzione, falso, truffa ed estorsione. Degli 11 indagati per i quali il gip lucerino, accogliendo le richieste del pm Alessio Marangelli, aveva disposto il carcere, sono rimasti in cella gli imprenditori peschiciani Giovanni ed Emanuele De Nittis e il manovale Rocco Tavaglione accusati d’estorsione (Giovanni De Nittis risponde anche di altre imputazioni) perché avrebbero minacciato imprenditori di Cagnano Varano perchè non partecipassero ad un appalto del Comune di Peschici. Nei prossimi giorni il gip deciderà anche sulle istanze di scarcerazione avanzate dai difensori dei 12 indagati Posti ai domiciliari sin dal primo momento del blitz «Clessidra». L’indagine intanto presto passerà ai vaglio del Tribunale della libertà di Bari: quasi tutti gli indagati arrestati hanno presento ricorso ai giudici del riesame per chiedere l’annullamento dei provvedimenti di cattura. “Il tutto ha commentato l’avvocato Domenico Afferrante, legale del sindaco di Pechici – va assumendo contorni più definiti e alla fine sono sicuro, che verrà fuori che il sindaco ha operato nella legittimità e nel pieno rispetto delle leggi”.
«Questo risultato – dice, l’avvocato Michele Curtotti, legale dell’imprenditore foggiano Del Buono – è il minimo che ci potevamo aspettare. Ora attendiamo il riesame. Siamo convinti di dimostrare l’assoluta estraneità ai fatti contestati». 


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